Superare Berlusconi, ma anche il berlusconismo
| Vita Politica - Dibattito |
di Ivano Alteri 19 mag 2011 - In un editoriale di Ezio Mauro su Repubblica.it del 18/05/2011, è presente una frase sibillina che fa intravedere quali siano gli auspici di una certa parte della borghesia italiana, da Mauro eccellentemente rappresentata, per il post-Berlusconi. Dice Mauro, a proposito delle elezioni milanesi: "La politica di Bersani, che vuole prima di tutto superare non il berlusconismo ma le sue anomalie, sta incominciando a pagare" (il corsivo è nostro). leggi tutto
Tradotto nell'italiano che ci è più congeniale, cioè quello esplicito, ciò vuol dire che l'interesse di quella parte non è la fine della politica berlusconiana, ma solo quella di Berlusconi. Anzi, la politica che egli ha dipanato nel corso di questi anni non dovrebbe neanche essere definita berlusconiana, poiché avrebbe dovuto attuarla chiunque al suo posto. Le anomalie berlusconiane, come le chiama Mauro (il conflitto d'interessi? Lo scarso senso della legalità e delle istituzioni? Il satirismo senile? L'aver scippato truffaldinamente la Mondatori a De Benedetti?), sarebbero l'unica cosa che andrebbe cancellata dalla storia italiana.
A noi non pare che le cose stiano così. Naturalmente siamo d'accordo con lui sull'eliminazione di quelle "anomalie", e aggiungiamo che andrebbe anche codificato un sistema che impedisca il loro ripetersi. Ma con esse, secondo noi, andrebbe eliminata l'intera concezione della società che traspare in ogni atto politico di Berlusconi. Soprattutto per quanto riguarda la questione cruciale del lavoro. La politica che egli ha attuato in questo campo, infatti, a nostro parere difetta non soltanto per "quantità", ma soprattutto per "qualità": per quantità, allorquando inserisce nel sistema una tale varietà di rapporti di lavoro da creare una selva normativa inestricabile, incomprensibile ai profani e agli specialisti, col conseguente aumento della conflittualità e della micro-conflittualità, della precarietà dell'esistenza che mina ogni progettualità individuale ecc.; per qualità, allorquando misconosce il Lavoro quale attore economico, sociale e politico. Anzi, quest'ultimo punto è propedeutico al primo: senza l'eliminazione della rappresentanza politica del Lavoro, quella precarietà sarebbe stata impossibile.
A noi pare che quel misconoscimento non possa portare a niente di buono; che quella politica, da chiunque attuata, porterebbe agli stessi identici e catastrofici risultati. Resta, in ogni caso da capire se gli auspici di Mauro, perfettamente legittimi ancorché politicamente eccepibili, coincidano con le intenzioni di Bersani e del Pd. A nostro personalissimo avviso, il Pd, o per lo meno la leadership di Bersani, non considera affatto chiusa la partita di questo quasi ventennio con la semplice eliminazione di Berlusconi dalla politica. Ci pare di poter dire, da esterni, che il Pd non abbia affatto intenzione di farsi ridurre a semplice amministratore di un sistema che dovrebbe avere il centro altrove: ne va dell'onorabilità della politica a cui quel partito manifesta di tenere moltissimo. Inoltre, il Pd ha radici tali, e tanto profonde, che il tentativo di estirparle per fondarlo altrimenti potrebbe risultare vano se non catastrofico. Il Pd, infine, sembra che intenda rimettere la politica al centro e se stesso al centro della politica. Pertanto, le istanze perorate da Mauro saranno certamente tra quelle rappresentate dal Pd, ma non da sole. Se Mauro e quella parte di società intendono invece operare lo stesso misconoscimento, pur riducendo le dosi di precarietà, e avere l'esclusiva della rappresentanza politica, per il Pd potrebbero esserci guai seri.
L'intervento di Ezio Mauro, dunque, si può leggere come legittima attività di pressione di una parte della società sulla politica del centro sinistra; che però, per essere efficace per il Paese dal punto di vista di un partito interclassista come il Pd, ha bisogno che altre istanze intervengano con eguale vigore e chiarezza affinché quel partito non sia condannato ad una rappresentanza monca o, per meglio dire, ad una rappresentanza neo classista.
È necessario, dunque, far emergere queste istanze e farle pesare nell'agone politico interno ed esterno al Pd. Compito che, però, non spetta a Mauro e alla sua parte, ma al mondo del Lavoro.
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Ultimo aggiornamento (Giovedì 19 Maggio 2011 19:28)







