Che c'è dopo "Le Cinque giornate delle Donne"?
| Vita Politica - Dibattito |
di ignaziomazzoli 14 mag 2011 - Mi scorrono davanti agli occhi ancora le immagini del bel filmato di Lorella Zanardo "Il corpo delle donne", che mettendo insieme le immagini più eloquenti dei modelli femminili che la televisione ci propone ogni giorno ad ogni ora, da una evidente dimostrazione della potenza devastante che può avere ed ha questo imprinting mediatico. leggi tutto
Il video della Zanardo ha sottolineato l'importanza della "faccia" come simbolo delle infinite personalità, trasformandosi in un grido per garantire la sopravvivenza della propria identità. Hanno fatto bene le organizzatrici ad anticipare, in questa "quarta giornata" che si svolge ad Anagni, la visione del filmato in modo che precedesse il dibattito. Credo che quelle immagini a corredo del tema del "giorno": "Essere o apparire" abbiano sollecitato a seguire l'interessante relazione di Anita Tarquini, della segreteria provinciale della Uil. Come sempre anche il tema della "quarta giornata" delle "5 Giornate delle Donne" è stato presentato con l'ausilio di slides appropriate ed efficaci. Non c'è che dire, grande qualità di comunicazione e di sollecitazione dell'attenzione: 10 e lode, viene spontaneo valutare l'apprezzamento per questo stile di lavoro.
Subito dopo la signora Tarquini, un segnale di invito alla riflessione viene levato dalla Professoressa Fiorenza Taricone, docente all'Università di Cassino. "Oggi il tema meritava un pubblico maggiore" - così esordisce e continua sollevando il dubbio che forse - "il linguaggio usato non riesce ad arrivare alle destinatarie delle iniziative". Una zampata da leone per un pubblico tanto attento quanto abbastanza lontano da quelle giovani a cui si vorrebbe parlare.
Scarsa presenza? Eravamo diciannove presenti escluse le sei signore che guidavano dal palco l'iniziativa. Nè poche nè molte invero, ma certamente disperse nelle imponenti dimensioni della "Sala della Ragione", che il comune di Anagni mette a disposizione di chi svolge iniziative d'importanza sociale. Conosco questa bellissima sala medioevale da più di quarant'anni e devo dire che sempre è stata oggetto di desiderio, ma anche di grande preoccupazione per gli organizzatori di tanti eventi diversi. Poche volte l'ho vista piena e solo in occasione di possenti iniziative di lotta e di massa che riguardavano lavoratrici e lavoratori, contadine e contadini.
Forse si deve sottolineare un altro elemento di questa presenza alla "quarta giornata", quello che riguarda la partecipazione dei cittadini di Anagni. Pochissimi. Ho conosciuto un'Anagni vivace, protagonista del dibattito democratico e culturale, che era presente, nelle più svariate circostanze, numerosa con i volti dei suoi cittadini. Ieri non c'era. Anche ascoltando "conversazioni" nel bar, come quello dove mi sono fermato prima dell'iniziativa, ho avuto l'impressione decisiamente negativa di una città precipitata all'indietro nel tempo. Molto indietro, a prima delle seconda guerra mondiale come spesso me l'hanno raccontata tanti protagonisti della vita politica anagnina. Dov'è quella ricca area progressista che ha trasformato culturalmente un ricca cittadina agricola in un importante centro industriale? Dov'è finita la sinistra che qui aveva sempre oscillato intorno al 50% di consensi? Orientamenti nazionali e contese strapaesane hanno distrutto un grande patrimonio culturale, politico ed elettorale. Per esempio la ventennale disputa tra Bruno Cicconi (più volte sindaco) e Vittorio Save Sardaro (Pds, Ds, Pd) è una concausa di grande peso in questo arretramento. Tragica esperienza del dopo Pci in provincia di Frosinone. Una data segna l'inizio del massacro, il 23 marzo del 1997, Francesco De Angelis si impossessa del partito in occasione del 2° congresso del Pds e, tranne poche decise resistenze e opposizioni, inizia l'era delle divisione come regola di vita interna e dilaga la guerra del tutti contro tutti.
Quindi, il clima generale che si vive nella città di Anagni asservita al boss locale Franco Fiorito, è un dato indispensabile per indagare le ragioni di una scarsa presenza. Ma, ripeto, più che soffermarmi su quelle 19 presenze iniziali, varrebbe la pena di osservare la contrazione di questo numero che con il passare del tempo è avvenuta. L'iniziativa si è conclusa che eravamo davvero in pochi.
Scrivo questo giudizio con grande dispiacere, perchè il 28 febbraio scorso giorno della prima delle "5 giornate" mi appariva come la scintilla per una grande occasione che si offriva, dopo tanto tempo, alle donne ciociare.
"Le ragazze hanno accettato una struttura di comportamento dicotomica" - dice la professoressa Taricone - "studiano, ma vivono anche le regole dell'apparire. Si sentono libere offrendo il proprio corpo, sanno che questo fa girare tanti soldi, coinvolge molte attività dai saloni di estetiste alle foto per i book alla stampa specializzata, ecc..."
In questo intervento c'è un sferzata per predisporsi a capire, ad approfondire le analisi e aggiungo a trovare gli obiettivi da proporre. Ormai è sul tavolo l'esigenza di un continuo adeguamento delle conoscenze della consapevelozza anche politica della questione che riguarda i modelli di vita delle donne ed in particolare delle giovani donne. "Non si possono affrontare le giovani con un armamentario vecchio" conclude la professoressa Taricone.
Se questo è vero, come io credo che sia, è necessario che le ispiratrici delle "5 giornate" definiscano come procedere. In primo luogo bisogna sapere che ci sarà dopo l'8 giugno, che ci sarà dopo le 5 giornate delle donne, pena la fine di una speranza nata a Cassino. Bruna Cossero dell Cgil ha colto che c'era una nuova presenza maschile da coinvolgere ed allargare. Giusto. Alessandra Romano della Cisl ha sottolineato ancora una volta quanto è esteso questo supermercato del sesso, ma in tutte, mi par di capire, comincia a trasparire il bisogno di mettere meglio a fuoco gli obiettivi di questa loro intrapresa, che nata da una felicissima ispirazione, oggi deve interrogarsi sul come svilupparsi se non vuole esaurirsi.
L'intervento di Francesca Koch, della Casa internazionale delle donne, con un colpo di timone sposta l'attenzione sulla politica: a) c'è un contrattacco del pratiarcato, b) scendere sul concreto difendendo il welfare e dando prospettive per estenderlo; c) la ridondante retorica familistica odierna (del berlusconismo e del centrodestra italiano ndr) è sorretta da proposte legislative che vogliono colpire l'autodeterminazione. Basta pensare cosa significherebbe la privatizzazione dei consultori tanto per citare un esempio (in Italia tutte le privatizzazioni dei servizi hanno prodotto danni, dall'aumento dei costi, al degrado del servizio offerto, vedi Ato5 in provincia ndr). E sui rischi incombenti torna la dottoressa Carnevale del Pd, che rappresenta le sue preoccupazioni per la legge 194 ormai sempre più sterilizzata dagli obiettori di coscienza o presunti tali. Ma in questo intervento per la prima volta sento risuonare una parola purtroppo assente finora: protesta. Carnevale sente il bisogno che le donne protestino. Sacrosanto, ma questa parola per diventare realtà ha bisogno che diventi un obiettivo anche delle forze politiche. Questo Pd ciociaro ormai ispirato da Fioroni e Scalia quale contributo può dare alla proteste in genere (ma lo vorrebbe? ndr) visto che neppure più attacca i manifesti degli obiettivi che nazionalmente fanno parte dell'iniziativa di questa formazione.
La protesta. Senza di essa da nessun parte si va. E senza protesta come si combatte il disegno organico contro le libertà denunciato da Enza Belli, insegnante? Senza protesta "ci facciamo strapazzare lotte e conquiste" allarma Stefania Bastoni, organizzatrice di eventi. E, senza protesta, anzi senza la sua cultura finalizzata a selezionare e proporre giusti obiettivi neppure si può aiutare una diversa relazione fra genitori e figli che tanto preoccupa Lisa Tibaldi, creatrice di moda.
Aldilà del giudizio sul numero di presenze, che pure ha la sua impoortanza, mi pare che la segnalazione della professoressa Taricone, la domanda di concretezza della Koch, il bisogno di organizzare la portesta sono l'accadimento importante di questa "quarta giornata".
Alcune considerazioni sento di doverle fare. Avrei preferito svolgerle nel corso di un'intervista da me proposta, ma purtroppo rifiutata. Perchè sarebbe stao meglio? Semplice ci sarebbero già delle risposte.
L'iniziativa delle 5 Giornate delle Donne ha messo sul tappeto delle vicende politico-sociali della nostra provincia un metodo nuovo per affrontare temi fondamentali che interessano le donne. E, questo è indiscutibile. Altrettanto indiscutibile è l'esigenza di sapere che ci sarà dopo la "quinta giornata" che si svolgerà a Frosinone. L'insieme delle relazioni, delle immagini e delle testimonianze è il presupposto culturale d'indagine delle questioini che partendo dalla sensibilità femminile riguardano l'intera società, in questo caso quella provinciale. A questo patrimonio come si danno le gambe e soprattutto le esigenze poste come possono venire soddisfatte? E' sufficiente una presa di coscienza culturale e didascalica per ritenere di avere assolto ad un compito gigantesto come quello che riguarda il lavoro femminile in provincia, le differenze di retribuzione rispetto agli stessi lavori maschili; come si organizza la difesa della 194, la richiesta di asili nido pubblici e di tutti quei servizi che facilitano le autonome attività delle donne e la loro autonomia più in generale?
Credo di no. Chi pensasse di aver svolto tutto il proprio compito sbaglierebbe, ma sbaglierebbe anche chi ritenesse di continuare soltanto illustrando i problemi. Ripeto a Cassino nacquero molte speranze perchè questa provincia ha bisogno di affrontare i problemi dimenticati e irrisolti delle donne e quindi ha bisogno, come il pane, di un movimento di massa le cui protagoniste sono i soggetti che hanno animato le "5 giornate". Ma questo richiede in primo luogo, un quadro di relazioni conflittuali e/o collaborative con i partiti provinciali. Si proprio quei partiti che sono oggi così inefficienti ed inaffidabili, perchè possono modificarsi solo se vengono investiti dai problemi concreti delle persone e soprattutto dalle loro proteste.
Ignoriamo quali possano essere le motivazioni di certi patrocini, ma certo questi "sostegni" non possono e non debbono imbragare un'iniziativa, che nasce per manifestare disagio, in una passerella di qualificate esposizioni che restano senza conseguenze. La Provincia di Frosinone, che ha liquidato tutto il "Piano locale giovani" già finanziato dalla giunta Regionale Marrazzo ha deluso e messo in difficoltà molte giovani donne che in quel piano avevano sperato, deve essere impegnata dalla rivendicazione e dalle proteste delle donne.
Mi si può rispondere che mancano le forze da impiegare nell'organizzare un movimento. Chiedo che fine hanno fatto tutte le associazioni? Ognuna di loro ha forze che possono dedicare una piccola parte delle prorie energie ad un progetto comune nell'interesse delle donne di questa provincia. Le "5 giornate" hanno messo in risalto un gruppo dirigente fatto di personalità forti e capaci, ma hanno anche rivelato l'assenza di un gruppo esecutivo. Un mese, fra ognuna delle cinque giornate, è lungo e diventa vuoto se non c'è qualcosa sul territorio che cammina ricordando ciò che si è detto e proposto (?, qui mi pare che un vuoto c'è e c'è stato ndr). Aver tutto previsto, fino all'ultima virgola, da febbraio a giugno come testimonia la brochure, pur dando il quadro certo dello svolgimento, può non aver aiutato l'opportuno aggiornamento.
Un documento da far girare dopo ogni "giornata", un filmato già proiettato da programmare anche nei comuni più piccoli dei 5 scelti per le iniziative principali, la ricerca e la fidelizzazione di donne disponibili ad aiutare la conoscenza del lavoro che si va svolgendo, capaci magari di realizzare sotto il simbolo delle "5 giornate" iniziative con gruppi di donne in alcuni dei 92 comuni ciociari, erano tutte ipotesi di lavoro realizzabili.
Era o è proprio impraticabile questo modo di lavorare. Io non penso. Basta che un qualificato gruppo dirigente, quale è quello in questione, esprima un proprio esecutivo, per impedire che finita la "giornata" ognuno ritorni alle proprie incombenze (fondamentali per ognuna) e ciò che si è fatto sbiadisce dalle memorie. Certo, è vero che in quest'epoca segnata dal cattivo esempio dei partiti personali e monocratici non si rivolge la giusta attenzione agli aspetti organizzativi. Tuttavia, essi sono indispensabili. Non basta parlare, nè illustrare, bisogna far fare. Nei partiti la ragione nefasta è quella di non avere potenziali rivali e concorrenti, ma non mi pare che questo possa essere problema di chi vuole creare un movimento di massa che richiede tante teste e tante buone volontà.
La Sale della Ragione di Anagni ha posto questi problemi. Frose si potevano anche prevedere. Verranno presi in considerazione? Troveranno risposte adeguate? L'8 giugno lo sapremo? Ce lo auguriamo perchè troppe speranze sono state riposte il 28 febbraio 2011 in questa rinnovata iniziativa delle donne.
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Ultimo aggiornamento (Sabato 14 Maggio 2011 17:00)







