Dibattito

Basta stare solo dietro il computer, basta stare da soli, occorre uno sforzo unitario

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Vita Politica - Dibattito

associazioni_120quViviamo ormai in un tempo del berlusconismo nel quale Berlusconi non può più offrire nuove promesse di prospettive al paese, ma può solo usare aggressivamente e pericolosamente la sua forza.

La notizia del premier italiano indagato ha fatto il giro del mondo ed ha marcato la giornata politica di ieri. Il segretario democratico ne ha chiesto le dimissioni e ha sottolineato la necessità di tornare al più presto alle urne per uscire da una situazione di stallo che sta portando il paese allo sbando. Sempre più lontano il terzo polo dal "cavaliere", dubbi ormai certi tormentano lo stesso Bossi. Le opposizioni in genere sembrano in ogni caso pronte a fronteggiare una battaglia elettorale. leggi tutto

La crisi politica e quella sociale si sono di fatto avvitate. Ci sono delusione e rabbia negli italiani, c'è disaffezione, c'è sfiducia. Ma, non solo. C'è anche la risposta di massa che le donne hanno dato domenica 13 febbraio in tutta italia. Per molti è stata una sorpresa la quantità di persone e sopratutto la diffusione, la presenza contemporanea in tutte le piazze della penisola e in molte nel mondo. È il segno di un sentire diffuso, una novità, credo, anche per il movimento delle donne. Una richiesta corale, collettiva che giustamente gli osservatori stranieri interpretano come una grande svolta: la differenza di lettura dei giornali stranieri da quelli italiani, ieri, era impressionante. C'è stata una ricca trasversalità che ha portato in piazza non solo persone che si riconoscono in uno o nell'altro schieramento politico, ma moltissima gente che a manifestare in strada non va mai, e che probabilmente in questi ultimi 17 anni si è allontanata - delusa - dall'impegno collettivo.

"È stata la manifestazione meno organizzata che io abbia mai visto, - nota Susanna Camusso - non c'erano autobus né raduni, era una monumentale somma di persone singole." "L'Italia è meglio di quello che le succede" dice uno slogan molto veritiero.

Tuttavia è eviodente che si è alzato un muro tra politica e società. I problemi reali dei cittadini non trovano voce, né risposta. Non c'è abbastanza lavoro e quel che c'è è spesso drammaticamente a rischio. Le tasse pesano sempre di più per chi le paga. I servizi fondamentali si indeboliscono. Scuola e università sono nella precarietà e nel disagio. I comuni subiscono un colpo grave nella loro politiche sociali e negli investimenti. Le piccole imprese soffrono e molte soccombono. Chi reagisce alla crisi e, nonostante le difficoltà, trova opportunità nuove, non sente attorno a sè un sistema che lo aiuti. Tutto questo avviene mentre i fondamentali presidi del nostro assetto costituzionale vengono messi in discussione o addirittura aggrediti.

La pazienza è finita. E' tempo di rimboccarci tutti le maniche e suscitare un risveglio italiano. Lavoro e riscossa civica, lavoro e legalità sono le chiavi di questo risveglio.

Ma dove si deve svolgere questo lavoro? Ancora mi sembra che sia diffusa la convinzione che sono problemi nazionali che vanno risolti a Roma e poi noi cittadini daremo un voto alla soluzione quale che sarà, magari continuando a chiederci quale è o sarebbe l'alternativa? Una simpatica caretterista italiana, non ricordo se Cinzia Leona o altra amava dire "Ma ancora mi stai a...?" Si voglio usare anch'io questo ironico interrogativo, "ma ancora mi state all'alternativa?" E si, perchè il punto oggi è che siamo difronte ad un disastro generale che domanda la ricostruzione di regole democratiche disattese, di attacchi forsennati alla nostra Carta Costituzionale condotti nella pratica quotidiana che si è tentato con insistenza perversa di far accettare come Costituzione materiale, basta pensare al tentativo che vorrebbe che con il voto ci si emandasse da ogni delitto e quindi chi disponesse della maggioranza sarebbe al di sopra delle leggi. C'è un clima di convivenza democratica da rispristinare lontana da diffidenze e aggressività.

E' tutto vero. Questi 17 anni con la presenza di Berlusconi e del Berlusconismo hanno rappresentato la stagione più lunga in cui si è attuato il tentativo di una duratura feroce spallata liberista e ideologicamente capitalistica che ci sia stata dopo il fascismo. Importanti parti delle opposizioni non hanno reagito o non hanno capito. Molte brecce si sono create, ma ancora ci sono robusti argini politici e culturali. Tuttavia, ripeto, il punto oggi non è solo questo. Se non ripristinaimo la dignità del "cittadino" con tutti i suoi diritti e doveri costituzionali non avremo alcuna certezza di futuro. Oggi questa consapevolezza è più diffusa, è cresciuta e più solida ed è più matura.

Questo lavoro di ricostruzione non si fa da soli. Ecco perchè condivido le affermazioni che parlano di fase costituente da aprire. Si tratta di trovare innovazioni normative condivise che da un lato sappiano garantire il dinamismo di tutte le attività sociali, ma insieme siano in grado di impedire ogni arretramento rispetto ai diritti conquistati sul lavoro, per il lavoro e per il welfare.

Dopo il fascismo e dopo il berlusconismo non possiamo lasciare in eredità ai nostri figli e nipoti il rischio di un terzo ciclo in cui imperversino discrezionalità e arbitrio.

Penso che se questo è il compito, ognuno di noi di svolgere la propria funzione senza attendere che altrove si faccia e disfaccia. Il corso degli eventi nasce anche dai territori.

In una provincia dove neppure si percepiscono gli effetti del dibattito nazionale occorre uno sforzo delle energie che provano insofferenza per questa morta gora dell'iniziativa politica. In questo territorio sono nate molte associazioni e molte iniziative di cui alcune hanno una proiezione anche nella rete internet. E' una bella risorsa. Molte di loro sono impegnate in importanti confronti delle idee, ma nonostante questo sforzo, perchè certamente di questo si tratta, non c'è alcun segno evidente di influenza sulla situazione politica provinciale. Dov'è una qualche opposizione ad una amministrazione provinciale senza iniziativa e dimentica finanche di seguire le scadenze degli impegni regionali? (leggi Collepardi su questo sito) Dov'è una linea, che in aiuto alle amministrazioni comunali avvilite da un prezzo altissimo pagato ad un apolitica di bilancio che le ha private di risorse e quindi di servizi da dare, sappia anche fornire slancio e suggerimenti a non ingrigire nel rapporto con i cittadini in particolare quelli più giovani e aperti al nuovo?

Sono tutte iniziative che possiamo prendere anche noi Associazioni. Il motto "Se non lo fanno loro, facciamolo noi." E' valido più che mai per tutti. Loro sono i partiti. Noi siamo tutti coloro che sono preoccupati per ciò che i partiti dovrebbero fare, ma non fanno più. E tutti noi qualcosa facciamo, ma non basta. Oltre lo splendido lavoro di chi si è occupato dell'acqua contro Acea Ato5, con i risultati che ha ottenuto, la costante è di ritovarsi in venti anime belle in piazza o in riunione per poi lamentarsi di non essere capiti.

Basta stare solo dietro i computer, basta stare da soli, occorre uno sforzo unitario. E' possibile pensare alla ricerca comune di alcune obiettivi da perseguire finalizzando le nostre iniziative autonome. Si! Proprio così. Individuati obiettivi comuni poi ognuno li persegue con le proprie scelte ed i propri mezzi od anche insieme con chi ritiene opportuno.

Già in un incontro promosso da Francesco Notarcola, fra alcune associazioni, abbiamo parlato di questa necessità.

E' possibile riprendere questo discorso ed andare avanti su lavoro, ambiente, salute e solidarietà?

 

 

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Ultimo aggiornamento (Giovedì 17 Febbraio 2011 11:48)

 
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