La legislazione elettorale, un diritto-bene comune dei cittadini
| Vita Politica - Dibattito |
Redazione, fonte paneacqua.eu 3 dic 2010 - Si svolgerà il 7 dicembre alle 17,30 l'iniziativa "Per una nuova legge elettorale vista dal lato dell'elettore". L'incontro pubblico (a Roma, presso il teatro della Casa della Cultura) è promossa da Antonio Castronovi, Bruno Ceccarelli, Paolo Ciofi, Piero Di Siena, Franco Ottaviano, don Roberto Sardelli, Vittorio Sartogo, Pierluigi Sorti, Angelo Zola.
"Partiamo dalla considerazione che la legislazione elettorale sia un diritto-bene comune e che quindi sia una proprietà dei cittadini che non possono esserne espropriati, ma che invece hanno diritto di dire la loro. Appare del tutto evidente la differenza con quanto accade nel dibattito tra i partiti che ne fanno una costruzione ingegneristica per garantire non già una governabilità a favore del paese ma piuttosto uno strumento per il potere di casta. La politica del tutto inadeguata è riuscita, in questi ultimi anni, a costruire una oligarchia di privilegi e ha scavato un profondo fossato con la società civile". Bruno Ceccarelli, del Comitato promotore, ci spiega così il senso di questa iniziativa pubblica.
"Affronteremo e proporremo, con senso di responsabilità e misura, questioni che risultano essere condivise in modo trasversale tra i cittadini elettori. Ci riferiamo al tema della scelta dei candidati ovvero all'istituto della preferenza e al tema della durata dei tempi del mandato elettivo", prosegue. "Approfondiremo i significati dell'istituto della rappresentanza e il suo coniugarsi con la democrazia partecipata, e ancora i costi della politica e nuove forme di incompatibilità, e, infine il tema fondamentale sul come riuscire a garantire la governabilità rispettando il principio di una rappresentanza proporzionale. Riteniamo necessario - conclude Ceccarelli - chiedere di cestinare la legge attualmente in vigore che, attraverso un premio di maggioranza assurdo, ha prodotto, in pochi anni, tantissimi danni: un ceto politico (nominato) mediocre e non all'altezza, un paese sempre più ingiusto e bloccato che ha finito per alimentare corruzione e trasformismo, cancellando speranze per il futuro".
Presentiamo la bozza del documento redatto dai promotori dell'incontro:
Dalle valutazioni collegialmente effettuate, dal comitato promotore dell'iniziativa, è emersa una duplice indicazione:
A) Che una iniziativa sulla legge elettorale non può essere separata da altre questioni strettamente connesse e cioè: dalle questioni attinenti i partiti e la Costituzione e dalle questioni attinenti le regole sulle vicende (mondo del lavoro) dei contratti e sulla loro approvazione. Non va dimenticato, ovviamente, la novità consistente nella necessità di una più penetrante analisi riguardo i rapporti tra impresa e lavoro in un tempo storico che vede esaurirsi un modello di sviluppo e nel quale la politica fa fatica a misurarsi con le gigantesche trasformazioni intervenute e a "scorgere"nuovi modelli e/o nuove e inedite strade di progresso, che permettano di sostenere e/o di continuare a realizzare la possibilità di una migliore qualità della vita dei cittadini.
B) Che le valutazioni al riguardo hanno, anche, fatto risaltare che la "materia" sia per la sua "ricchezza di contenuti" sia per la "sua complessità" avrebbe dovuto essere affrontata in almeno tre passaggi (tre iniziative collegate tra loro) che ne permettessero un adeguato approfondimento.
Rimane, tuttavia, evidente che l'intreccio tra queste problematiche deve risultare evidente nel corso della tenuta delle medesime iniziative. Tenendo anche conto del fatto che, ovviamente, la medesima discussione non potrà non tenere conto della vicenda politica nazionale.
Altra valutazione che ha trovato tutti concordi è che le questioni si pongono in modo del tutto nuove per il fatto che ci si trova all'interno di una crisi "sistemica" che interessa tutti i paesi (da qui anche la non separabilità delle questioni sopra indicate).
La crisi SISTEMICA che investe l'economia, i rapporti sociali, i rapporti tra paesi, il tipo di produzione e di sviluppo in un mondo globalizzato, che finisce per influenzare ogni aspetto della vita dei cittadini, ha assunto il carattere di una sfida della modernità di drammatica ed eccezionale rilevanza che mette a rischio non solo un avanzamento della democrazia ma, contorcendola, pare farla precipitare all'indietro. Sono messe in discussione e sono sotto attacco molte delle conquiste fatte nel corso della storia dell'umanità ed in particolare quelle avvenute a partire dalla meta del secolo trascorso. La politica annaspa e nel nostro paese parla di altro.
Naturalmente, nelle riunioni, ci si è soffermati sulla considerazione che sia necessario fare riferimento ad essa sin dal "titolo delle iniziative" con indicazioni comprensibili e capaci di suscitare una adeguata attenzione, evitando cioè una sorta di impostazione (non sarebbe per nulla il caso) delle iniziative per soli addetti ai lavori o di natura accademica.
Le note che seguono provano a cominciare a sviscerare, sia pure sinteticamente, meglio il primo punto. Ovvero la iniziativa sulla necessità di una nuova legge elettorale, nella considerazione che se si procede per successive iniziative (distanti tra loro non meno di 20/30 giorni) si avrà il tempo di fare cosa analoga per le altre.
1) Quali le motivazioni generali per la ipotesi di una nuova legislazione elettorale
a) Dal punto di vista politico è una problematica che intende reagire all'implosione verso cui corre il paese a causa di modelli e culture imposte da almeno un quindicennio. Risaltano le questioni relative alla rappresentanza e alla sua qualità, e le problematiche relative alla sudditanza (anche inconsistenza) della politica riguardo le sfide che derivano dalla globalizzazione. Questioni originate e amplificate anche dal rafforzamento alle imprese e alle sue esigenze di competitività e governance (in termini di potere e di ricatto, nonché in termini capaci di far "saltare" il precetto costituzionale che afferma che la libertà di impresa ha dei limiti).
b) Dal punto di vista istituzionale può essere (o diventare) un percorso importante, capace di rasserenare il clima politico e la rissa permanente tra avversari che si comportano da nemici, risultato di una scelta voluta e praticata da una impostazione di carattere populistico che dura da troppo tempo in Italia. Una scelta (le ragioni oggettive per una diversa legislazione elettorale) che in modo trasversale (interessando di certo le forze politiche più convinte) può aiutare a riavvicinare la politica con i cittadini e tra i cittadini e gli eletti.
c) Dal punto di vista, proprio, del sistema paese. Si constata che la discussione sul tema di quale legge elettorale sia necessaria, sino ad oggi, è sempre avvenuta tenendo sullo sfondo e lontano le esigenze del paese. Si è sempre privilegiato, fino ad arrivare a snaturare principi di democrazia, la esigenza della ricerca di potere fine a se stesso da parte dei partiti. Sono saltate infatti con il tempo le democratiche funzioni della rappresentanza degli eletti e si è finito per costruire una oligarchia o una casta. Per questo si sono alimentate le frantumazioni individualistiche e i corporativismi, fino a spingersi a costituire una sorta di combustibile per il motore della corruzione. Da qui il passo grave e pericoloso della costruzione e seminagione di modelli culturali idonei a creare posizioni di vera eversione costituzionale. Da qui un uso spregiudicato e fuorviante dei media che in forme e con responsabilità del tutto diverse ha tuttavia finito per contagiare e infettare l'intero sistema della cultura e della conoscenza.
d) Dal punto di vista economico questo ha comportato la caduta di ogni progettualità per il futuro del paese. Si è proceduto assecondando la sudditanza della politica ai potentati economici che in tempo di globalizzazione, in assenza di proposte istituzionali che ne raccogliessero la sfida, ha emarginato il lavoro e i lavoratori, ha attaccato i loro diritti e le loro tutele. La caduta di ogni progettualità ha avuto come risultato di porre l'Italia in posizioni sempre più basse dal punto di vista della libertà di stampa, dal punto di vista della competitività internazionale e dal punto di vista della ricerca e dei salari.
In sostanza la legislazione elettorale, in una società moderna (dell'informatica e dei media) dovrebbe essere lo specchio della salute della democrazia e della qualità del benessere sociale del paese. Per il nostro paese lo specchio è opaco e forse perfino frantumato.
2) Le questioni di interesse di funzionalità istituzionale. E della rappresentanza.
a) Questo è un terreno non sempre limpido e nel quale si incuneano possibili velenosità. E' il terreno nel quale si discute di maggioritario, di proporzionale, di sistema misto e di soglie di sbarramento. E'anche il tema del come si formano le liste e si scelgono le candidature.
E' uno dei terreni sul quale con molto equilibrio va ricercata la sintesi che sia capace di soddisfare e interpretare in modo moderno la democrazia di mandato. Vengono in risalto le esigenze dei partiti, la funzionalità delle istituzioni e soprattutto va data assoluta priorità alle esigenze del paese e alle aspirazioni (ed anche alle speranze per un futuro migliore) del cittadino elettore.
Di certo, nella legislazione vigente, va cancellata la norma che impedisce un diritto individuale costituzionale. Diritto che è stato cancellato con la legge Calderoli. Noi crediamo che il dettato costituzionale indichi chiaramente che l'elettore elegge il parlamentare scegliendolo. I nostri costituenti non pensavano possibile una pseudo scorciatoia, quella che chiede all'elettore di votare un programma sostenuto da futuri parlamentari sconosciuti e nominati direttamente dalle segreterie dei partiti. In questo caso la funzione della rappresentanza è colpita a morte. Il diritto dei cittadini alla partecipazione alla costruzione del bene pubblico (ovvero del loro bene) viene impedito. E' la Politica che si ritrae fino a scomparire.
(Su questa questione ci sono stati ricorsi anche alla Corte di Giustizia europea che sono tutt'ora in itinere. Pare invece che un ricorso alla Corte Costituzionale per dichiarare incostituzionale la legge in vigore trovi non pochi ostacoli.)
b) Altra questione è il premio di maggioranza. La governabilità non può mai significare snaturare la volontà dei cittadini. Un conto è facilitare la governabilità delle istituzioni, altra cosa è, con un marchingegno matematico, permettere ad una forte minoranza nel paese di sedere in parlamento con una sua larga maggioranza (siamo vicini a forme di colpi di stato inedite figlie di dittature dolci o di videocrazie). Tra l'altro questo comporta uno strapotere dell'esecutivo rispetto al Parlamento e agli altri organi dello Stato, che ha alimentato in questi anni grandi tensioni e conflitti tra gli organi istituzionali, alimentando, non poco, tensioni populistiche ed autoritarie.
c) La rappresentanza come sopra già indicato, attraverso la doppia velenosità: nomina piuttosto che preferenza e premio di maggioranza, è risultata snaturata, forse completamente cancellata. Di certo non è in discussione la libertà di pensiero o di azione del parlamentare è in discussione qualcosa di diverso.
3) Le questioni dal punto di vista della democrazia e dell'interesse del paese attraverso una etica di grande qualità e sobrietà
a) Ci si riferisce: ai costi della politica, ai rimborsi elettorali, alla dinamicità nella modificazione della composizione degli organismi eletti. Oggi abbiamo il non felice primato mondiale di un Parlamento pletorico e costosissimo. All'interno di esso ci sono troppi parlamentari che equivalgono a parlamentari a vita. Forse è corretto per i 5 senatori nominati dal Presidente della Repubblica, di certo non lo è per gli altri.
Questa circostanza ha finito per trasformare gli stessi partiti in più comitati elettorali personali o di gruppo e non già per le preferenze ( che sono scomparse) ma addirittura per entrare in lista in posizione eleggibile. Recentemente l'On Pisanu ha parlato di candidature che non sono degne di rappresentare nessuno, meno recentemente si parlò di squallido ciarpame.
b) Da qui una valutazione sulla necessità di introdurre diverse e nuove forme di incompatibilità per le candidature
4) Le questioni dal punto di vista degli elettori ovvero un procedere della democrazia partecipata un po' in avanti
a) Si dovrebbe affermare che la legislazione elettorale è un diritto-bene comune di tutti i cittadini (nel senso che ciascun cittadino è proprietario di questo diritto e che è illegale -un furto - privarlo di ciò che è suo) e per questo che debba essere possibile (trovando le modalità per permetterlo al meglio) facilitarne le forme della consultazione nella sua fase preparatoria o di modifica.
Dichiarare per legge che la legislazione elettorale è un diritto-bene comune può servire anche a unificare una cultura dei diritti e dei doveri civili da parte dei singoli cittadini. Oggi, spesso in modo sfacciato, le organizzazioni politiche teorizzano differenziazioni non su programmi da offrire al paese e quindi sull'offerta, ma danno attenzione alla domanda dei singoli alimentando una atomizzazione della società e un frazionismo individuale per la cura di privilegi e interessi di corporazioni e di parte.
Da qui un obbligo di consultazione del proprio elettorato da parte dei singoli eletti o da parte delle stesse forze politiche.
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Ultimo aggiornamento (Domenica 05 Dicembre 2010 12:40)







