Dibattito

Botta e risposta Renzi-Serracchiani

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Vita Politica - Dibattito

 

matteorenzi120qu"Il Nuovo Ulivo fa sbadigliare è ora di rottamare i nostri dirigenti"

Renzi (Sindaco di Firenze): per sconfiggere Berlusconi dobbiamo liberarci di D'Alema, Veltroni, Bersani, senza distinzioni. La questione della leadership non riguarda me, ma Zingaretti, Chiamparino, Vendola: sono tre nomi in grado di dire e dare qualcosa di nuovo al Pd. di Umbert Rosso da repubblica.it

"Nuovo Ulivo? Uno sbadiglio ci seppellirà. Mandiamoli tutti a casa questi leader tristi del Pd". leggi tutto

Ambizioso programma, sindaco Matteo Renzi.
"Non è mica solo una questione di ricambio generazionale. Se vogliamo sbarazzarci di nonno Silvio, io così lo chiamo e non caimano, dobbiamo liberarci di un'intera generazione di dirigenti del mio partito. Non faccio distinzioni tra D'Alema, Veltroni, Bersani... Basta. E' il momento della rottamazione. Senza incentivi".

Rottamare i "vecchi" del Pd vuol dire automaticamente sbarazzarsi di Berlusconi?
"E' la precondizione, il punto di partenza. Ma li vedete? Berlusconi ha fallito e noi stiamo a giocare ancora con le formule, le alchimie delle alleanze: un cerchio, due cerchi, nuovo Ulivo, vecchio Ulivo... I nostri iscritti, i simpatizzanti, i tanti delusi che aspetterebbero solo una parola chiara per tornare a impegnarsi, assistono sgomenti ad un imbarazzante Truman show. Pensando: ma quando si sveglieranno dall'anestesia? Ma si rendono conto di aver perso contatto con la realtà?".

Che cosa propone di fare?
"Lo statuto del Pd parla chiaro, anche se ovviamente è rimasto inapplicato: dopo tre mandati parlamentari, giù dalla giostra. Se davvero si va alle elezioni anticipate, anche se personalmente ci credo poco, alla prima assemblea nazionale per le candidature vado alla tribuna e lancio il seguente ordine del giorno: facciamo riscoprire il piacere della semplice militanza ai nostri parlamentari che hanno varcato la soglia delle tre legislature. E, potendo, anche a Di Pietro, un altro che da 20 anni pontifica su tutto, e abbiamo visto i risultati".

Resta però aperto il problema: che rapporti con Fini, con Casini, con la sinistra?
"Fini? Uno che passa da Almirante e Le Pen alla Tulliani e Barbareschi, di certo non fa per me. Però, non voglio nemmeno entrarci nel gioco del piccolo chimico. Piuttosto mi fate capire, per favore, che dice il Pd sul lavoro che cambia? Sull'innovazione? Sull'ambiente? E sulle tasse? Facevo ancora la maturità e già Berlusconi e Tremonti promettevano la riduzione a due sole aliquote. Quando siamo andati al governo noi, l'unico slogan era l'agghiacciante pagare le tasse è bellissimo. Ci sarà pure una via di mezzo...".

Cos'è, un'autocandidatura alla leadership del Pd?
"Il mestiere di sindaco di Firenze mi diverte moltissimo, e qui voglio stare. Fossi stato a sentire D'Alema, Veltroni e Bersani mai sarei entrato a Palazzo Vecchio, macinato dalle primarie. Certo, appena apro bocca è sempre la stessa musica: il solito Renzi, l'ambizioso. E che ci vuoi fare, unifico il partito, c'ho tutti contro. Ma sai che c'è? Meglio un'accusa di arroganza che un processo per diserzione. La questione della leadership non riguarda me ma il tema esiste. Eccome".

Chi riguarda allora?
"Di nomi ne vedo parecchi. Fra la gente che viene dal territorio. Da scegliere con le primarie, ovunque".

Chiamparino, Zingaretti, Vendola?
"Sicuramente sì. Tre nomi che, con caratteristiche diverse, sono in grado di dire e dare qualcosa di nuovo al Pd. Lontani dal balletto di agosto al quale stiamo assistendo con scambio di lettere o cartoline fra i nostri dirigenti da un quotidiano all'altro. Litigando".

Anche lei però aveva litigato con Zingaretti, accusandolo per la mancata candidatura alle regionali nel Lazio.
"Abbiamo litigato, ci siamo chiariti davanti ad una bistecca alla fiorentina. Ma poi, chissenefrega della polemica, di qualche parola di troppo se poi in realtà sei sulla stessa lunghezza d'onda. Io penso che oggi Nicola sia fra quelli che nel Pd rappresentano le novità".

Quarantenni e territorio: è la formula per cambiare il Pd?
"Penso sia la combinazione giusta per ascoltare e raccogliere le indicazioni del nostro popolo. Più che cambiare però io direi proprio: azzerare".

Sembra di sentire Nanni Moretti.
"Io però faccio politica col Pd e sono impegnato nel mio ruolo di amministratore. E soprattutto quel grido di piazza Navona, "andate a casa", allora era di un solo intellettuale. Oggi temo sia condiviso della stragrande maggioranza del popolo democratico".

(29 agosto 2010)

 

“Non possiamo rottamare tutti i big, lo spazio dobbiamo conquistarlo”

serracchiani_120quROMA —Tutti a casa i big del Pd, onorevole Serracchiani?
«Alt, un momento. Io tante cose della provocazione di Matteo Renzi le condivido anche. Lo voglio dire: lui è una risorsa del Pd, ed è stato molto bravo a vincere le primarie a Firenze con lo stato maggiore contro. Però, mandiamo a casa il vertice del nostro partito, e poi? Chi li sostituisce?».

C’è il vuoto dietro Bersani, D’Alema?
«Non dico questo. Giovani, quarantenni bravi in casa ne abbiamo tanti. Da Zingaretti a Orlando, da Renzi al segretario dell’Emilia Bonaccini, Civati e tanti altri».

E allora?
«Sono storie, esperienze e personalità che devono crescere, insieme. Fare squadra. Mettersi in rete, e raccontare come vogliamo realizzarlo questo nuovo Ulivo».
Costruire il gruppo dei quarantenni per dare l’assalto al quartier generale?
«L’ho già spiegato, il tutti a casa non mi piace, non mi convince. Non è questione di rottamare i leader attuali, come vorrebbe Matteo. Del resto, se stanno lì, è perché qualcuno li ha voluti. Eletti in Parlamento e votati negli organismi di partito, e anche nelle primarie. Io penso ad un’altra strada per il ricambio».

Quale?
«Offrire finalmente ai nostri iscritti e ai nostri elettori la possibilità di scegliere fra diverse possibilità. Insomma, in campo possono anche restarci i soliti nomi ma insieme ai nuovi. Competizione aperta ma vera, ampia».

Com’è andata finora?
«Che i big non hanno mollato di un centimetro e tra i quarantenni si è sempre scatenata una fortissima concorrenza interna».

E se continua così?
«Se lo spazio non ce lo danno, ce lo prendiamo. Cercando di rompere una volta per tutte un vecchio trucchetto che perpetua lo status quo: accontentane uno, di giovane dirigente, per far stare buoni tutti gli altri. Scatenando così una competizione interna e non lo spirito di squadra».

Uno sbadiglio seppellirà il nuovo Ulivo?

«Mettiamolo alla prova questo nuovo Ulivo lanciato da Bersani, prima di sbadigliare. Certo quel l’aggettivo “nuovo” magari non è granché».

In che senso?
«Perché è come dire che alle spalle del progetto c’è qualcosa di vecchio, da cui prendere le distanze. Forse si potrebbe trovare un altro nome, anche se per la verità io ce l’avrei già».

Sarebbe?
«Pd, partito democratico. Quando sono entrata, e non è da molti anni, subito mi hanno spiegato che il Pd era l’evoluzione dell’Ulivo. Io sono rimasta a questa cosa qui».

Il rischio che resti solo una formula politica?
«Esiste. La proposta di Bersani mi piace, ma adesso deve camminare con le proprie gambe, fra la gente vera, nel territorio, e non restare confinata tra dieci persone». (u. r.)

30agosto 2010

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Ultimo aggiornamento (Giovedì 02 Settembre 2010 16:39)

 
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