Dibattito

E' arrivato il momento di stare fra la gente

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Vita Politica - Dibattito

logo_palterdi ignaziomazzoli - Non si da pace Silvio Berlusconi in uno scenario davvero desolante. Quello di questa estate 2010 che dovrà essere ricordata sui libri di storia come una stagione in cui le forze chiamate a governare il Paese, invece di preoccuparsi della disoccupazione, dell'altissimo carovita e della corruzione diffusa dei potenti di questo Stato si sono affrontate a suon di parolacce ed insulti per stabilire chi avesse meno rogna da grattarsi.  leggi tutto

Esemplare resterà la campagna su un apprtamenteo di 75 mq rioconducibile al Presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, in cui due quotidiani (Libero e Il Giornale) di proprietà del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, hanno realizzato un'indagine-inchiesta degna di best seller come "La Casta" o "La Cricca", ma per scopi ben più miserevoli.

Del resto al Cavaliere poche cose importano in frangenti come questi, l'importante è assicurarsi che il coltello dalla parte del manico ce l'abbia sempre lui. Egli è arrivato addirittura ad affermare che: "Chi dice il contrario, invocando magari dei formalismi costituzionali sa bene, benissimo, di dire una falsità." Un'affermazione gravissima quando si tira in ballo la Costituzione e che mette in discussione il delicato ruolo che svolge il Capo dello Stato, a cui la Carta impone la facoltà di poter sciogliere le Camere come recita l'articolo 88. Ma il premier evidentemente questo piccolo, ma importantissimo particolare evidentemente lo ignora.

Tuttavia, l'incalzante attacco riservato ai suoi oppositori non fa altro che avvicinarlo ad una probabile Caporetto. In effetti la nascita di un gruppo autonomo da parte dei finiani, che il premier reputa una mossa "paradossale", è nell'aria, inutile far finta di niente.

Nei giorni dei tatticismi e delle proposte vere e presunte Il capogruppo dei finiani alla Camera, propone a Berlusconi di allargare la maggioranza all'Udc e a parte del Pd perché il voto anticipato, è il ragionamento, consegnerebbe il Paese nelle mani di Bossi e Tremonti e determinerebbe il defenestramento del Cavaliere. Urso offre la tregua in cambio dello stop agli attacchi a Fini e all'annullamento della riunione dei probiviri del partito. Divampa lo scontro tra Udc e Lega anche con l'uso di appellativi maleodoranti (stronzo detto da Bossi a Casini).

Nell'ormai infinito e paradossale gioco di offerte, patti veri e presunti, scenari più o meno realizzabili e sfide apparenti con l'obiettivo prioritario di non rimanere con il cerino in mano e accollarsi la responsabilità di causare la crisi di governo, è arrivato il giorno della proposta a effetto di Italo Bocchino, capogruppo del gruppo dei finiani alla Camera e, soprattutto, portavoce politico del presidente della Camera.

Mentre Silvio Berlusconi si prepara a tutte le evoluzioni prevedibili - da una parte mette a punto con i colonnelli del Popolo della libertà il documento su cui a settembre chiederà il voto del Parlamento (ancora da decidere se verrà o meno posta la fiducia) e dall'altra allerta a più riprese i volontari del partito - e mentre il leader della Lega nord Umberto Bossi invoca la necessità delle elezioni anticipate come strumento migliore per uscire dal pantano, Bocchino assume i toni del consigliere spassionato e mette in guardia Berlusconi dalle urne immediate. Sarebbe meglio, è il ragionamento di Bocchino, formare una nuova maggioranza con i voti dell'Udc e di chi ci sta nel Partito democratico. A cui aderirebbero, ovviamente, anche i finiani.

Fino a oggi tutti i conti e i sospetti si erano concentrati sullo scenario opposto, un ribaltamento della maggioranza che avrebbe isolato Berlusconi e la Lega con l'adesione, almeno temporanea, di "Futuro e libertà" e dell'Udc a una coalizione in gran parte di centrosinistra.

Bocchino ribalta il ragionamento e scrive sul sito di Generazione Italia: "Se davvero si andasse a elezioni anticipate le uniche due certezze sarebbero il travaso di voti dal Pdl alla Lega e una maggioranza al Senato diversa da quella della Camera. In uno scenario del genere Bossi avrebbe gioco facile a chiedere un passo indietro al Cavaliere, che verrebbe pensionato da quello che ritiene l'alleato più fedele, aprendo così la strada a un governo Tremonti che sarebbe a propulsione leghista e otterrebbe il voto di una maggioranza larghissima che si formerebbe con l'obiettivo reale di mandare definitivamente a casa Berlusconi. È questa la trappola che sta scattando ed è molto difficile per Berlusconi sottrarsi, avendo rotto con i moderati Fini e Casini e avendo affidato la golden share del governo a Bossi e Tremonti". Bocchino, insomma, rilancia i sospetti di mezza estate, quelli che hanno dipinto un Tremonti in combutta con Bossi per la defenestrazione del Cavaliere e bramoso dell'investitura a nuovo leader del Pdl. Così facendo, Bocchino tocca un tasto dolente e getta sale su una ferita aperta per la sensibilità del premier, che ha manifestato ripetutamente irritazione e sospetti per la libertà di manovra che si è ritagliato negli ultimi anni il "suo" ministro dell'Economia.

Per il capogruppo di Futuro di Libertà a Berlusconi è rimasta solo una strada: "Appellarsi al Parlamento come gli ha consigliato Casini per varare un nuovo governo con un profilo alto e riformatore e una maggioranza più ampia, costruendo una nuova coalizione che comprenda i partiti di Fini, Casini e Rutelli e i moderati del Pd ormai delusi. Sappiamo che per Berlusconi questa strada è quasi impossibile da intraprendere perché dovrebbe sostituire la logica della monarchia aziendale con quella della democrazia repubblicana...".

Bocchino ne approfitta per dare, indirettamente, un'assicurazione al premier sulla collocazione di Futuro e libertà e smentire la disponibilità ad allearsi con il centrosinistra: "Il primo comandamento di Futuro e libertà è la volontà di non far precipitare l'Italia verso un voto che danneggerebbe il Paese e consegnerebbe il governo all'asse Bossi-Tremonti. Il secondo comandamento garantisce il nostro ancoraggio politico e culturale al centrodestra e quindi l'impossibilità in questo sistema bipolare a valutare alleanze diverse e non omogenee politicamente e culturalmente. Il nostro terzo comandamento prevede che garantiremo la fiducia al governo fino all'ultimo giorno della legislatura e che voteremo tutti i provvedimenti contenuti nel programma perché ci vedono vincolati con gli elettori. Va infine detto che pur allertando Berlusconi rispetto ai rischi che corre non saremo noi a generare contrasti con la Lega, che fa solo il suo mestiere di competitor elettorale del Pdl, o con Tremonti, che fa benissimo il ministro dell'economia anche se rappresenta un equivoco politico per il Popolo delle libertà".

L'ipotesi - proposta di Bocchino è decisamente irrealizzabile, ma come accade ormai cronicamente per le dichiarazioni delle ultime settimane, va letta in chiave cifrata. Essa rappresenta una sorta di manovra di riposizionamento dei finiani. Arriva infatti poche ore dopo la risposta secca dell'Udc a Bossi, che aveva definito Pier Ferdinando Casini "un grande trafficone": "Che Bossi, noto trafficante in banche e quote latte, insulti l'Udc lo riteniamo molto utile per far capire agli italiani chi ostacola davvero i suoi progetti di occupazione del potere. Si svegli chi ha votato questa legge sul federalismo, che è solo uno spot per la Lega, e chi nel governo viene messo sempre più ai margini dal Carroccio". Lo stesso Bossi ha rivelato di aver ricevuto da Tremonti l'assicurazione che, nel caso l'Udc fosse entrata a far parte della maggioranza, lui si sarebbe dimesso.

Proprio mentre si rinsalda l'asse Bossi-Tremonti in chiave anti-Casini, ecco quindi che i finiani offrono una sponda all'Udc, ricambiando il favore ricevuto con la convergenza sull'astensione alla mozione Caliendo.

Inoltre (fatto nuovo) la proposta di Bocchino definisce meglio la posizione dei finiani, che mai sinora si erano spinti a ipotizzare un allargamento della maggioranza con la parallela conferma di Berlusconi alla Presidenza di Consiglio. Anche Casini è disposto ad appoggiare la permanenza del Cavaliere a Palazzo Chigi, a patto che si configuri in uno scenario di governo di unità nazionale. Lo stesso leader dell'Udc, inoltre, ha già smontato le alchimie di quelli che vorrebbero lavorare per ribaltare la maggioranza per via parlamentare, dicendo una settimana fa che dar vita a un governo "contro una parte del paese e contro la metà del Parlamento penso sia sempre molto difficile, dubito possa essere utile". Le posizioni di Futuro e libertà, insomma, sono sempre più quelle dell'Udc e del polo centrista in generale.

Che voto produrranno i cinque punti programmatici di Berlusconi, alla luce di queste valutazioni? Berlusconi le sta provando tutte, nascondendosi dietro allo scudo del mandato popolare ottenuto due anni addietro, con il sostegno soprattutto della Lega. Non vuole ammettere che per la maggioranza un equilibrio si è rotto, anzi non c'è più. Il lento declino del governo Berlusconi potrebbe essere alle porte.

Ma non è tutto. Berlusconi ha annunciato che dopo le vacanze sarà organizzata una mobilitazione nazionale, con tanto di gazebo nelle piazze italiane, per far conoscere ciò che il governo ha fatto finora e i suoi programmi futuri. E sembra quasi sicuro che la nuova campagna elettorale sia affidata ad un quartetto eccezionale. Dal coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini, indagato sulla loggia P3, a Marcello Dell'Utri, condannato a 7 anni lo scorso giugno dalla seconda sezione della Corte d'appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa, all'imprenditrice Michela Brambilla e infine per concludere a Daniela Santanchè, la donna che non sopporta il velo indossato dalle donne musulmane. Ma non finisce qui. Il premier tira in ballo ancora gli elettori, quelli suoi chiaramente, che un tempo lo hanno incoronato allo scranno più importante di Palazzo Chigi e con i quali, ora dice, di aver stipulato un vero e proprio contratto. Forse si riferisce a quello che firmò nel 2001 davanti alla trasmissione Porta a Porta del compiacente Bruno Vespa.

Sono alcuni mesi che ci siamo preparati anche per le situazioni più difficili dando vita alla nostra Associazione Per l'Alternativa di centrosinistra. Abbiamo detto "Non vogliamo essere un frammento di partito, di qualunque partito, ma vogliamo svolgere, volontariamente, quell'attività politico-sociale capillare che ormai i partiti non praticano più.» Questo è anche il nostro momento e vogliamo iniziare a dare il nostro contributo a fianco di tutte quelle forze di centrosinistrae di sinistra che s'impegnano perche il Governo Berlusconi vada a casa in modo che si possa difendere e valorizzare la Costituzione repubblicana e migliorare le condizioni di vita tutti i cittadini a partire da quelli che producono e studiano. Il 17 settembre con l'iniziativa sulla Fiat e la democrazia in fabbrica e nei posti di lavoro, avvieremo il nostro impegno di presenza e di contatto capillare con i vicini di casa, con i colleghi di lavoro, in tutta la provincia di Frosinone.{jcomments on}

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Ultimo aggiornamento (Martedì 24 Agosto 2010 13:29)

 

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