La memoria corta dei politici italiani
| Vita Politica - Dibattito |
di agitprop 20 ago 2010 - "Io sono un finto matto che dice le cose come stanno": questo era il vero Cossiga. Dietro le sue " stravaganze", l'ironia, le battute al cianuro, tesseva una intricata tela politica. Poteva andare, con grande indifferenza, dall'appoggio ad una banda di eversori, come quelli di Gladio, al sostegno al governo Prodi; dalla uccisione di Giorgiana Masi (mentre lui era ministro dell'Interno) uccisa dai proiettili della polizia, alla operazione politica che portò Massimo D'Alema alla presidenza del Consiglio; da una innumerevole serie di provvedimenti restrittivi - sempre all'attacco a tutto ciò che sapeva di "movimenti", non sopportava gli studenti che scendevano in piazza, che davano vita a manifestazioni - alla difesa dei diritti di libertà garantiti dalla Costituzione. leggi tutto
Sempre a proposito di studenti una delle sue "picconate" prevedeva che per contrastare le loro lotte non serviva la repressione poliziesca che, va detto, lui da ministro e sottosegretario agli Interni, aveva usato a piene mani. Occorreva, invece, screditare il movimento studentesco, bastava infiltrare un po' di agenti provocatori e il gioco era fatto. " Una mattana" di Cossiga, erano stati molti commenti, che così avevano accolto il verbo cossighiano. E questa grave presa di posizione era passata in secondo piano. Forse avrebbe meritato una seria riflessione perché proprio gli infiltrati, provocatori di ogni risma, hanno segnato di sangue manifestazioni pacifiche. Non è un caso che sui muri di tante città italiane per molto tempo sia comparso il nome di Cossiga con una K iniziale e la doppia esse scritta come la sigla della famigerata polizia politica nazista "SS" che sembravano scariche di corrente elettrica alternata.
Non avrei mai creduto, di fronte alla scomparsa dell'ex presidente Francesco Cossiga, di trovare nel mondo politico italiano una così grande ed estesa unanimità di giudizi.
Il democristiano doc, l'uomo che si spostava e spostava gli equilibri politici della balena bianca, era stato votato dalla stragrande maggioranza del Parlamento, da Dc,Psi,Pci,Pri,Pli,Psdi,Sinistra indipendente, tutto l'arco costituzionale. Il suo nome era stata votato da 752 parlamentari su 977. La sua elezione al primo turno è un record ancora imbattuto. Prendeva il posto di Sandro Pertini, un grande Presidente, in una situazione difficile per il Paese. Fino ad allora aveva rappresentato il tipico potente democristiano. Severo, silenzioso, riservato, tessitore di rapporti politici, non aveva nemici, diceva, ma avversari sì con i quali si poteva parlare. Non aveva grande simpatia per i comunisti, tanto che sarà l' organizzatore di Gladio proprio contro il "pericolo comunista", però aveva stima e rispetto per dirigenti del Pci, non solo per i sardi, Enrico Berlinguer in particolare.
Sembrano passati secoli, piuttosto che anni dai contrasti che avevano accompagnato le "picconate" dei primi anni novanta con le quali l'uomo politico sardo aveva caratterizzato gli ultimi due anni di permanenza al Quirinale, dopo che nel '91 il maggior partito di opposizione aveva tentato addirittura di destituirlo, con la procedura di impeachment, dalla più alta carica dello Stato anche per i suoi violenti attacchi a un vero servitore dello Stato quale è stato il prefetto generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e al giudice Livatino, che apostrofò come il "giudice ragazzino", entrambi assassinati da Cosa Nostra.
E sembra passato un tempo ancora più lungo da quando, ministro degli Interni durante il rapimento di Aldo Moro, aveva nominato nel comitato di emergenza, formato dal Viminale per la ricerca del prigioniero, dieci alti funzionari ed era stato facile verificare che quasi tutti (otto su dieci, per la precisione) erano affiliati alla loggia massonica segreta P2 , sciolta qualche anno dopo dall'apposita commissione parlamentare istituita dal governo Spadolini come avversa alla Repubblica e contraria alla Costituzione. E ancora il fatto che fosse stato proprio Cossiga a spingere la polizia contro i manifestanti: a Bologna nel 1976 provocando la morte dello studente Lorusso e l'anno dopo a Roma causando l'uccisione della studentessa Giorgiana Masi.
Questi aspetti della carriera politica di Cossiga sembrano svaniti nel nulla, così come i suoi evasivi giudizi sulla lunga storia di presenza di poteri occulti che hanno sicuramente agito nella nostra storia repubblicana e rispetto ai quali l'uomo politico sardo, una volta divenuto ex presidente della Repubblica, si è più volte espresso, attribuendo al missile di un aereo francese la strage di Ustica, alla Cia americana quella di piazza Fontana a Milano, a un errore di guerriglieri palestinesi l'eccidio di oltre ottanta persone alla stazione di Bologna. Ma senza spiegare mai agli italiani quanto abbia contato in quella lunga scia di sangue la presenza, in un primo tempo, di gruppi neofascisti legati agli apparati dello Stato ex fascista e, in un secondo tempo, di sedicenti comunisti legati a servizi italiani e stranieri, come alla fine avrebbe argomentato la Commissione Stragi del nostro Parlamento.
Insomma, fino all'ultimo, Francesco Cossiga ha tenuto per sé i segreti importanti conosciuti negli anni in cui, prima come sottosegretario alla Difesa con delega ai servizi segreti, poi ministro dell'Interno e infine come presidente del Consiglio, aveva retto per un lungo periodo le sorti difficili del Paese.
Cossiga ha dato disposizioni prima di morire e ha lasciato 4 lettere sigillate indirizzate alle quattro più alte cariche dello Stato, al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al presidente del Senato Renato Schifani, al presidente della Camera Gianfranco Fini e al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Le missive, secondo le disposizioni del presidente emerito, dovevano essere consegnate solo dopo la sua morte. Ora tutti i destinatari le hanno già ricevute.
Nel silenzio delle sue sofferenze ha scritto queste lettere datate settembre 2007, quando il ruolo cui è confinato gli sta sempre più stretto. Per tre anni conserva gelosamente il suo ultimo segreto. Non sono un testamento politico, anche se espone il suo " credo", il suo amore per l'Italia, la Patria, la sua unità e la sua libertà, "professo la mia Fede Religiosa nella Santa Chiesa Cattolica – scrive- e confermo la mia fede civile nella Repubblica." Sono un saluto polemico, se così si può dire, contro quel mondo che lo ha visto per tanti anni protagonista, fino alla presidenza della Repubblica, quel mondo che ha picconato e che ora gli rende omaggio con tante dichiarazioni di circostanza, spesso false, condite di ipocrisia. Il "finto matto" non vuole che alcuno si presenti ai suoi funerali, non vuole gli onori che gli spettano secondo il "cerimoniale", non vuole i funerali di Stato. Anche nel suo ultimo atto ormai pubblico, le lettere appunto, dice "le cose come stanno"(?).
fonte notizie, unita.it, dazebao.org, peneacqua.eu {jcomments on}
Usa Google per trovare nel sito altri articoli sullo stesso argomento

| < Prec. | Succ. > |
|---|
Ultimo aggiornamento (Venerdì 20 Agosto 2010 18:29)






