Anti-Stato e personalizzazione della politica
| Vita Politica - Dibattito |
Franco Astengo da paneacqua.eu, 03 ago 2010 - La riflessione. Nadia Urbinati, dalle colonne di "Repubblica" il 3 Agosto, sviluppa una analisi di grande interesse attorno alla trasformazione del modello di "partito-azienda" in "Anti-Stato". Quanto ha pesato sul crearsi di questo negativo stato di cose la scelta della personalizzazione della politica? leggi tutto
Il "partito-azienda" avrebbe, secondo Nadia Urbinati, costruito l' "uomo nuovo", ammirato da chi ha sempre sentito le istituzioni come impaccio alla libertà, invece che come canali di coordinamento delle azioni collettive per rendere la libertà individuale sicura perché non alternativa alla libertà altrui. In questa direzione si sarebbe operata una rottura radicale con lo Stato moderno.
Un segno di filosofia radicalmente sovversiva della modernità: un'esaltazione della rivolta del dominum ( potere delle forza, economica e privata) contro l'imperium (potere pubblico).
Sorge così, descrive l'autrice e noi che scriviamo queste note sottolineiamo, un nuovo ancien règime nell'età del mercato, una rivincita dell'oikos (la casa del dio) contro la polis (la città), della forza degli interessi contro la "normatività" delle relazioni pubbliche.
Ed un interrogativo: perché onorare le istituzioni se sono una formalità e un espediente ideologico?
Perché non ammirare il potere nella sua diretta espressione?
Così si è formato un nuovo Anti-Stato in Italia, in forma originale rispetto al quadro delle democrazie occidentali e ancora diverso da quello "classico" dei decenni precedenti ( compreso quello del "tintinnar di sciabole" e delle bombe nelle banche e nelle piazze; e ancora singolare, anche se forse frutto di una certa filiazione da quello ipotizzato nel famoso documento della P2).
A questa analisi aggiungiamo però un ulteriore interrogativo (che comunque, nell'articolo già ampiamente citato si adombra, quando ci si interroga sul lascito di questo tipo di situazione intorno ai profondi mutamenti già avvenuti all'interno del nostro sistema politico).
L'interrogativo: quanto ha pesato sul crearsi di questo negativo, fortemente negativo, stato di cose la scelta della personalizzazione della politica?
Una scelta esasperata incautamente dalla sinistra finita con l'accodarsi a modelli e schemi chiaramente provenienti da una storia diversa da quella della formazione dei grandi soggetti di massa ( pensiamo al maggioritario, vero punto di partenza di tutti i guai di cui stiamo discutendo, giù, giù, fino all'elezione diretta di Sindaci e Presidenti di Regione, con quel "governatore" che grida vendetta sul piano del lessico politico, alla presunta "vocazione maggioritaria" per ridurre il sistema italiano ad un forzato bipartitismo che si risolve, sempre alla fine, nel promuovere un referendum attorno al già menzionato "uomo nuovo", alle primarie che in questa situazione assumono davvero l'aspetto dell'esaltazione di questa "anti - politica. E abbiamo ricostruito di corsa...).
La sinistra ha contribuito, non semplicemente come pensa qualcuno non elaborando una legge sul conflitto di interessi (questa situazione è frutto di un insieme di fattori che vengono da molto più lontano), a formare questa degenerazione profonda dell'agire politico e del rapporto tra l'agire politico e la condizione materiale di vita della gente.
Una degenerazione che ha prodotto soggetti assolutamente allineati sul terreno dell'avversario: che vi si contrappongono, proclamando valori alternativi ma che, nella sostanza stanno dentro al meccanismo perverso di chi pensa che l'idea della legge imparziale sia ideologia da parrucconi, fatta per nascondere il vero potere, quello che opera nella società, che agisce senza orpelli e senza ipocrite imparzialità: un potere che può essere interpretato soltanto da un signore illuminato, da un "unto", demonizzato o esaltato a partire dal lato delle quinte da cui si presenta al proscenio.
Insomma: c'è da meditare sui guasti provocati all'agire politico.
C'è poco tempo: la crisi stringe i suoi cerchi e non è vero che l'ondata neoliberista è in crisi (anzi sta accentuando i suoi meccanismi di espulsione di milioni di persone dalla possibilità di esprimere una propria dignità civile: pensiamo a cosa accade nel mondo del lavoro), la sfiducia collettiva fa passi da gigante.
Ritrovare la strada di una azione collettiva, di una solidarietà politica e sociale, di una unità di fon do attorno ai temi della democrazia rappresentativa, riprendere i punti decisivi dell'identità della nostra Repubblica dettati dalla Costituzione, mettere da parte questa pericolosissima "personalizzazione" anteponendovi la partecipazione democratica, il dibattito culturale, la scelta collettiva.
Ricordando ancora che non vi è nulla di peggio di una sinistra che utilizza le armi della destra.{jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Giovedì 05 Agosto 2010 12:38)






