Augh! Marchionne ha detto. "Ha parlato da capo, da Grande Capo"
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di Giovanni Morsillo - Marchionne ha detto. Ha parlato da capo, da Grande Capo. Il Sakem dei padroni ha mostrato muscoli, verbo e attributi, ed ha digrignato le zanne, chiarendo chi comanda. Perché "il popolo lo vuole", come direbbe un altro Grande Capo. Ed hanno ragione.
Perché io me li ricordo, gli operai disorientati appaludire alla fine dei partiti, all'avanzata inesorabile dei capitalisti fatti da sé a mettere le unghie sulle pubbliche risorse e sui pubblici poteri, fino a farli diventare completamente privati. Si spellavano le mani, gli oeprai della Fiat, me li ricordo, e dicevano che era ora di cambiare, ma non come dicevano dieci o quindici anni prima (è ora di cambiare, il Pci deve governare... ve li ricordate gli echi?). Pare una favola, un racconto di guerra di quelli che i nostri padri noisi ci propinavano per farci temere il peggio, per farci capire quanto fossero importanti, vitali le conquiste dei loro anni da emigranti, in fabbriche malsane, in città cattive e umide e fredde, al Nord, in Europa, nelle miniere e nelle fonderie a bestemmiare e sudare, e lottare e sputare veleno.
Ce lo dicevano, io me lo ricordo, che un giorno, se avessimo dato retta ai furbi, ci saremmo trovati in mezzo alla strada, e non certo per andare in vacanza liberi e felici. Io me li ricordo, quelli che hanno fatto le conquiste, che ci dicevano che il contratto di lavoro è una benedizione, è l'ossigeno del lavoratore, è la dignità di chi se no è schiavo. E me li ricordo quando ci dicevano che una volta non c'era la mutua, non c'era il sindacato, non c'era la scuola per i figli dei lavoratori, se non quella che li legasse al mestiere infame del padre. Io me li ricordo, che ci guardavano con preoccupazione, e con tristezza, perché "abbiamo fatto tanto, molti di noi sono andati in galera per il pane, ed oggi si riprendono tutto; come farete voi?"...
E oggi, il Grande Capo Marchionne, quello che vuole vivere "dopo Cristo" (ma forse voleva dire "oltre Cristo"), lo ricorda anche a chi lo ha dimenticato, o non lo ha mai saputo.
Perché io me li ricordo, i genitori, figli di quelli che hanno fatto le conquiste, vergognarsi di dire ai propri figli che la libertà, la vita, la dignità non stanno nelle firme degli stilisti portate su fisici anoressici. Me li ricordo, li ho visti, fare i debiti per comprare tutto ciò che tenesse i loro figli lontani dalle responsabilità, perché schifassero la politica, non solo i cattivi politici, ma la partecipazione, che è pericolosa e faticosa, e non si sa dove porta i poveri innocenti (meglio dedicarsi alle discoteche ed alla droga, che almeno sappiamo cos'è e, soprattutto, non finisce mai). Facendo cioè il gioco dei cattivi politici, e dei Grandi Capi che nell'ignoranza civile di un paese allo sbando hanno gioco facilissimo, oltretutto aiutati da strumenti di lotta e di oppressione formidabili come la televisione e le nuove tecnologie di persuasione di massa (altro che informazione).
Ma io mi ricordo gli anni '60 e '70, in cui si parlava della persuasione di massa, che oggi è sparita dal vocabolario, dall'attenzione, dalla riflessione.
E mi ricordo tutti quelli che hanno dato sé stessi perché non passasse la nuova dittatura, perché l'uomo, fedele alla sua missione, sperimentasse ancora nuove forme di libertà. Me li ricordo, quelli che volevano essere classe dirigente perché erano classe operaia.
E oggi Marchionne lo ha detto di nuovo. Ha detto che se non ci sono più quelli, se non c'è più chi fa le lotte, ed educa e guida il lavoro, le masse, lui fa quello che vuole, e quello che vuole lui è togliere diritti, dignità, ricchezza anche materiale al lavoro, e ficcarsela nelle sue stramaledette banche d'affari protette come e più di tutti i Pentagoni. Lo ha detto a tutti, a chiare lettere, che è il momento in cui può tentare il colpo gobbo sognato da migliaia di padroni negli ultimi sessant'anni: fare quel che gli pare dei lavoratori, del lavoro, della ricchezza, della stessa impresa. Chi si opporrà, tanto? Marchionne è onesto, non finge mica. Parla da Grande Capo e vive da Grande Capo. Non rende conto nemmeno ai suoi compari, si dissocia dalle organizzazioni padronali come un volgare pentito di mafia o di terrorismo, ma non per fare la spia: per mettersi in proprio, e più in alto di tutti, anche del Signor Emma Marcegaglia.
Io me li ricordo, tutti quelli che hanno fatto grande l'Italia, frenando con i loro corpi e il loro sangue le belve padronali per decenni, sapendo che ogni vittoria non era mai la definitiva, che ogni sconfitta non poteva essere l'ultima.
Ma mi ricordo anche gli operai che speravano e non andavano a dormire, che soffrivano tutta la notte dello spoglio elettorale davanti al televisore in piazza sperando che vincesse la destra, quella innovativa dei vecchi padroni, quella che toglieva di mezzo la corruzione dei partiti (forse per non avere concorrenti). Quelli che invocavano ordine e disciplina come nel '21. Me li ricordo, senza guida, affascinati dagli slogan e dalle mignotte delle televisioni fianchggiatrici del padronato, quelle delle promesse, dei giochi facili e dei premi miliardari, delle illusioni fino a tarda notte.
Io me li ricordo, perché Berlinguer non c'era più, e allora di chi fidarsi? E Ingrao scriveva le poesie, Napolitano stava con gli avversari, l'Unità appaltava le feste e si faceva finanziare da Benetton, il sindacato, come diceva la televisione, era ormai corrotto.
E poi me li ricordo accucciarsi sotto l'ala della magistratura, che ora ci pensano i giudici a fare piazza pulita, e poi la Lega, che gliele canta e fa gli interessi della sua gente, e poi Di Pietro, e infine Grillo e Obama e Fini, e tutte le belle statuine sui carillon stonati della reazione.
E adesso, non sanno più niente, e li vedo e me li ricordo, senza nemmeno un'idea di vita per i loro figli, cui non possono promettere altro che "la fortuna ti assisterà, vedrai" e spendersi all'osso per comprargli un diploma da idiota o un lasciapassare falso per entrare in quella società di privilegiati dove entrano, appunto, solo i privilegiati (pochissimi, quindi).
Le vedo, le mamme che buttano le figlie in qualsiasi fiera di bestiame, tette chirurgiche al vento sperando in qualche ingaggio in un "gruppo" di giullari da yacht.
Di cosa hanno bisogno non lo so, e non lo sanno nemmeno loro, ma li vedo, disperati, correre e fermarsi affannati, senza meta e senza orari propri, rispettosi di orologi imposti da ritmi decisi dai padroni. E li vedo, poverini, schifare le loro libertà, farsi seviziare per piacere al padrone che li guarda con ribrezzo, e sfidare la natura, non dormire, drogarsi di eccitanti e illudersi di essere in volo. La vedo, la letteratura che leggono i loro figli, il pattume sciovinista che pullula nei loro capoccioni rimbombanti, pieni di motociclette e tope inarrivabili, traboccanti di invidia e di nulla.
Eccoli, quelli che volevano farci diventare, dopo la guerra fredda e le mille guerre roventi, combattute contro l'idea stessa di dignità a suon di bombe sui treni, mafie, riforme elettorali, scandali, ignoranza.
Io li ricordo ancora, accettare di essere denigrati ("però hanno ragione quando dicono che gli operai non vogliono lavorare...", "ci vorrebbe una bella dittatura...", "fanno bene a metterli in riga, 'sti statali del c....") per fare bella figura, affannarsi a dire "io non c'entro, non sono come loro, la politica mi fa schifo e poi sono tutti uguali, il sindacato ha rovinato i lavoratori". Li ricordo, illudersi di essere ammessi al banchetto, e ritrovarsi sempre più fuori dalla porta, fino al cancello del Primo Mondo. E là ancora li vedo azzannare i loro fratelli immigrati, anche loro con le zanne fuori e ringhianti per rubare un pezzo di immondizia.
E li ricordo, ma loro non ricordano più. Loro sono disfatti dalla fatica di voler sembrare quello che non sono, e che devono essere per essere omologati. E credono di sentirsi bene, fin quando non scade la rata del prestito della macchian di Marchionne.
Viva Marchionne, il Grande Capo! Lunga vita al re!
Scusate lo sfogo, ma anche il mio privato, per quel che vale, è politico.
G.M.{jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Mercoledì 28 Luglio 2010 19:25)







