Articolo 41: ancora un tentativo di picconare la Costituzione per fare il proprio comodo
| Vita Politica - Dibattito |
di Fulvio Lo Cicero da Dazebao.org del 20 giu 2010 - Una integrazione dannosa, un regalo alla criminalità organizzata e ai suoi enormi capitali. I controlli "ex post" negheranno il principio di precauzione in un Paese dove larga parte del Sud è controllato dalla mafia e dalla camorra. L'articolo 41 della Costituzione è il primo della cosiddetta "Costituzione economica", cioè quel gruppo di norme (41-47) che i padri fondatori della Repubblica decisero di dedicare al comparto economico, dettando norme di indirizzo, di contenuto generale. leggi tutto
In esse trovano posto, ad esempio, la tutela del risparmio come valore nazionale, il riconoscimento del diritto di proprietà e di quello di espropriazione da parte dello Stato per motivi di utilità pubblica, il valore delle imprese pubbliche. Nell'articolo 41 troviamo indicazioni altrettanto generiche anche se ricche di significato: una volta ribadito che l'attività economica può essere pubblica o privata e che è libera, la norma costituzionale la àncora all'utilità sociale e pone una riserva di legge, cioè l'obbligo per il legislatore di emanare norme che indirizzino l'attività economica agli interessi collettivi.
Lo spirito originario
Nel contenuto dell'articolo 41 sono racchiusi i due filoni principali del pensiero politico da cui nacque la Costituzione: il solidarismo cattolico e le aspirazioni verso il collettivismo dei socialisti e comunisti. In base al primo, l'attività economica individuale, pur tutelata, deve essere opportunamente guidata e indirizzata perché, se abbandonata esclusivamente all'interesse dei privati, può produrre fratture sociali. In base al secondo, è la legge che deve determinare gli opportuni "programmi" perché l'attività economica «possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali». Cosa significa tutto ciò? È l'affermazione di un principio elementare: che qualsiasi individuo, data la natura umana, può arrecare danni ai suoi simili svolgendo un'attività economica nel proprio esclusivo interesse. Gli esempi che possono portarsi per dimostrare questo assunto sono molteplici: l'imprenditore di un'industria chimica può inquinare irrimediabilmente l'ambiente, quello di una società finanziaria può truffare i suoi clienti, un negoziante può vendere merce rubata, un agricoltore può usare additivi dannosi. Per scongiurare questi pericoli, la legge non ha altri mezzi che un'attività di controllo.
Inoltre, il profitto perseguito dall'imprenditore (valore di per sé non deprecabile se però limitato dagli interessi generali), che poi è il vero fine di qualsiasi attività economica, non deve ledere la dignità umana, ad esempio non deve ridurre il dipendente in schiavo e assicurargli comunque la libertà di pensiero e quella sindacale.
Le ipotesi di riforma
Ora, il nostro facondo ministro dell'economia, in una delle sue innumerevoli e fantasmagoriche trovate, ha annunciato che per risolvere i mali dell'impresa italiana è necessario aggiornare questa norma costituzionale, addebitandole la colpa di una serie di lacci e lacciuoli che, a parer suo, strangolano l'iniziativa economica privata. Il Consiglio dei ministri ha preso in esame il disegno di legge costituzionale ed ha formulato le ipotesi di integrazione. Al corpo dell'articolo 41 si aggiungerebbe il seguente comma: "La Repubblica promuove il valore della responsabilità personale in materia di attività economica non finanziaria. Gli interventi regolatori dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali che riguardano le attività economiche e sociali si informano al controllo ex post". Anche all'articolo 118 sarebbe aggiunto un altro comma: "Stato, Regioni ed Enti locali riconoscono l'Istituto della segnalazione di inizio attività e quello della autocertificazione, lo estendono necessariamente a tutte le ipotesi in cui è ragionevolmente applicabile, con esclusione degli ambiti normativi ove le leggi prevedono fattispecie di delitto o che derivano direttamente dalla attuazione delle normative comunitarie o internazionali".
L'inutilità di questo lavoro di integrazione della norma costituzionale la si comprende immediatamente se si ricorda che, in una delle "lenzuolate" di Pierluigi Bersani durante il I Governo Prodi, furono aboliti dai regolamenti comunali le licenze di commercio per tutte le attività che non comportano produzione e manipolazioni alimentari. Da allora, qualsiasi persona desideri aprire un negozio, lo può fare semplicemente inviando al proprio Comune un documento di "inizio attività", senza aver bisogno di un'autorizzazione. Senza modificare la norma costituzionale, perché non ce n'era (e non ce n'è) bisogno.
Il regime dei controlli
Introducendo un regime di controlli "ex post", in realtà, il Governo maneggia un pericoloso quanto inefficace strumento, in grado di arrecare danni anche molto seri alla vita della comunità. I controlli preventivi, infatti, rispondono ad un principio-cardine di qualsiasi ordinamento, compreso quello europeo: il principio di precauzione. Se tu vuoi intraprendere un'attività commerciale o produttiva, prima mi devi far sapere chi sei (potrebbe trattarsi di un affiliato ad un'organizzazione mafiosa), se hai precedenti penali, se i tuoi locali rispondono alle norme di sicurezza, se produrrai sostanze inquinanti e, in caso positivo, quali meccanismi di smaltimento hai previsto, ecc. .ecc. e, in base a tutto ciò, io Stato ti autorizzerò ad esercitare l'attività economica richiesta. Nel frattempo aspetti (ovviamente in tempi veloci, ma questo dipende dall'organizzazione e produttività degli uffici pubblici). In un Paese come l'Italia – con interi pezzi di territorio affidati al controllo della criminalità organizzata – affidarsi all'autocertificazione in materia di impresa vuol dire o essere in malafede o essere stupidi. La nuova norma costituzionale – esattamente come la legge sulle intercettazioni che l'Esecutivo vuole introdurre – rischia di diventare un enorme regalo a Cosa nostra e alla Camorra, una estrema semplificazione che consentirà a queste organizzazioni criminali un più veloce riciclaggio degli enormi capitali in loro possesso, investiti in attività del commercio e dell'industria, più e meglio di quanto non avvenga già oggi.
Che l'attuale governo sottovaluti questo aspetto del problema non stupisce, anzi conferma i criteri ispiratori della filosofia berlusconiana in materia di legalità: un "optional", un orpello inutile da lasciare nelle mani dei "comunisti". Meno lacci e lacciuoli, meno manette e meno giudici. E, su tutto, il silenzio tombale dei media.{jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Martedì 29 Giugno 2010 12:36)







