Manovra economica. I Comuni non ci stanno e il Pd in piazza il 19 giugno
| Vita Politica - Dibattito |
di Fulvio Lo Cicero da Dazebao.org 8 giu 2010 - Chiamparino (Anci): "Impossibile contribuire al risanamento". Il Pd proporrà l'innalzamento dell'aliquota per le rendite finanziarie, esclusi i titoli di Stato. Ma il Governo vuole anche elevare l'età pensionabile a 70 anni. Cremaschi (Fiom-Cgil): "Misure feroci e stupide"
ROMA – Una grande mobilitazione del Partito democratico è stata lanciata dal segretario Pierluigi Bersani per sabato 19 giugno, «per un'altra politica economica, per la crescita e il lavoro e contro una manovra ingiusta e sbagliata, per dare voce a tutti i protagonisti sociali colpiti dalle scelte del governo». leggi tutto
L'idea di una contrapposizione anche dura al Governo sulla manovra economica sta progressivamente mettendo d'accordo i dirigenti del Pd, ad esclusione degli esponenti "centristi" come Follini, che si è detto "perplesso". Secondo Massimo D'Alema, attualmente presidente del Copasir, «la manovra manca di due requisiti fondamentali: il primo è l'equità, perché in un momento difficile in un Paese democratico ci si rivolge a tutti i cittadini, chiedendo a ciascuno in ragione delle sue possibilità e la manovra non è così, colpisce a casaccio e colpisce in particolare le categorie più deboli. La seconda condizione è lo sviluppo, di soli tagli non si vive, non vive l'economia e nella manovra manca un impegno serio per lo sviluppo e l'occupazione soprattutto nel Mezzogiorno».
I Comuni criticano la manovra
Anche i Comuni mostrano più di una perplessità sulla manovra. Il presidente dell'Anci (l'associazione fra i municipi italiani) ha oggi scritto una lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per «poter rappresentare compiutamente le nostre preoccupazioni e al tempo stesso le proposte che avanziamo». Nella lettera Chiamparino fa presente che i Comuni sono perfettamente consapevoli del periodo difficile che sta attraversando il Paese e proprio per questo, già nell'ottobre scorso, era stato presentato al Capo dello Stato un vero e proprio "patto di responsabilità nazionale", «capace di realizzare unità di intenti e d'azione sia sul piano del risanamento sia su quello delle riforme indispensabili per garantire la stabilità del Paese a medio termine». Grazie a questi propositi, continua Chiamparino, la Corte dei Conti ha certificato il contributo degli enti comunali al risanamento per una cifra pari a 4 miliardi negli ultimi cinque anni. Ora, però, «temiamo seriamente che diventi più difficile per i Comuni italiani continuare a dare il loro contributo da protagonisti al duplice processo di risanamento e di riforma del sistema finanziario ed istituzionale dell'Italia. Troppo ampio infatti può diventare lo scarto fra i bisogni dei nostri cittadini a cui corrispondere e le risorse che possiamo mettere in campo, sia con la nostra autonomia, sia attraverso i trasferimenti di risorse che provengono dai livelli legislativi (Stato e Regioni) della nostra Repubblica». Anche il ministro Maroni ha stigmatizzato la manovra là dove non distingue fra Comuni "virtuosi" e Comuni che hanno sperperato soldi negli ultimi decenni, chiedendo una correzione in tal senso nell'iter parlamentare di conversione in legge del decreto.
Si allarga il fronte di opposizione alla manovra
Nonostante il giudizio positivo di Bruxelles alla manovra tremontiana, il fronte dei "no" si ingrossa ogni giorno di più. Magistrati e medici sono sul piede di guerra, mentre Stefano Fassina, responsabile economico dei democratici, riassume la posizione del partito sull'impostazione di fondo della manovra economica, così come emersa dalla riunione della Consulta economica. Secondo Fassina, è necessario spostare la presa fiscale da imprese e famiglie alla rendita finanziaria. Per questo, in Parlamento sarà proposto un emendamento per elevare la percentuale di prelievo, ad esclusione di Bot e Cct, dall'attuale 12,50% al 20%. Altri emendamenti che il Pd potrebbe proporre riguardano la reintroduzione della detrazione del 55% per le spese relative alle ristrutturazioni edilizie, l'innalzamento della franchigia Irap per le piccole imprese e il taglio dei tetti ai crediti di imposta.
Di nuovo nel mirino le pensioni
Oramai non c'è ipotesi di manovra economica, correttiva o aggiuntiva, che non coinvolga il sistema delle pensioni. Nelle ipotesi "liberiste", nonostante la riforma Dini del 1995, c'è sempre e comunque una ristrutturazione del sistema pensionistico italiano. Fino ad ora si è pensato di tagliare i rendimenti dei vitalizi, abbassando i coefficienti di rivalutazione e abolendo del tutto le pensioni baby. Ora si torna a parlare di un allungamento della vita lavorativa fino ad arrivare a 70 anni. Secondo un'anticipazione pubblicata oggi da "Repubblica", il Governo avrebbe intenzione di riformulare completamente la pensione di vecchiaia, rimodulandola in modo radicale e programmando in questo modo risparmi per quasi 86,9 miliardi da qui al 2050. Chi ha iniziato a lavorare venti anni fa, andrà in pensione a 68 anni, mentre i giovani appena assunti dovranno aspettare i 70 anni per poter vedere l'agognato collocamento a riposo. Ma l'innalzamento progressivo dell'età pensionabile parte comunque da subito, con le nuove regole volute dal ministro Tremonti e da Maurizio Sacconi, titolare del dicastero del lavoro. In base alle nuove norme, nel 2015, la pensione di vecchiaia scatterà a 66 anni e tre mesi (e non più a 65), mentre per quella di anzianità ci vorranno 63 anni e tre mesi. Netto il giudizio di Giorgio Cremaschi, membro della segreteria nazionale della Fiom-Cgil, secondo cui le ipotesi di riforma radicale delle pensioni sono «misure di una ferocia e stupidità sociale senza precedenti, che colpiranno prima di tutto le donne e i giovani».{jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Mercoledì 09 Giugno 2010 11:08)







