Bossi non molla: Federalismo s'haddafare
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Andrea Scarchilli da aprileonline.info, 28 aprile 2010 - Il leader della Lega dichiara in un'intervista di non volere le elezioni anticipate, intende portare a casa il prima possibile il federalismo.
L'uscita, che fa il paio con quelle di Fini dei giorni scorsi, raffredda il clima all'interno della maggioranza dopo il duro scontro alla direzione del Popolo della libertà. Ma il presidente del Camera non rinuncia a criticare il governo e subisce un duro attacco dal "Giornale". Tiene banco il caso delle dimissioni del vicecapogruppo alla Camera, finiano, Bocchino. Domani assemblea dei deputati del Pdl per decidere il da farsi
Stiano tranquilli quelli che le temono, si rassegnino coloro che le desiderano: le elezioni politiche in Italia non ci saranno, non nei prossimi mesi. Il minuetto inaugurato dalla scontro alla direzione del Popolo della libertà tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi non porterà alle estreme conseguenze del ritorno immediato alle urne. Fini ha già chiarito in due occasioni - domenica scorsa a "In mezz'ora", ieri sera a "Ballarò" - che considera nefasta l'ipotesi del voto anticipato. Il leader della Lega nord Umberto Bossi, che nel momento più acuto della crisi aveva espresso previsioni pessimistiche sulla tenuta dell'esecutivo, oggi ha chiarito definitivamente che intende provare a incassare il federalismo.
Netti i messaggi di Bossi nell'intervista a Radio radicale: No alle elezioni anticipate, che non si faranno "se non le vuole la Lega" e federalismo fiscale subito. Il leader del Carroccio ha detto: "Serve il federalismo fiscale altrimenti l'Italia fa la fine della Grecia, è assolutamente necessario". A ribadire la delineata strategia della Lega è il capogruppo alla Camera Roberto Cota, reduce da un incontro (ieri) con il presidente della Camera Fini: secondo Cota la Lega "spinge sull'acceleratore, perché c'è l'oggettiva necessità di fare il federalismo. Senza rischiamo di finire come la Grecia".
Le elezioni anticipate non sono del resto tra gli obiettivi di Fini, che ieri a "Ballarò" ha definito "da irresponsabili" evocare le urne. Il presidente della Camera vuole esercitare fino in fondo il ruolo di leader di minoranza senza fuoriuscire dal Popolo della libertà. Oggi è intervenuto al convegno della Luiss "Generare classe dirigente" sottolineando come sia "necessario un nuovo stimolo per intraprendere con decisione e più coraggio il percorso delle riforme, non solo quelle istituzionali che nel dibattito italiano sono come una sorta di fiume carsico che appare e scompare, ma anche le riforme sociali ed economiche". Il Partito democratico le vorrebbe in cima all'agenda, prima del riassetto dello Stato e della revisione della Costituzione.
Fini è parso criticare anche il modus operandi di questo esecutivo quando ha affermato che le classi politiche dovrebbero privilegiare "la strategia e non la tattica" perché "se si continua a privilegiare la tattica è evidente che si finisce per dar corso a ciò che determina un immediato ritorno positivo anche in termini di consenso e credibilità" ma "con uno sguardo più prospettico ci si deve render conto che gli effetti degli interventi di medio e lungo periodo sono positivi non nell'immediato ma in un tempo un po' più lungo".
Fortemente contrario alle ipotesi di elezioni anticipate anche Luca Cordero di Montezemolo, che prendendo parte allo stesso convegno ha sottolineato: "Questa legislatura ha davanti tre anni e tantissime cose da fare. Nessuna nazione può crescere andando a votare una volta l'anno". L'ex presidente della Fiat auspica poi che ci si possa liberare "dalle divisioni e dagli egoismi e ritrovare il gusto della sfida", dando "una risposta ai bisogni del Paese". Da notare che sia Fini nei giorni scorsi che Montezemolo oggi hanno escluso "solo" le urne anticipate, l'ex presidente della Fiat in particolare utilizzando il termine "legislatura" piuttosto che "governo". Un segno se non di ribaltone parlamentare prossimo, almeno di "fiducia critica" all'esecutivo in carica.
Fini, nel frattempo, ha subito nuovi attacchi dal Giornale di casa Berlusconi. "Un milione alla 'suocera' di Fini, paga mamma Rai", questo il titolo di apertura del quotidiano, che dando evidenza a una notizia rilanciata ieri dal sito "Dagospia", rileva come la madre della compagna di Fini Elisabetta Tulliani sarebbe a capo di una società produttrice di programmi televisivi, tra cui "Festa Italiana", di "scarso share", sottolinea "Il Giornale" e pagato dalla Rai "un milione e mezzo di euro". Ma stavolta la solidarietà del premier è arrivata puntuale: "Esprimo la più convinta solidarietà a Gianfranco Fini per gli attacchi personali che quest'oggi Il Giornale gli ha mosso. La critica politica, anche più severa non può trascendere in aggressioni ai familiari e su vicende che nulla hanno a che fare con la politica. Tali metodi, che assai spesso ho dovuto subire personalmente, non vorrei mai vederli applicati, specie su giornali schierati con la nostra parte politica".
Nel Pdl continua a tenere banco il caso Italo Bocchino. Il finiano vicecapogruppo alla Camera oggi ha confermato le sue dimissioni, ma ha intenzione di ufficializzarle "solo in un'assemblea di gruppo chiamata a rinnovare tutti i vertici del gruppo". La richiesta assemblea dei deputati del Pdl è stata convocata per domani mattina, e sarà l'occasione per misurare lo stato dei rapporti tra le due componenti. Si vedrà se si tenterà di far rientrare Bocchino - visto che lui stesso ha detto che la sua scelta è stata determinata dalle pressioni dei "falchi" berlusconiani, una richiesta esplicita di fiducia potrebbe indurlo al ripensamento - o invece la maggioranza coglierà l'occasione per "picchiare" su Bocchino e tutti i finiani, forse con un voto che lo sfiduci pubblicamente.{jcomments on}
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