Regionali, occasione sfumata
| Vita Politica - Cronache e Commenti |
fonte notizie aprileonline.info, 29 marzo 2010 - Poteva essere l'occasione per dare un segnale forte al governo, ma il risultato non travolge Berlusconi. La Lega si rafforza, vince in Veneto e - probabilmente - in Piemonte, dove l'alleanza con l'Udc non paga ed è la lista dei grillini a far perdere la Bresso.
Il Pd desaparecidos in Calabria. Bene Vendola in Puglia. Con la Bonino 'fino all'ultimo respiro' nel Lazio: l'esponente radicale vince, secondo i dati diffusi finora dal Viminale, nella provincia di Roma, ma perde in tutte le altre
Tanta incertezza, ma anche qualche dato già sicuro. I dati delle elezioni regionali sono ancora parziali, ma appaiono chiari alcuni risultati: il centrodestra conquista la Lombardia con Roberto Formigoni del Pdl che batte l'esponente del Pd Penati, la Calabria con Giuseppe Scopelliti che si impone sul presidente uscente Agazio Loiero (in realtà il candidato del Pdl arriva a doppiare l'ex governatore democrat, con un Pd che di fatto sparisce dalla scena politica conquistando un misero 16 percento), e la Campania con Stefano Caldoro che supera nettamente Vincenzo De Luca. Sempre all'interno della coalizione di maggioranza, la Lega trionfa in Veneto con Luca Zaia che straccia letteralmente Giuseppe Bortolussi.
Il centrosinistra ha invece buon gioco nei feudi rossi come l'Emilia Romagna, dove il governatore uscente Vasco Errani si conferma battendo Anna Maria Bernini, le Marche (Gian Mario Spacca confermato, sconfitto Erminio Marinelli), la Toscana (vince Enrico Rossi su Monica Faenzi del centrodestra), Umbria (Catiuscia Marini ha la meglio su Fiammetta Modena del centrodestra e Paola Binetti dell'Udc) e Basilicata, dove Vito De Filippo del Pd ha superato Nicola Pagliuca.
In Piemonte il candidato della Lega Roberto Cota è leggermente in vantaggio su quella del Pd Mercedes Presso; in Liguria il presidente uscente Claudio Burlando, del Pd, sopravanza Sandro Biasotti; in Puglia Nichi Vendola vince sul candidato di centrodestra Rocco Palese, con la candidata dell'Udc Adriana Poli Bortone staccata. Una vittoria importante, per quel 'laboratorio pugliese' che molto può insegnare al centrosinistra. "Dobbiamo essere molto attenti a leggere tutti i segnali di crisi nel blocco di consenso e anche nel blocco politico del centrodestra", spiega Nichi Vendola a proposito del voto e dell'astensionismo. "Ogni crepa, ogni smagliatura che si apre nel racconto berlusconiano per noi deve diventare una finestra per andare a guardare dall'altra parte e noi dobbiamo intercettare quei settori dell'opinione pubblica che sono ormai largamente disincantati dalla affabulazione berlusconiana che non convince più".
Questo - secondo Vendola - "può voler dire che bisogna avere grande rigidità di obiettivi e grande flessibilità tattica. Essere disponibile a un quadro di alleanze che sappia capitalizzare tutto ciò che oggi è lo svantaggio del centrodestra e che può diventare il vantaggio del centrosinistra". "Ma questo a condizione - ha concluso - di saper mettere sul terreno una proposta al Paese, una proposta di salvezza del Paese, di cambiamento della politica economica e sociale dell'Italia".
Ma il vero testa a testa, come preventivato, era quello tra Emma Bonino e Renata Polverini nel Lazio. Ci sono timori per il Piemonte con i dati delle proiezioni che non corrispondono con le indicazioni che arrivano dalle sedi locali del partito. Certo, non sembra aver premiato in modo determinante lo sforzo per agganciare l'Udc, che ha raggiunto percentuali inferiori alla lista di Beppe Grillo che raccoglie i malumori del popolo No tav.
Più ottimismo si respira invece per il Lazio dove la partita si vince o si perde per 10mila voti. L'esponente radicale vince, secondo i dati diffusi finora dal Viminale, nella provincia di Roma, ma perde in tutte le altre. Tutta l'attenzione è puntata sui numeri: si tratta di capire se il vantaggio accumulato a Roma sarà sufficiente a compensare il risultato nelle altre aree della Regione.
I risultati definitivi arriveranno probabilmente in nottata. Ma una cosa è certa. Il Partito democratico deve aprire una seria riflessione su tre temi che emergono chiaramente dalle urne: la presenza delle liste di Grillo, il successo della Lega e l'astensionismo, che non ha punito solo il centrodestra.
UNO SU 3 NON VOTA
Un elettore su tre ha deciso di non recarsi alle urne. In questa tornata elettorale l'affluenza registra una flessione di quasi 8 punti a livello nazionale rispetto alle regionali 2005, con un picco di quasi 12 punti in meno in Lazio. Le cause possono essere molte: disaffezione per la politica, disorientamento, caos liste. Sta di fatto che il risultato finale indica per le regionali un'affluenza del 64,2% misurata sulle 9 Regioni per le quali ha comunicato i dati il Viminale, contro il 72% di cinque anni fa. Se poi si estende il calcolo alle 4 regioni che hanno comunicato i dati in proprio, si scende al 63,6%. In altre parole, tenuto conto che il corpo elettorale contava circa 40,8 milioni di potenziali elettori, circa 26,3 milioni hanno votato, altri 14,6 milioni no.
Il calo è stato generalmente più contenuto al sud, come ha osservato anche il ministro Roberto Maroni, presentando i dati: la Basilicata si è ferma a -4,4, la Campania a -4,8, la Calabria a -5,2. Da segnalare che, a parte la Basilicata, dove non è mai stata in dubbio la vittoria del centrosinistra, in Campania e Calabria questa tenuta dei votanti va di pari passo con un cambio di leadership e un'affermazione del centrodestra.
Ma le cifre più eclatanti arrivano dalla Toscana, che cede 10,5 punti in termini di affluenza, e soprattutto dal Lazio, che tocca il record sfiorando quota -12. Un andamento, ha osservato Maroni, che probabilmente ha risentito delle 'note vicende della lista Pdl di Roma', consegnata fuori tempo ed esclusa dalle consultazioni, nonostante una raffica di ricorsi. Unico comune laziale in controtendenza, Fondi, per mesi al centro di polemiche per la richiesta, mai accolta, di scioglimento per infiltrazioni mafiose: qui l'affluenza ha toccato l'81,7% contro il precedente 75,3%. Ma complessivamente il Lazio non ha raggiunto il 61% di votanti, diventando un caso nazionale per il livello di astensionismo registrato.
Le amministrative hanno risentito meno di questo fenomeno. La flessione è stata di 4 punti per le comunali, di 5 per le provinciali. Le Province al voto erano quattro: Imperia, Viterbo, L'Aquila, Caserta. L'affluenza media è stata del 68,3%, contro il 73,4% delle precedenti omologhe. Nel territorio dell'Aquila, dove si temeva una fuga dalle urne perché molti terremotati sono ancora lontani dai luoghi di residenza, ha votato il 64,6%, contro il 53,5% delle regionali del 2008.
Nei 462 comuni interessati dalle elezioni i votanti sono stati il 74,4%.
Ma a far notizia ancora una volta è il Lazio, dove il municipio XIX della Capitale scrive una storia a sé. Il suo presidente è Alfredo Milioni, noto per aver detto di essere andato a mangiarsi un panino e di non essere riuscito per questo a depositare in tempo la lista Pdl Roma, rimasta fuori. Ora Milioni è stato punito con un crollo dell'affluenza, che nel 'suo' municipio non ha superato il 53,3%.
E GRILLO 'PUNISCE' LA BRESSO
Se sperava in una pedana di lancio sulla scena politica nazionale, il Movimento 5 stelle beppegrillo.it dovrà allenarsi ancora un po'. Eppure non si può dire che quello dei 'grillini' alle regionali sia stato un risultato del tutto deludente. Anzi.
Nelle cinque regioni in cui era presente, il partito è riuscito a superare la soglia di sbarramento del 4 per cento prevista dalle leggi elettorali per politiche ed europee solo in Emilia Romagna. Ma con un netto 6,9 per cento stando ai dati parziali.
Non solo. In Piemonte il movimento potrebbe regalare la vittoria a Roberto Cota, visto che ha fatto segnare un 3,5 per cento di voti che se fossero confluiti su Merceds Bresso avrebbero dato alla governatrice uscente una maggioranza sicura. {jcomments on}
| < Prec. | Succ. > |
|---|
Ultimo aggiornamento (Mercoledì 31 Marzo 2010 09:49)







