Vigilanza democratica contro chi mesta nel torbido
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di Alessandro Cardulli da Dazebao.org, 27 mar 2010 - Rimettiamo la lancette dell'orologio un'ora avanti. Ma quelle della politica sembrano tornare indietro di molti anni. Se è vero che la storia si ripete, abbiamo già vissuto il copione quando alla vigilia di importanti avvenimenti, le elezioni appunto, entravano in funzione gruppi, gruppetti dalle sigle più o meno sconosciute.
Circolavano in gran quantità lettere minacciose nei confronti di esponenti delle maggioranze di governo, dentro le buste si trovavano proiettili. Davanti alle abitazioni di candidati, sempre della maggioranza di governo, si depositavano ordigni fabbricati in modo artigianale che avrebbero, però, potuto esplodere. Subito venivano seguite le piste di non meglio identificati anarchici insurrezionalisti, si aprivano indagini su chi si poteva nascondere dietro sigle ignote. Prendeva, dunque, il via una campagna contro i comunisti, quegli estremisti della sinistra dei quali, comunque, gli attentatori o pseudo sarebbero stati i "nipotini".
Il ricordo degli anni di piombo
Certo il ricordo degli anni di piombo, quando i morti, gli attentati, erano cosa reale, il paese sull'orlo di una tragedia, la democrazia ferita, il terrorismo colpiva proprio, guarda caso, uomini della sinistra. Basterà citare il nome di Guido Rossa.
Poteva "giovare" elettoralmente. Inquinare il clima , mestare nel torbido, strumentalizzare gli attentati, vero o falsi, di qualche criminale comune che si spaccia per "giustiziere" in nome di presunti proletari, è un gioco che conosciamo e non ci appassiona. Perciò la condanna più netta per episodi che niente hanno a che fare con la lotta politica, come hanno subito espresso gli esponenti delle forze politiche dell'opposizione, chiedendo che si accertino le responsabilità dei gravi fatti di Milano di questi giorni. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini ha formulato "l'auspicio affinché tutte le forze politiche respingano con forza e intransigenza ogni tentativo volto a turbare la vita democratica e la dialettica politica". Bene, lo facciamo nostro e lo rivolgiamo in primo luogo proprio a coloro che sono, per scelta o per forza, i compagni di viaggio dell'ex laeder di An, a partire da Gasparri e da Cicchitto, i capigruppo del Pdl al Senato e alla Camera.
Quando l'avversario diventa il nemico
Le loro parole, l'anatema lanciato contro Di Pietro, le accuse verso il leader dell'Idv di essere connivente con i delinquenti, sono un linciaggio di una violenza, di una volgarità tale come mai si era raggiunta nella storia, pur travagliata, della nostra Repubblica. Un'offesa alla democrazia, un incitamento, proprio alla vigilia del voto, all'odio per l'avversario, che diventa così un nemico da abbattere. Abbiamo visto l'altra sera alcune immagini trasmesse da "Raiperunanotte" in cui un giornalista di Annozero cercava di parlare con i partecipanti alla manifestazione del Pdl voluta da Berlusconi il cui tema era "l'amore che vince sull'odio". Ad ascoltare ciò che dicevano, ma anche a guardare quei volti di donne e uomini siamo rimasti impressionati. L'odio sprizzava da tutti i pori. Se avessero potuto, se non ci fossero state le telecamere, quel giornalista, preso comunque a spintoni, non se la sarebbe passata troppo bene. Certo non tutti quei centomila che hanno frequentato piazza San Giovanni si sarebbero comportati come coloro che ha incrociato il giornalista della Rai. Ma quando a trattare da nemici coloro che in una normale democrazia sono solo degli avversari, il capofila è proprio Berlusconi , la violenza non fa fatica a trovare proseliti.
"Gladiatori del voto" a tutela della Polverini
In questi giorni basterebbe riascoltare i monologhi del premier che ha invaso gli schermi di tutte le tv nel silenzio dei "prostituti", non altro è il nome per quei giornalisti che non osano porre una domanda al Duce, per fare scorpacciate di odio. Anche le barzellette che "papi" racconta negli incontri con i "suoi " candidati sono piene di fiele. Scherza su sé stesso e come Arlecchino, si confessa quando afferma che lui ha lo " jus primae noctis sulle nostre candidate", quasi fossero delle escort, certo no alla prima notte. La Polverini che lo ascolta non va più in là del ruolo di valletta. Intanto, proprio a Roma e nel Lazio, con la benedizione del capo del governo, i normali rappresentanti di lista del Pdl vengono trasformati in "gladiatori del voto" ai quali va il compito di decidere se una preferenza espressa è valida o no. Cosa che spetta agli scrutatori, al presidente di seggio. Ma nel linguaggio berlusconiano, il rispetto delle regole, la forma, deve cedere il passo alla sostanza. Prevaricazione, violenza e non solo verbale, depistaggi, strumentalizzazioni. La vigilanza democratica, in questi giorni, non sarà mai troppa. {jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Domenica 28 Marzo 2010 12:06)







