Finalmente in Aula... la crisi
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Tremonti rivendica l'azione dell'Esecutivo: "Siamo un Paese che non si può governare con il piccolo chimico". Bersani ribatte: "Serve più coraggio, più responsabilità. Serve un piano anticrisi fatto di alcuni interventi immediati e di riforme necessarie. Noi saremmo pronti al confronto"
"Le ossessioni" di Berlusconi, tanto quelle televisive quanto quelle giudiziarie stanno bloccando l'Italia, con un governo troppo preso da queste vicende per poter affrontare le emergenze del Paese a partire da quella del lavoro e dalla crisi. E' questa la critica del segretario del Pd, Pierluigi Bersani, nel giorno in cui in Parlamento si affronta per la prima volta il tema della crisi.
Dopo 22 mesi di insistenza le opposizioni sono riuscite a portare alla Camera il ministro Giulio Tremonti per un dibattito sulla crisi: ma non si è potuto constatare altro che la diversità delle ricette: keynesiana quella di Bersani, preoccupata per il debito quella di Tremonti. "A chi sta bene - ha detto Bersani in aula riferendosi allo scudo fiscale e alle misure fin qui adottate dall'esecutivo - il bel tempo lo garantite, a chi sta nei guai il bel tempo lo promettete".
Insomma anziché l' "immobilismo" del governo "bisognerebbe che si facesse qualcosa di più forte". "Discutiamo subito di fisco più equo - ha incalzato Bersani - non tra tre anni".
"Non ci dite che non si può far nulla per equilibrio di bilancio - ha aggiunto - Noi di bilanci ce ne intendiamo".
A preoccupare sono alcuni dati economici. Ad esempio, nell'ultimo biennio il Pil italiano è crollato del 6% a fronte della riduzione del 3,8% della Germania e del 2% della Francia mentre l'inflazione è cresciuta in Italia del 4,2% a fronte del 3% in Germania e Francia.
Bersani ha sintetizzato un percorso alternativo rispetto a quanto fatto e proposto dal governo: "Ci vuole più energia, ci vuole una cosa seria e vera, ci vuole un piano anticrisi fatto di due cose: interventi immediati e un cantiere di riforme. Noi siamo disponibili a discutere entrambe queste cose. Occorre anche -ha aggiunto Bersani- un grande piano di piccole opere. I comuni - l'abbiamo detto fin dall'inizio- devono dare lavoro con 1.000, 2.000, 3.000 cantieri. Io mi rivolgo alla Lega, ma lo sapete che sono calati del 30% i cantieri dei comuni, rispetto all'anno scorso? Da quando c'è il federalismo delle chiacchiere i comuni non sono mai stati peggio. E poi è triste vedere il Carroccio che va con l'Imperatore e gli tiene la sedia! E' triste! E' molto triste!".
Bersani ha proseguito nell'illustrazione dei provvedimenti dicendo che serve "dare lavoro" puntando all'efficienza energetica ("avete tolto il 55%!"), "dovete ripristinare un po' di politica industriale in tutti i diversi settori, dovete mettere un po' di spinta ai consumi, dare un po' di soldi in tasca a chi ha assolutamente bisogno di spenderli". Poi per il leader del Pd "bisogna aprire il cantiere delle riforme£ visto che £l'Antitrust vi ha mandato un pacchettone così di cose da fare per il mercato".
Bersani ha ironizzato sull'annuncio, sotto elezioni, di 300mln di incentivi "che è un ottavo di quello che si è speso per Alitalia". Ma con la storia degli incentivi "è da tre mesi che il mercato è fermo negli immobili, nell'auto, nelle macchine agricole...". Per il fisco "lotta subito all'evasione fiscale" ha detto ancora il segretario democrat indicando la necessità di "un fisco più equo ma non fra tre anni".
"Discutiamo di ammortizzatori e di norme sul lavoro e non di deregolarlo" ha aggiunto ironizzando sulle preoccupazioni del governo sulla rigidità del lavoro come 15 anni fa: "Ma venite da Marte! Ve lo dice chiunque che non è questo il problema".
"Bisogna guardare la crisi con gli occhi di chi è sul fronte, non con gli occhi di chi è al riparo: lavoro, famiglia, impresa: noi domani mangeremo con loro non con chi adesso è al riparo. Questo è il modo di affrontare la crisi. Metteteci più coraggio e responsabilità e noi siamo qui con le nostre proposte".
"L'immobilismo" del governo è nel mirino anche di Di Pietro che definisce "un quadro astratto", la situazione economica e sociale descritta da Tremonti. "Siete voi gli autori di questa rivolta sociale che sta per arrivare, che è alle porte - ha affermato - Noi vi incalzeremo fuori e dentro di quest'aula perché noi facciamo parte della resistenza". Il centrodestra non ci sta alla critica delle opposizioni. Ironico il ministro dell'Economia: "Voi ci chiedete più coraggio. Noi abbiamo coraggio, non incoscienza".
Per Bersani però la questione di fondo non è a un diverso approccio ai problemi di famiglie, imprese e lavoro tra il Pd e Tremonti, bensì le "ossessioni" di Berlusconi che - dice - impediscono al governo di affrontare di petto i problemi stessi.
"Il problema non siamo noi, che vogliamo essere il partito della legalità e non dei giudici - ha detto Bersani - ma il fatto che siamo sempre intorno ai problemi del premier e alle sue ossessioni giudiziarie e televisive". Di qui l'ironico appello al premier a usare il telefono diversamente: "se una trasmissione non le piace cambi canale - ha detto - e telefoni ai problemi del Paese".
Per il Pd il quadro che esce dalle intercettazioni sulla vicenda Rai-Agcom, con il premier "ossessionato" da Annozero e da Michele Santoro, desta preoccupazione: "Il paese sta subendo una deformazione democratica - ha detto Bersani - che non ne aiuta la crescita e non ci consente di ragionare sui grandi temi. E' una deformazione negativa che alla lunga può diventare pericolosa per questo paese". "E' desolante vedere un capo del governo che passa il suo tempo attorno a trasmissioni più o meno fastidiose - ha incalzato Bersani - che per tutti i leader mondiali, naturalmente in paesi democratici, sono abituati a vedere".
C'è poi un timore specifico che riguarda la campagna elettorale, anche in vista della manifestazione del Pdl di sabato prossimo: quello che il governo punti alla "bolgia", secondo le parole del vicecapogruppo Alessandro Maran, che assieme ad Emanuele Fiano si è detto preoccupato dei reiterati allarmi lanciati da ministri (oggi di nuovo Frattini) di un attentato a Berlusconi analogo a quello subito da Tartaglia. In passato il "vittimismo" di Berlusconi lo ha premiato sul piano elettorale. "E' inutile - chiosa Bersani - che Berlusconi faccia la vittima, il problema è come fa il capo del governo.
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