Sul web codice di autoregolamentazione
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Il ministro ha incontrato al Viminale i gestori delle reti e i rappresentanti dei social network. Non ci sarà un disegno di legge, ma un codice di autoregolamentazione tra i provider e i gestori di social network per cercare di prevenire gravi reati on line. Lo ha spiegato il ministro dell'Interno Roberto Maroni al termine dell'incontro al Viminale con i gestori delle reti internet e i rappresentanti dei social network, convocati dopo che, in seguito all'aggressione a Berlusconi, erano proliferati sulla rete gruppi e siti che istigavano alla violenza o facevano apologia di reato.
"Ci siamo impegnati ad elaborare delle proposte – spiega il ministro – e a costituire un tavolo con tutti i soggetti che sono intervenuti, che sarà riconvocato a metà gennaio, per discutere le nostre proposte e valutare la possibilità di trovare una soluzione e cioé un codice di autoregolamentazione piuttosto che una norma di legge". Un incontro che è stato giudicato positivamente dagli stessi gestori, come annunciato dal segretario generale dell'associazione italiana internet providers, Dario Denni (Aiip)."E' stato un primo incontro – ha detto il rappresentante dell'Aiip, "un fatto positivo di avvicinamento verso una possibile soluzione che soddisfi le esigenze di sicurezza e che possa sottolineare la nostra volontà di cooperare senza che sia caricata sui fornitori di connettività una responsabilità che loro non hanno".
Quello che è importante, spiega Denni, "é che lo scopo non sia quello di scaricare responsabilità ma di individuare i responsabili dei reati". Tra gli altri erano presenti i rappresentanti di Assotelecomunicazioni, Associazione italiane internet provider, British telecom Italia, Fastweb, H3G, Vodafone Italia, Wind Italia, Telecom Italia, Google Italia, Microsoft Italia e Facebook. Il governo sembra dunque intenzionato a rivedere la decisione di intervenire per legge su una materia che, come ha detto lo stesso Maroni, è molto delicata perché va a incidere sulla libertà di espressione dei cittadini. La strada da seguire, ha argomentato il titolare del Viminale è quella di "cercare un accordo tra tutti, definendo un codice di autoregolamentazione che coinvolga tutti i soggetti interessati, evitando interventi d'autorità ma ottenendo ugualmente il risultato".
Un codice che dovrà essere approvato "in tempi rapidi, per combattere il proliferare di gruppi che inneggiano all'omicidio, al terrorismo e alla mafia". E, se alla fine un'intesa si troverà, conclude il ministro, "si tratterà di un grande accordo di responsabilità fra tutti gli operatori e sarebbe il primo caso al mondo". Una sorta di compromesso tra "la necessità di tutelare la libertà di espressione del pensiero e quella di rimuovere contenuti che integrino gravi reati". {jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Giovedì 31 Dicembre 2009 20:01)







