Cruciale dicembre 2009
| Vita Politica - Cronache e Commenti |
Nello scenario di questo fine novembre imbronciato e grigissimo prevale il sussulto di chi interpreta bene, senza equivoci di rettifiche mendaci, la minaccia di Silvio Berlusconi quando evoca il rischio «guerra civile».
Berlusconi attacca la magistratura, evoca il rischio «guerra civile». Palazzo Chigi corre ai ripari. Il documento dell'ufficio di presidenza Pdl è durissimo con le toghe.
Questa gravissima sortita non trova, mi pare, un Paese distratto e tanto meno affascinato dal Premier che vuole saldare i conti con il presidente della Camera, Fini, lanciando un ultimatum al Pdl: "Le riforme le decide il partito. Chi non condivide è fuori. Avanti sul processo breve". Gianfranco Fini è furibondo. Ma non risponde in serata a Silvio Berlusconi. Stavolta la presa di posizione dovrà essere degli ex An. «È una situazione straordinaria, non può esserci una reazione individuale», dice uno dei suoi collaboratori più vicini. «Quello che ha detto Berlusconi è gravissimo, noi siamo cofondatori di un partito, come si può pensare di dire che chi non la pensa come la maggioranza può andarsene?».E' scontro frontale, il premier forte del suo consenso popolare - che dice essere ancora ben saldo - lancia l'ultimatum ai suoi alleati di governo e ai suoi coinquilini di partito.
E' una sceneggiata da guitto. Nei dizionari si trovano come sinonimi: gretto, meschino,misero, sporco, sudicio in senso morale e non per quante volte si lava. Una terza parola è :distratto. Sempre dai vocabolari il significato: disattento,sbadato, che ha la mente altrove. Ci dicono i fatti anche di questi ultimi giorni, che viviamo in un regime di democrazia stuprata da continue violenze dalla destra che governa e dai media, dalla carta stampata, alla tv, alla radio dove pullulano i giornalisti guitti e quelli distratti.
Non ci sono dubbi. Nelle parole di Berlusconi, riportate dai giornali si evoca un pericolo minacciosamente grave. Vergogna.
Ripeto, questa volta non c'è un Paese distratto. Tutt'altro. C'è un polopo pronto ad animare i primi 15 giorni del prossimo dicembre rendendolo decisivo ad rendere evidente ed esplicita l'opposizione. Forse dicembre non sarà il mese del letargo, ma quello del risveglio.
"Avanti sul processo breve", dice con forza il Pdl. Ma va avanti anche la sottoscrizione all'appello di Roberto Saviano proprio per ritirare il disegno di legge che detta tempi contingentati per le cause in corso. Sono 410 mila le firme degli italiani depositate sul sito di Repubblica. Migliaia di cittadini condividono il messaggio che lo scrittore (dalle colonne di Repubblica) al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Un appello per chiedere, "in nome della salvaguardia del diritto", il ritiro della "norma del privilegio".
Il 4 dicembre il pentito Gaspare Spatuzza in tribunale richiamerà ancora una volta i coinvolgimenti di Silvio Berlusconi e di Marcello dell'Utri in vicende di mafia per risolvere i problemi di questa. (da Crime.blog)
Il 5 dicembre si svolgerà il No Berlusconi Day nato all'inizio di ottobre 2009 dall'idea di alcuni blogger che – dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il Lodo Alfano – hanno postato l'idea che fosse necessario scendere in piazza, per chiedere le dimissioni di Berlusconi. Ne è nata una pagina di Facebook intitolata "Una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi" che in pochi giorni ha ricevuto tantissime adesioni.Il No B Day si allarga a macchia d'olio in tutti i continenti. Dal Sudamerica all'Australia, sono circa trenta le diramazioni internazionali della manifestazione. A Bruxelles si annunciano addirittura due cortei, uno il 4 dicembre e l'altro il 5. A Berlino si aspetta solo il via libera delle autorità e poi sarà comunicato il luogo dell'iniziativa. A Chicago l'appuntamento è al Millenium Park, mentre a New York il luogo scelto è Times Square. Qualcosa sicuramente si muove. In ogni caso, senza incertezza, il 5 dicembre bisogna esser in piazza.
La mobilitazione è necessaria tenendo presente i danni che nel frattempo si accumulano contro i lavoratori e la società civile.
Penso alla reintroduzione dello staff leasing e depotenziamento del ruolo del giudice nel processo del lavoro. Queste sono le principali novità contenute nel disegno di legge sul lavoro, collegato alla Finanziaria 2009, approvato il 26 novembre dall'aula del Senato. I voti a favore sono stati 148, quelli contrari 112 e 5 gli astenuti. Dopo oltre un anno, tanto la legge è rimasta intrappolata a Palazzo Madama, si torna alla Camera in terza lettura con diverse modifiche arrivate dalle commissioni. Tra gli ordini del giorno approvati oggi spicca quello presentato dalla Lega con cui si impegna il governo a valutare, in sede di rinnovo dei contratti del pubblico impiego, l'applicazione di un coefficiente territoriale. Se venisse applicato, sarebbe il primo passo verso l'introduzione della busta paga territoriale. Manca invece tutta la parte sugli ammortizzatori sociali che pure era contenuta nel ddl.
Mentre si colpiscono i lavoratori dipendenti si continua a dividere le loro rappresentanze sindacali. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, riceve a palazzo Chigi il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, con il segretario della Uil, Luigi Angeletti e della Cisl, Raffaele Bonanni e, riferisce l'Ansa, nessun rappresentante della Cgil.
La Cgil non sapeva dell'incontro a Palazzo Chigi tra Berlusconi, Tremonti, Angeletti e Bonanni e lo apprende dai lanci delle agenzie. Il sindacato guidato da Epifani non commenta la notizia, limitandosi ad affermare che, se fosse vera, sarebbe confermata la volontà del governo di dividere e degli altri sindacati di prestarsi a questa divisione.
Ma, anche sul fronte sindacale non c'è alcuna rassegnazione. La Funzione pubblica della Cgil ha proclamato oggi lo sciopero dei lavoratori del settore pubblico per l'11 dicembre, stesso giorno in cui è già prevista la mobilitazione dei lavoratori della scuola, dell'università e di tutti i settori della conoscenza, come deciso, il 20 novembre dal direttivo della Flc. La Funzione Pubblica scenderà in piazza per rivendicare un "Contratto Nazionale che aumenti la capacità di acquisto delle retribuzioni, valorizzi le professionalità, consolidi una parte significativa del salario accessorio e sostenga l'importante ruolo delle RSU, dando spazio ad una contrattazione integrativa che premi la produttività collettiva orientata al miglioramento dei servizi per gli utenti".
Sempre il giorno 11 dicembre prendono il via le «Mille piazze per l'alternativa», per proseguire anche il giorno 12 e nei mesi successivi, attraverso iniziative messe in campo dai circoli. L'obiettivo? Delineare «un programma alternativo di governo insieme al popolo delle primarie».
Da Bersani in giù tutti i dirigenti del Pd saranno nelle piazze d'Italia a parlare di economia, lavoro, sanità, scuola, ambiente, giustizia, riforme istituzionali, a illustrare i disegni di legge che in queste materie il loro partito ha già presentato alla Camera e al Senato, a dire «basta occuparci dei problemi suoi», ovvero di Berlusconi, «pensiamo ai problemi di tutti».
Il 14 dicembre, poi, un migliaio di amministratori locali del Pd si riuniranno a Milano per dire «basta al federalismo delle chiacchiere», quello della Lega e di un governo che ha abolito l'unica tassa federale, l'Ici, e drasticamente ridimensionato l'autonomia fiscale dei comuni, che ancora aspettano 1 miliardo e 200 milioni di euro promessi dall'esecutivo. Da qui a gennaio ci sarà poi l'apertura di 500 nuovi circoli Pd nelle università, le fabbriche, le aziende che si andranno ad aggiungere ai settemila già attivi, perché non bastano due o tre giornate di mobilitazione, sostiene Bersani, per «costruire l'alternativa».
Finalmente il Pd si occupa di "quello di cui parlano le famiglie la sera a tavola".
Ci sono tutte le condizioni perchè il nostro paese si muova a testimoniare la sua opposizione a un governo e ad una maggioranza così lontani dai problemi di vita quoitidiana di tanta parte del popolo italiano che non sarà distratto neanche dall'ultimo"Ricatto hard a Alessandra Mussolini" che il quotidiano Il Giornale riporta oggi in prima pagina a proposito di un presunto video a luci rosse che coinvolgerebbe la deputata del Pdl e il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore. Di fango ce n'è davvero troppo. Basta. Se ne occupino gli interessati e nessun altro. {jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Lunedì 07 Dicembre 2009 18:36)







