Minzolini o della strafottenza
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di Alessandro Cardulli da Dazebao.org, 10 nov '09 - Il Cdr del Tg1 non lo sopporta più. Un nuovo strappo del direttore del telegiornale. Grave attacco al pm Ingroia impegnato in delicate indagini sulla mafia. Vita ( Pd): la misura è colma. Come il cacio sui maccheroni. La destra ha accolto con applausi l'editoriale di Augusto Minzolini.
I giornalisti: non siamo una testata governativa
Di nuovo è costretto a intervenire il Comitato di redazione del Tg1, esprime una posizione fortemente critica nei confronti del direttore della testata, Augusto Minzolini. «Anche questa volta - si legge nella nota del Cdr - non siamo d'accordo. Anche questa volta il direttore ha schierato il Tg1 attraverso un editoriale sul contestato tema della riforma della giustizia sposando esplicitamente le posizioni della maggioranza di governo. Tanto più che - il caso Cosentino insegna - le norme sull'immunità parlamentare non sono state affatto abrogate per tutti i reati connessi all'esercizio delle funzioni politiche. Senza nulla togliere al diritto del direttore Minzolini di esprimere il suo pensiero, ci preoccupa la caratterizzazione politica che la direzione sta imprimendo al Tg1. Uno strappo - conclude il Cdr - che contrasta con il ruolo di giornale istituzionale e non governativo caro a tutta la redazione, un ruolo che questo Cdr continuerà a difendere". Il presidente della Rai, Paolo Garimberti, si limita ad affermare che "ho già detto più volte quello che penso degli editoriali nei Tg: repetita non iuvant". Garimberti, aveva definito "irrituale" l'editoriale di Minzolini dedicato alla manifestazione sulla libertà di informazione. E Zavoli, presidente della Vigilanza, fa un richiamo al pluralismo. Molte, troppe sono le "irritualità" che si verificano in Rai, fa notare Vincenzo Vita, senatore del Pd, membro della Commissione di vigilanza. "La misura è colma – afferma – come dimostra la vicenda di Rai 3 con il direttore generale che tenta di operare una vera e propria devastazione della Rete".
Falsate le parole pronunciate dal magistrato palermitano
La sortita di Minzolini è aggravata dal fatto che ha falsato anche l'intervento del giudice del Tribunale di Palermo, lo ha stravolto a suo uso e consumo. Antonio Ingroia richiama la realtà dei fatti e speriamo che lo stesso Tg1 dia notizia di quanto afferma il magistrato. "Non ho fatto alcuna critica nei confronti del governo, la parola governo – afferma il pm – credo non sia stata neanche pronunciata nel mio intervento. Ma non voglio fare polemiche o replicare al direttore del Tg1 Minzolini. Dico solo che alcune mie frasi sono state estrapolate dal contesto e ad esse è stato attribuito un significato diverso". "Non ho né obiettivi, né programmi politici – ha continuato – tanto meno di ribaltare posizioni o attuali assetti politici e istituzionali. Penso che questa sia l'accusa più grave che si possa fare a un magistrato, non mi sento di meritarla". Ingroia sottolinea di aver fatto "riferimento alla mia preoccupazione per alcuni disegni di legge, alcuni in corso di approvazione, mi riferisco a quello sulle intercettazioni, altri all'esame del Parlamento, mi riferisco alla riforma del codice di procedura penale, che a mio parere rischiano di aggravare la situazione di difficoltà investigativa della magistratura, soprattutto nei procedimenti più delicati sulle organizzazioni criminali, anche sul versante dei rapporti coi colletti bianchi".
Poi ha aggiunto che da parte dei cittadini occorre, come ci ricordavano Falcone e Borsellino, una "partecipazione attiva". In merito alle parole "soluzione finale" di cui gli viene rinfacciato l'uso, Ingroia afferma: "Ho detto che sono saltati dei paletti importanti e fondamentali e che se venissero approvati, questi disegni di legge metterebbero in crisi l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, vale a dire un pilastro dello stato di diritto. In questo senso ho usato l'espressione forte della soluzione finale dello stato di diritto". Interviene anche Luigi De Magistris, ex magistrato, parlamentare europeo che era al fianco di Ingroia, a Napoli, quando ha fatto il suo intervento. Sottolinea come sia «grave l'indice che Minzolini ha puntato verso un magistrato impegnato in indagini delicatissime riguardanti la mafia». De Magistris si chiede fra l'altro, se un magistrato "ha la libertà di citare Falcone e Borsellino e il loro insegnamento che la lotta alle mafie non si fa solo nei tribunali, ma è una missione culturale e civile. E' nel riferimento ai due giudici palermitani, che Ingroia ha compiuto, che si annida il terrore del potere opaco e dell'informazione asservita, che vorrebbero mantenere 'quel puzzo di compromesso morale che non solo li garantisce ma che condividono". Basterebbe solo che Minzolini comprendesse il significato delle parole di Ingroia e De Magistris. Forse è chiedere troppo. {jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Mercoledì 11 Novembre 2009 13:12)







