Cronache e commenti

Congresso regionale del Pd: tempi lunghi per tradire il voto

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Vita Politica - Cronache e Commenti

Il tempo passa inesorabilmente e la “situazione Lazio” pare dimenticarsi del congresso del Pd di cui si sono concluse le primarie da poco. Sembra di esser tornati ai tempi della Democrazia cristiana quando passavano settimane e mesi, a volte, prima che gli organi dirigenti fossero definitivamente formalizzati dopo un'assise congressuale.

Alessandro Mazzoli, candidato della mozione Bersani alla segreteria del Pd del Lazio, ricorda in una dichiarazione che : “Subito si convochi l’assemblea per eleggere il segretario del Pd del Lazio sollecitando a far “prevalere il senso di responsabilità". Infatti ieri 3 novembre, informava di aver “chiesto al presidente della Commissione per il Congresso del Pd di convocare al più presto l'assemblea congressuale, per procedere all'elezione del segretario regionale del Partito democratico". Sarebbe davvero delittuoso tentare di metter in mora il voto del 25 ottobre scorso. "Dopo l'ampia partecipazione dei cittadini alle primarie, e in un momento così delicato per la regione, è bene che il nostro partito completi quanto prima gli adempimenti congressuali - conclude Mazzoli - auspico che prevalgano il senso di responsabilità e lo spirito unitario necessari per affrontare una fase così complessa".
Questa dichiarazione coglie bene i fermenti che ci sono nel partito. C’è chi vuole rallentare per determinare chi sa quali stravolgimenti del voto e chi invece vuole mettere a disposizione le proprie buone intenzioni per far rispettare l’esito delle primarie nel Lazio. Così succede che i sostenitori della Mozione Marino, in provincia di Frosinone, dichiarino il loro appoggio ad Alessandro Mazzoli. A darne la certezza è lo stesso coordinatore della mozione Emanuele Belli, che dichiara: «La straordinaria partecipazione alle Primarie ci restituisce un partito più forte e, nello stesso tempo, ci assegna un compito ben preciso: non tradire la fiducia di quanti si sono recati al voto. E’ora di uscire da una dialettica interna che dura ormai da troppo tempo e che ha prodotto solo divisioni e lacerazioni, indebolendo tutto il partito. Dobbiamo aprire una fase nuova, in cui il Pd torni a parlare al Paese, alla società e a dare risposte, ai problemi della gente. Da oggi, noi della Mozione Marino assumiamo un impegno ben preciso: mettere fine alla diatriba tutta interna al Partito democratico, che consideriamo inutile e dannosa, e lavorare per una gestione unitaria. Del resto, lo straordinario risultato della mozione Marino in Provincia di Frosinone, il miglior risultato di Marino in Italia con il 33% dei voti, ci assegna questa responsabilità. Bersani - aggiunge Belli - è il segretario e a lui va tutto il nostro leale e convinto sostegno. Le prime iniziative da lui assunte, la centralità del tema del lavoro e il suo richiamo all’unità, vanno nella direzione giusta. Siamo convinti che questa sia la base giusta per ridare forza al Pd e rimetterlo in sintonia con la società italiana. Così come ritengo giusto e corretto per l’elezione del segretario regionale rispettare l’esito del voto del 25 ottobre, che ha visto vincere Alessandro Mazzoli con il 44% dei voti, e lavorare anche in quella direzione per un governo unitario del Pd. E’ con questo spirito che la mozione Marino affronterà, anche in Provincia di Frosinone, la fase che ci separa dall’importante voto regionale».
Così il segretario provinciale dei Giovani democratici Enrico Pittiglio commenta il segnale di apertura nei confronti di Alessandro Mazzoli dell’area “mariniana” chiarendo che questi segnali faciliteranno il dialogo: «E importante ricevere segnali positivi da tutte le anime del Pd dato che crediamo che vada aperta una fase politica in cui il dialogo coinvolga tutti nel rispetto delle diversità e del valore della pluralità». Aggiunge Pittiglio: «Ritengo che l’unico in grado di riaprire un confronto sereno all’interno del Partito demo cratico ia proprio il nos candidato Mazzoli. Del resto. noi continuiamo a sostenere l’importanza di rispettare l’esito primarie che ha visto Mazzoli conquistare 25 mila voti in più rispetto a Roberto Morassut».
Già ieri era giunto un segnale molto importante e impegnativo da Danilo Collepardi. L'autorevole dirigente del Pd sosteneva in un articolo apparso su Ciociaria Oggi: «Qualcuno mi potrebbe definire un nostalgico della prima repubblica, ma non lo sono, perché mi sono strenuamente battuto per sconfiggere le degenerazioni cui essa era pervenuta e perché ho creduto e credo fortemente nel Pd. Tuttavia sono orgoglioso figlio di una storia, di una cultura politica che hanno fatto l’Italia democratica e che sono ancora le basi solide su cui poggia il nostro, mai come oggi, incerto Paese, quelle del PCI-PDS-DS.
Il Partito democratico è altra cosa, è il tentativo delle forze riformiste italiane di raccogliere la sfida della mondializzazione, quella sfida su cui si è esaurito il progetto socialdemocratico che aveva improntato di se l’intera seconda metà del ventesimo secolo.
I risultati delle recenti elezioni provinciali contengono un dato che non è stato adeguatamente evidenziato e su cui poco o punto si è riflettuto: per la prima volta dalla nascita della Repubblica, nel Consiglio Provinciale di Frosinone non siedono i rappresentanti di quella tradizione politica di cui sopra dicevo. Certo, c’è il Pd, ma i suoi rappresentanti eletti sono figli di un'altra tradizione, quella del cattolicesimo democratico, cioè dell’altra componente fondante, il Partito democratico.
Mi si dirà che il mio ragionamento è vecchio. Io ritengo che non lo sia affatto perché il Pd è figlio dell’unione di due culture politiche che insieme e solo insieme, generano una cultura politica più ricca e nuova. Se una delle due viene a mancare, quello che si impoverisce e si immiserisce è proprio il Pd e, di conseguenza, anche il Paese, di cui i Democratici sono parte politica decisiva.
Perciò non ritengo di stare a guardare al passato nel momento in cui sollevo tale problema. Mi rivolgo agli eredi di quella tradizione di cui mi sento parte e che è porzione importante e decisiva per il presente e per il futuro del Pd, per invitarli ad una riflessione comune o meglio ad una comune autocritica. La contrapposizione interna al partito, così radicale, a volte cieca da “mors tua vita mea”, che è emersa anche in questa recente campagna per le primarie, non può portare ad altro che all’approdo cui si è pervenuti alle ultime elezioni provinciali. Anzi, dico di più, queste divisioni non solo hanno determinato la scomparsa nell’ istituzione di una cultura politica, ma hanno contribuito in maniera decisiva alla sconfitta del centro-sinistra. La perdita di Paliano, Piglio, roccaforti e punti di riferimento storici della mia tradizione non deve forse allarmarci e indurci ad una severa riflessione? Che si aspetta, di perdere anche Ceccano? Non ci siamo resi conto che qualcosa è cambiato nel Paese, che la travagliata fase di transizione è finita e che il centro-destra si è insediato stabilmente al governo e rischia di restarci per molto tempo ancora?
Credo che sia giunto il tempo di far tacere le tifoserie, di fare tutti un bagno di umiltà ed acconciarci, una buona volta, ad assumere un atteggiamento più responsabile nei confronti del Pd e dei cittadini ciociari. Teste calde ce ne sono sempre state e probabilmente ce ne saranno sempre, quando però è giunto il momento della riflessione e in questo caso, almeno spero, autocritica, esse debbono tacere.» 
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Ultimo aggiornamento (Giovedì 05 Novembre 2009 11:42)

 

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