Un'autocitazione. Scusabile se abbiamo visto giusto
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L'esito del congresso del Pd e più ancora l'esito delle primarie che hanno visto vincente Pierluigi Bersani e la sua visione delle alleanze e dell'organizzazione di partito ci induce, dopo molte riflessioni, a rammentare come ci apparve lo scenario della politica italiana dopo la sconfitta che travolse la sinistra e il centrosinistra nel voto del 13 e 14 aprile 2008.
Già dopo alcuni giorni sentimmo che non potevamo tacere il nostro convincimento sugli errori compiuti e sui possibili tentativi di correzione che era necessario fare. Rileggere quel giudizio, da noi scritto il 5 maggio 2008, ci convince non solo che avevamo ragione, ma che abbiamo fatto bene nel nostro piccolo, pur senza essere del partito democratico, a sostenere l'impostazione di Bersani, l'unica scelta possibile per la salvezza del nostro Paese. Già il titolo indicava con quanta forza eravamo convinti della nostra valiutazione: "Quale futuro? Un centrosinistra nuovo"
Riportiamo di seguito la copia dell'articolo, ma qui mettiamo anche il link che permette di leggere il pezzo pubblicato quasi un anno e mezzo addietro.
http://www.edicolaciociara.it/vitapol/SN/mazzoli_050508.htm
"Quale futuro? Un centrosinistra nuovo"
di Ignazio Mazzoli 5 maggio 2008
E' la settimana decisiva per la formazione del governo di centrodestra. Il risultato del 13 e 14 aprile è stata una sconfitta grave e di lungo periodo. La ricerca delle cause è in corso, ma dovrà continuare fino al più completo approfondimento. Un futuro più sereno non può che esser targato ancora "centrosinistra", con la ricostruzione di un rapporto più largo di forze, oltre il Pd.
Oggi c'è «una lacerazione tra istituzioni, partiti e società civile», un vuoto che è stato in qualche modo colmato da Berlusconi e dal berlusconismo, mentre il centrosinistra non è riuscito ad essere persuadente nelle sue risposte. Quelle della destra sono illusorie, ma sono apparse più persuasive, forse anche per il bailamme delle voci troppo spesso contraddittorie che proveniva dal centrosinistra.
In questa situazione bisogna cancellare l'illusione che il bipolarismo significhi bipartitismo. Neppure quello di Berlusconi è un modello bipartitico, tant'è vero che senza la Lega perse, proprio come oggi non avrebbe vinto senza la Lega. Allora, la più grande forza dell'opposizione deve stabilire un buon rapporto con tutte le forze d'opposizione al governo Berlusconi, anche per le elezioni locali. Dove si vota con un sistema basato sulle coalizioni, chi ha il 33 per cento sbaglierebbe se alla vigilia del voto sostenesse l'autosufficienza...
Il Partito Democratico si deve dare un orientamento che abbia alla base la capacità di iniziativa politica verso tutte le forze politiche e sociali di opposizione. Le alleanze non si fanno su base sociologica, ma politica e programmatica. Quindi è doveroso realizzarle tra le forze che si oppongono alla destra ma senza snaturare il senso di ogni partito. Sarebbe un guaio se ci si rifugiasse nel settarismo della propria diversità (?).
Questi partiti debbono avere «una struttura federale», che però non abbia nel territorio dei fiduciari ma dei leader onesti e disinteressati, che siano espressione di quella realtà e la sappiano rappresentare e difendere.
Nel momento in cui sta per partire questa nuova legislatura non so quali certezze avere nell'immaginare il rapporto con la maggioranza berlusconiana per le riforme. Ho solo forti, forti perplessità. Se si guarda al passato - ricordando la Bicamerale - l'esperienza del dialogo sulle riforme è stata molto negativa. Certamente, il futuro non è sempre ciò che arriva dal passato. Ma, non si deve dimenticare che la destra ha una concezione padronale delle istituzioni. Chi vince è padrone. Come nella "passatella" di buona memoria. Tentare comunque è doveroso, anche perché alcune grandi riforme si possono fare solo con un certo grado di convergenza.
Molti segnali già in questi giorni ci chiamano alla prudenza ed alla vigilanza. Dalla distruzione della targa ricordo delle Fosse Ardeatine ad Ostia al giovane massacrato dai neonazisti in veneto per non aver dato una sigaretta, il segnale è forte. E che dire del rumoroso "casino" sollevato per la vicenda delle dichiarazioni dei redditi messi online? Una vicenda su cui non c'è proprio da indignarsi di fronte alla possibile violazione della privacy. Si può ragionare, sinceramente, sull'opportunità, ma non mi sembra proprio una violazione. Dalla “sicurezza” in chiave anti immigrazione alla difesa delle “prerogative” dei potenti si profila un ordine fatto di limitazioni e privazioni che colpiscono solo i più deboli.
Piuttosto, anche questo episodio dei redditi online è servito a mettere in luce come siamo il paese delle caste soprattutto se si parla dei redditi di qualcuno. Qual è il tasso di coerenza dei critici della «casta» misurato sul loro reddito? Si sapeva già che alcuni di quei moralisti che scrivono sui giornali guadagnano 10 volte quello che guadagnano i politici. E' una casta anche quella, ma molto meglio protetta, forse proprio dai poteri forti che utilizzano i mezzi di informazione per tenere la politica sotto botta.
La sconfitta è figlia della inadeguatezza del Pd. Bisogna cercare di coalizzare tutte le forze che si oppongono alla destra, e, per dirla con Cesare Salvi (a Chianciano) si tratta di costruire «un nuovo centrosinistra». {jcomments on}
Ignazio Mazzoli
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Ultimo aggiornamento (Mercoledì 04 Novembre 2009 19:44)







