Pd, partito confuso o stravagante
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PD, giorni di congressi e di voti. Giorni anche di candidati ed elettori, grandi e piccoli. Nel Pd c’è un angolo di partito che a Rutelli fa capo, una piccola “tribù di vittimisti”. A chi, per caso, intervista uno di loro fanno subito una premessa: “ Ci vogliono cacciare”. Un classico. Hanno “offerte” da altre sponde e visto che ci si avvicina alle regionali magari ci fanno qualche pensierino. Vittimismo anche da parte di gruppi più consistenti provenienti dalla democrazia cristiana. Questi usano una tecnica sperimentata nelle correnti, fazioni, sottocorrenti, che animavano il partito dello scudo-crociato: fanno le vittime per alzare il prezzo. Esempio vivente è Rotondi, l’ex democristiano che somiglia a Cucciolo dei sette nani. Se non avesse alzato il prezzo alla vecchia maniera come sarebbe diventato ministro nel governo di Berlusconi? Nel Pd poi c’è un gruppo a parte, che fa storia a sé e che odia non solo le parole sinistra, socialismo, ma anche laicità. Capofila la teodem Binetti, poi la Bianchi, Carra e qualche altro portavoce del Vaticano. Per un partito progressista, questa presenza rappresenta un caso clinico. Ci ha provato a intervenire il professor Marino, medico di grande fama, ma non c’è riuscito, Mancava poco che fosse lui a doversi far curare. Malgrado tutto ciò, malgrado sia scomparsa la parola “compagni”, ma anche “amici” in uso nella vecchia dc, se capita di partecipare a un qualche dibattito nei circoli e si parla con i militanti impegnati nei congressi da qualche ora terminati, la parola “sinistra” esiste ancora e giustifica il nostro titolo.
Ma proprio seguendo la campagna congressuale si scopre quanto sia stravagante questo partito. Sono andati al voto qualcosa come 450.000 iscritti. Non poco. Hanno dato la maggioranza assoluta a Pierluigi Bersani, ex ministro, emiliano, gentile, sorridente, ma tosto. Solo un terzo dei voti sono andati al segretario uscente Franceschini e poco meno del dieci per cento al professor Marino che potrà così partecipare alle primarie con gli altri due candidati. Noi diverse volte abbiamo scritto che la procedura adottata dal Pd per eleggere il segretario era unica al mondo. Ora lo scoprono in tanti, anche fra coloro che hanno votato nei circoli senza leggere lo statuto. Quel voto non conta niente. Serviva solo a selezionare i partecipanti alle primarie, dove con due euro, vai e voti, anche se sei iscritto a un altro partito oppure non sei iscritto a niente. Magari ti possono aver assoldato gli avversari del Pd per creare confusione. Può accadere così che il segretario del Pd divenga uno che nel partito ha il consenso solo di un terzo degli iscritti e che si trova in minoranza in tutti gli organismi dirigenti. Non c’è bisogno di saggi, studi particolari, inchieste, tavole rotonde per capire i motivi della crisi della sinistra italiana, a partire dal Pd, il partito più forte. La risposta sta in una parola: stravaganza. Oggi siamo in vena di buonismo. {jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Giovedì 01 Ottobre 2009 19:19)







