Il professor Monti sa ...
| Vita Politica - Cronache e Commenti |
di Ivano Alteri, Frosinone 4 feb 2012 - Le parole del Presidente del Consiglio Mario Monti, a proposito della noia del posto fisso e dei presunti impedimenti dell'articolo 18, sono state particolarmente irritanti, perché sfacciatamente false. E il professore lo sa; quindi sa di mentire, esattamente come Berlusconi. Ma, a nostro parere, per ragioni diverse e senza grande convinzione. I recenti attacchi di Berlusconi al governo, infatti, oltre che ad intimidire come di consueto i suoi giudici naturali, a nostro avviso servivano a questo: ad indurre Monti a rappresentare in qualche modo il pensiero (scusate il termine) della parte più retriva e reazionaria della borghesia italiana, che dietro la faccia di Berlusconi si nasconde (immaginate come possa essere la faccia di chi si nasconde dietro Berlusconi!...). E Monti, in qualche modo, lo sta rappresentando. Ma se a Berlusconi può essere sufficiente un po' di propaganda da spendere tra i suoi accoliti, a Monti occorre tener conto della realtà del Paese, se vuole svolgere bene il lavoro che gli è stato affidato.
Perché Berlusconi magari no, ma il professore sa che nessun metalmeccanico si annoia alla catena di montaggio; semmai si "aliena", come opportunamente ricordato da Giovanni Morsillo su queste pagine. Il professore sa che se si chiedesse ad un qualsiasi lavoratore col posto fisso di cambiare lavoro e prendere precariamente il posto, per dire, di quel bamboccione del vice ministro al Lavoro (tal Michel Martone - figlio del magistrato Antonio Martone indagato per la loggia P3 - super raccomandato da quando era in fasce e ad ogni passo della sua vita a partire dal primo) quel lavoratore risponderebbe certamente di sì. Ma quella di avere qualcuno che ti apre tutte le porte, che ti consente di vivere nell'ovatta, di poter scambiare i privilegi per merito, è una prerogativa di certi ambienti esclusivi (!), che hanno continuato a pompare Michel anche con l'aiuto di Monti. Il quale sa, quindi, che se quel "figlio di" dovesse competere lealmente con qualunque sfigato da lui vituperato, con ampie probabilità sarebbe condannato a soccombere. Personalmente conosciamo decine di metalmeccanici che potrebbero zittirlo con due parole, se solo qualcuno mettesse loro il microfono davanti alla bocca, come è stato fatto con lui subito dopo il biberon.
Il professore sa che la vera competizione, dunque, dovrebbero rivendicarla tutti quei cittadini discriminati per favorire i bamboccioni dell'attuale classe dominante, a tutti i livelli, i quali procedono per condizione e non per merito. Che se fosse per il merito, alla guida del Paese non avremmo avuto, e non avremmo, la gentucola e la gentaglia che invece abbiamo avuto e ancora abbiamo; che molte delle postazioni di prestigio, quegli "onori" di cui parlavano i greci, se fosse per il merito, non spetterebbero a loro, ma a molti di quegli sfigati, fannulloni, disoccupati ed occupati, o "privilegiati" col posto fisso. Sa anche che la scala gerarchica dei cittadini italiani, quindi, potrebbe subire un ribaltamento da un momento all'altro, sempre se fosse per il merito. Viene il sospetto, perciò, che tutto questo parlare di competizione e merito sia soltanto il tentativo di sottrarre un argomento a chi davvero potrebbe brandirlo in pieno diritto, e lasciare le cose esattamente come stanno.
Berlusconi forse lo ignora, ma il professore sa che l'articolo 18 è stato ideato per impedire che i lavoratori fossero "cacciati a calci in culo", come usava; per reagire ai licenziamenti discriminatori e politici della Fiat; per contrastare quei "reparti-confino" dove la Fiat relegava i lavoratori che non si adeguavano alla frusta, e che combattevano a mani nude per non essere sopraffatti. Il professore sa che i presunti privilegiati e sfigati di oggi, sono i loro figli e nipoti. E che i privilegiati e sfigati veri sono i figli e i nipoti dei loro aguzzini.
Berlusconi non lo direbbe neanche sotto tortura, ma il professore sa, inoltre, che se non fosse stato per il sindacato che oggi si cerca di abbattere, l'Italia che conosciamo non esisterebbe più. Molto probabilmente neanche dal punto di vista geografico, ma sicuramente dal punto di vista economico, visto che è lo stesso sindacato che per decenni si è fatto carico dell'interesse generale, stringendo patti con le istituzioni e il padronato, rispettandoli sempre e fino in fondo; contrariamente a quanto fatto da tutti gli altri, che invece li hanno spesso calpestati o addirittura strappati come Marchionne.
Il professore sa, d'altronde, che se da una parte ha Berlusconi e i suoi intrallazzi, dall'altra ha tutti quelli che hanno abbattuto Berlusconi, i quali rivendicano, loro!, competizione leale e meritocrazia, un'Italia di cittadini liberi, efficiente ed efficace, rispettosa delle persone e del bel vivere. Il professore sa che noi lo sappiamo, che siamo tanti e determinati, e che certo non temiamo i muscoletti della Fornero.
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