Berlusconi. Siamo alla fine? Ma davvero?
| Vita Politica - Cronache e Commenti |
di Ivano Alteri, Frosinone 8 nov 2011 - Era partito con "fatto!", negli spot pubblicitari; finisce con "farò", le riforme. Questa semplice constatazione rende l'idea della perdita di tempo causata da Berlusconi, berlusconismo, e tutte le chiacchiere che sono state prodotte da noi tutti, in questi anni, per capire, combattere, esorcizzare la sua incombenza nelle nostre vite. Ora sembra arrivato alla fine, e quella forma verbale al futuro suona più come una stanca litania di un umore depresso che l'espressione determinata di una volontà. Probabilmente, sarà impossibile che Berlusconi non passi alla storia; ma, sicuramente, non sarà la storia che egli avrebbe voluto che si raccontasse. Tuttavia, ciò che più ci preme è verificare quale storia si racconterà degli altri protagonisti di questo tempo: sopra tutti, i cittadini italiani, singolarmente e collettivamente presi.
Abbiamo già avuto, in altra occasione, la possibilità di tessere le lodi dei popoli magrebini che si sono rivoltati ai rispettivi tiranni, abbattendoli; abbiamo sostenuto l'elogio della rivolta proposto dalle riflessioni di Camus. Delle rivolte abbiamo imparato ad apprezzare quella affermazione del "limite" che Camus, con grande lucidità e sprezzo del pericolo, ha attribuito loro; la spontanea espressione, forse inconsapevole, di una definizione di umanità, al di sotto della quale niente può più essere definito umano; anzi, meglio: solo al di sopra della quale è possibile definire umano un qualcosa. I popoli magrebini, insomma, rivoltandosi hanno dettato una definizione che ha valore universale, ed hanno cessato di essere considerati, anche da noi stessi, popoli di serie B.
La domanda che allora ci siamo posti, e che continua a rimbalzarci nel cervello senza trovare una risposta sicura se non amarissima, è se quel senso del limite sia pervenuto anche qui da noi, in Italia, anche semplicemente come mera merce d'importazione. Noi temiamo di no, che non sia pervenuto; né tanto meno che siamo stati capaci noi di fissarne uno nostro. In tutti questi anni, abbiamo visto manifestarsi fenomeni che solo qualche ora prima avremmo considerato assurdi. Leggi fatte appositamente per una persona, contro ogni tipo di buonsenso, anche quello più beota, hanno impegnato le istituzioni parlamentari per anni, al solo scopo di sottrarre al giudizio dell'istituzione giudicante fatti gravissimi (compiuti ben prima di "scendere" in politica), mentre nel frattempo si sgretolava ogni senso civico, ogni senso di appartenenza ad una comunità, ogni esile senso di legalità. Mentre l'accusa di buonismo riusciva a zittire i buoni, nessuna accusa di cattivismo riusciva a scalfire la protervia dei cattivi. Molti di noi hanno assistito indifferenti al ribaltamento della realtà, fino a consentire di definire eroe un mafioso certificato, amico e stalliere del tiranno di Arcore. Niente sembrava mai sufficiente per dire basta. Ai cittadini stranieri sembrava impossibile che noi potessimo sopportare tutto questo scempio. Eppure, così è andata.
Ora è la politica, finalmente, che sembra essere in grado di eliminare l'imbarazzante anomalia berlusconiana. La tanto vituperata politica, e non l'imbelle popolo vituperante, sta riuscendo a ridare credibilità al nostro paese di fronte agli altri governanti e popoli stranieri. Eppure, non solo della politica si è ridacchiato nelle istituzioni e nei bar dei paesi europei, ma anche del popolo italiano. Ora la nostra politica sta facendo la sua parte. Ma il nostro popolo?
Certo, non bisogna dimenticare i milioni di italiani che con grande costanza e tenacia si sono opposti con manifestazioni pubbliche a Berlusconi e al berlusconismo, sfidando il suo strapotere e le sue rappresaglie; non bisogna neanche dimenticare quanto essi siano stati, e siano tutt'ora, rappresentativi di un sentire comune a molti altri cittadini rimasti a casa. Tuttavia, non si può segnare alcun limite, delegando gli altri a fare per sé una battaglia di così fondamentale valore. Bisogna essere lì, a rischiare anche la pelle, a dimostrazione che la ragione per cui si manifesta va ben al di là dei propri interessi, anche al di là dell'interesse primario di restare in vita, perché un popolo sia davvero libero e degno d'ammirazione. È solo così che quel limite è segnato.
I cittadini italiani, di nuovo, questo non lo hanno "fatto". Ma forse lo "faranno". In futuro.
dalle cronache della giornata
308 (meno "8 traditori"). E poi: 'Prendo atto'. Il premier prende appunti dopo il voto sul rendiconto, e sul bigliettino che un fotoreporter in aula riesce a immortalare si leggono anche le parole 'Presidente della Repubblica'. E infine: 'dimissioni'. Questa volta Berlusconi - lo si vede anche dalla faccia, accusa il colpo per quegli otto voti di differenza dai 316 dell' ultima conta a Montecitorio, dicembre scorso,che gli assicuravano la maggioranza a Montecitorio, essendo quella al Senato solida. Deluso, amareggiato, perfino stupito: mi hanno tradito, ma questi dove vogliono andare?, ha chiesto ad un gruppo di esponenti del Pdl riuniti attorno ai banchi del governo nell'emiciclo, leggendo i nomi degli undici che non hanno votato. Il problema dei numeri c'è, ammette Berlusconi. 310, era la nuova soglia di sicurezza che il premier aveva in mente. Ora bisogna capire cosa fare, avrebbe detto ai fedelissimi, ma non mi abbatto e vado avanti. In queste ore frenetiche, Berlusconi è a Palazzo Chigi con Alfano, Letta, Calderoli ,Maroni e Cicchitto. E lo ha da poco raggiunto Bossi, dicendo sibillinamente: vado a parlargli.
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Ultimo aggiornamento (Martedì 08 Novembre 2011 19:21)







