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Roma occupata. Il racconto della giornata

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Vita Politica - Cronache e Commenti

blindato in fiamme 5 120di Antonella De Biasi da DirittiDistorti 16 ott 2011 - Il 15 ottobre degli indignados italiani sarà ricordato per la battaglia di piazza San Giovanni. Purtroppo la violenza di un pugno di black block ha rubato la scena a circa mezzo milione di persone che hanno sfilato pacificamente. Fin dalle prime ore della mattinata i pullman da tutta Italia hanno portato i manifestanti in città.

Il normale tran tran della stazione Termini si mischiava con i colori e i cartelli degli indignados di casa nostra. Nei pressi dei giardinetti di via delle Terme di Diocleziano incontriamo Sergio, originario della Patagonia, che con la bandiera dell'Argentina e una del "Che" si fa fotografare nell'attesa. "E' un momento importante, dovevo esserci. Ho quasi 60 anni e penso che un personaggio come Che Guevara sia ancora un simbolo. Siamo tutti sulla stessa barca". Intanto sono circa le 13, su via Nazionale le prime auto della polizia si posizionano. Il pugno di ragazzi accampati nei giorni scorsi sulle scalinate del palazzo delle Esposizioni hanno nella nottata raggiunto gli indignados di San Lorenzo. Polizia a presidiare la Banca d'Italia, Palazzo Koch, ma nel complesso la situazione è abbastanza fluida e tranquilla.

Ore 14. Parte il corteo

Il corteo procede spedito. Sono in tanti e già nella corsa ci ritroviamo quasi in fondo a via Cavour, all'altezza della fermata metro. Le facce sono quelle consuete dell'Italia che vuole farsi sentire, che si informa, che vuole scegliere. Attivisti impegnati in campo ambientale, immigrati, famiglie con bambini, giovani. Dopo un primo spezzone con vari striscioni si notano sfilare una cinquantina di ragazzi e ragazze con vestiti scuri e sciarpe che coprono metà del volto. Uno di loro ci urla di non fotografare, scappiamo più avanti. Il corteo è appena iniziato. Arriviamo in fondo a via Cavour dopo aver superato alcuni manifestanti, ex operai dell'Irisbus appena licenziati. Ci posizioniamo alla fine di via Cavour, dal lato di piazza Venezia, nella via dei Fori imperiali foderata da un cordone di agenti, camionette e uomini della polizia e della guardia di finanza. Vengono bloccati i turisti. La situazione è tesa, molte persone sono spaesate. Riusciamo a posizionarci dopo il blocco delle forze dell'ordine assieme a tanti altri fotografi. Piazza Venezia alle spalle, camionette e polizia di fronte. Restiamo bloccati in questa situazione sentendo i primi scoppi. E' chiaro che si voleva evitare la situazione del 14 dicembre scorso, quando alcuni manifestanti dopo il voto dell'ennesima fiducia al governo Berlusconi invasero il centro città e quindi i palazzi del potere.

La violenza

Al di qua delle camionette vediamo alzarsi del fumo proveniente da via Cavour. Non sono nemmeno le 15. E' solo l'inizio di una lunga giornata che vedrà la Capitale messa a ferro e fuoco. Attraverso il canale twitter, social network basato sul microblogging, riusciamo ad avere aggiornamenti. La protesta occupa pacificamente l'area della Basilica di Massenzio mentre continuano gli scontri tra black bloch e forze dell'ordine. Una caserma dei Carabinieri assaltata a via Merulana. Su twitter si parla di infiltrati di Forza Nuova. La tensione sale, molti turisti e manifestanti assediano i poliziotti con domande. L'ordine è di allontanare tutti perché la situazione è già sfuggita di mano. Assieme ai turisti spinti verso piazza Venezia ci sono anche degli invitati a un matrimonio che invece dovrebbero essere dall'altra parte. Il prete cerca di intercedere presso le forze dell'ordine. Solo dopo che la battaglia si sposta a via Labicana e via Merulana la sposa può finalmente superare il cordone. E lo facciamo anche noi.

Piazza San Giovanni

Nel frattempo le notizie parlano di vera e propria guerriglia urbana a piazza san Giovanni. Corriamo e camminiamo per strade limitrofe, cercando di evitare le altre zone interessate dagli scontri con i black bloch, rese impraticabili e poco sicure. Il rumore degli scoppi continua. Accediamo a piazza San Giovanni da una strada secondaria, molti manifestanti scappano impauriti. Si sparano lacrimogeni, fumogeni, bombe carta. Il suono delle sirene è quasi intermittente. Siamo intorno alle 17.30, quando il clou della lunga giornata degli indignados italiani diventata incubo.

Scivoliamo lungo il muro della Basilica di San Giovanni. E' guerra. Persone impaurite, panico generale, ragazzi e famiglie che cercano di mettersi in salvo. Una signora che qualche ora prima era sul camion dei Cobas è stata tirata giù e strattonata con violenza, visibilmente provata ci racconta di aver visto lo scontro e di essere molto dispiaciuta. Tutto rovinato.

Fumogeni, bombe carta, idranti

A fianco all'obelisco le tende della Croce Rossa raccolgono i primi feriti. Chi riesce a scappare si dirige verso via dei Fori Imperiali. Il camion in testa alla manifestazione cerca di fare manovra tornando indietro. Ormai quella piazza non ospiterà la conclusione del corteo auspicata. Continuano gli scontri. Dal lato della piazza, sempre spalle al muro, riusciamo a vedere un altro gruppo di ragazzi a volto coperto e con caschi che corre verso il fulcro dello scontro. I rinforzi. La battaglia continua. E' chiaro che si tratta di gruppi organizzati. Nei giorni scorsi si parlava di infiltrati. Quello che si può rimproverare al movimento è di essere stato ingenuo: nessun servizio d'ordine. Ciò ha permesso il peggio. Ci ritroviamo, nostro malgrado, a raccontare solo questo. Violenza premeditata e scontri. Forse il servizio d'ordine avrebbe potuto evitare il peggio. Ritorniamo verso via dei Fori imperiali assieme a un piccolo gruppo di signori bolognesi che si è staccato dai propri compagni. Delusione e smarrimento sui volti. I manifestanti si spostano in gruppi, il corteo si è spezzato quasi subito dopo le prime violenze, sfilacciato.

La delusione

Torniamo sui via dei Fori Imperiali dove già sono al lavoro operai della nettezza urbana. Si cammina cercando una fermata metro vicina. A gruppi i manifestanti si fermano per telefonare, bere qualcosa, riposarsi. Via Cavour, con le auto dai vetri distrutti e qualche serranda ancora abbassata, ospita ancora una volta un notevole flusso di gente, che questa volta va al contrario. Facciamo il viaggio di ritorno in metro con alcuni manifestanti No Tav che devono prendere il pullman di ritorno all'Anagnina, periferia est di Roma e tornare al nord. Non è stata una bella giornata. La prossima volta occorrerà isolare prima i cattivi, essere preparati e previdenti.

 

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Ultimo aggiornamento (Giovedì 20 Ottobre 2011 10:27)

 

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