L'informazione dica la verità. Ma quale?
| Vita Politica - Cronache e Commenti |
C'è un problema che riguarda tutti i giornali indipendenti e tanto più la stampa di opposizione. Se infatti i titoli a tutta pagina sugli ultimi scandali giudiziari coprono il silenzio sulle questioni sociali - come sull'esito del referendum che solo tre mesi fa aveva bocciato la privatizzazione forzata dei servizi pubblici locali - è evidente che qualcosa non torna. leggi tutto
Preceduto da molte e accese polemiche fino alla vigilia, l'esito dello sciopero generale organizzato il 6 settembre dalla Cgil non ha goduto di altrettante attenzioni. Anche tra i quotidiani di orientamento progressista o comunque di opposizione, con poche eccezioni, il risultato della mobilitazione, i suoi argomenti e i suoi obiettivi, sono finiti nelle pagine interne sin dal giorno successivo, dopo che le incredibili notizie provenienti dalle inchieste che riguardano Silvio Berlusconi sommergessero tutto in un profluvio di verbali e intercettazioni sempre più imbarazzanti e scandalose. E' un'alluvione che non comporta solo un problema di garanzie costituzionali, ma anche il rischio che si parli di Berlusconi più per i suoi problemi, giudiziari e personali, che per quelli gravissimi che causa agli italiani. Lo stesso ministro Sacconi ha avuto in questi giorni più spazio sulla stampa per la sua incresciosa barzelletta sulle suore che per la violenza del suo attacco all'articolo 18 e al diritto del lavoro.
È chiaro che oggi le dimissioni del presidente del Consiglio rappresentano per l'Italia una necessità vitale. Il conflitto tra i suoi interessi personali e l'interesse nazionale non aveva mai raggiunto una simile, tangibile evidenza: mentre il Paese danza sull'orlo del baratro finanziario e i governanti di tutta Europa parlano della crisi italiana con toni sempre più allarmati e parole sempre più esplicite, il capo del governo italiano risulta essere in riunione con l'avvocato Ghedini, in ben altre faccende affaccendato. Per quale motivi Berlusconi dovrebbe dimettersi? Tutti gli argomenti utilizzati in queste settimane sono ugualmente validi. Ma le conseguenze politiche che discendono dalla scelta delle priorità non sono affatto le stesse.
Se si considerano gli elogi delle politiche restrittive promosse dalla destra europea, nel pieno della battaglia sulla mutevole manovra finanziaria di questo governo, il risultato è subito evidente. È un classico schema cosiddetto «terzista»: Silvio Berlusconi dovrebbe cedere il passo non perché stia varando delle misure sempre più inique, economicamente e socialmente insopportabili, ma perché non ha la credibilità e la forza necessaria per portarle fino in fondo.
Dunque, sembra essere la conclusione del ragionamento, serve qualcuno che abbia la credibilità personale per assumere le decisioni impopolari che sono necessarie (impopolare, nel nostro discorso pubblico, è divenuto ormai sinonimo di buono e giusto. Questo slittamento semantico fino a che punto è giusto?). Quello di cui si avverte il bisogno, in altre parole, è una faccia pulita per il lavoro sporco, che si tratti della cancellazione dell'articolo 18 o più semplicemente di caricare tutto il peso della manovra su lavoratori e pensionati. Gli unici, a sentire certi commentatori, con i quali lo Stato è libero di violare tutti gli accordi che vuole, purché non chieda un centesimo agli evasori beneficiari dello scudo fiscale. Soltanto una cosa, però, fa ridere ancora meno delle barzellette di Berlusconi e Sacconi, ed è la loro politica economica e sociale. Sarà bene pertanto diffidare delle imitazioni non meno che degli originali.
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Ultimo aggiornamento (Domenica 11 Settembre 2011 10:28)







