Chi paga il prezzo della crisi
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di Alessandro Cardulli, da paneacqua.eu 16 ago 2011 - La manovra del governo presenta un forte profilo di classe, i costi della crisi sono scaricati quasi esclusivamente su determinate categorie di lavoratori, a cominciare dal pubblico impiego e dal ceto medio produttivo. Il senatore democratico Vita: "La battaglia parlamentare è doverosa, indispensabile, non dobbiamo dare tregua. Da sola non basta, tale è la dimensione della posta in gioco dal punto di vista politico, sociale, culturale. E' la rottura con la storia democratica della nostra società, del nostro popolo. Va respinta con tutte le forze che abbiamo. Serve una mobilitazione generale, straordinaria, di grande respiro. Tutti in campo insomma"
E se accorpassimo, che brutta parola, le festività non religiose al 29 febbraio? Pensate quanti punti di Pil potremmo recuperare con grande gioia del ministro Sacconi, l'artefice di tanti danni per i lavoratori, fin da quando era una delle "teste d'uovo", insieme a Tremonti e Brunetta, di Bettino Craxi. Certo per il 2012 sarebbe una giornata di grande festa per tutti. Pensate, 25 Aprile, 1 Maggio, 2 Giugno, Festa della Liberazione, Festa dei lavoratori, di e per loro stessi, Festa della Repubblica, tutte insieme, in un solo giorno. Certo poi dovrebbero aspettare fino al 2016 per vivere di nuovo una simile giornata, ma, come si dice, non si può avere tutto, la botte piena e la moglie ubriaca. La cancellazione delle festività, a ben pensare, forse è una delle misure più gravi che il Consiglio dei ministri abbia approvato.
Vita (Pd) : il governo porta l'Italia verso l'abisso
"E' il segno-dice Vincenzo Vita-senatore del Pd- della incapacità di strategia e di rappresentanza di un capitalismo minore ( si potrebbe anche dire "straccione" ndr) che porta la grande massa dei lavoratori e dei cittadini verso l'abisso". Insieme a queste date si cancellano il Novecento, le lotte, i successi, le sconfitte anche dei movimenti popolari, progressisti, "si cancella l'Italia dello stato sociale -prosegue Vita- e questa volta entriamo davvero in un regime, non siamo più al rischio il cui pericolo abbiamo più volte evocato". Ma c'anche di più dal punto di vista, della morale, dell'etica della politica che è punto di partenza della denuncia della casta. Certo potremmo far pagare ai senatori il prezzo normale per un pasto, o il biglietto di viaggio, quando vanno in vacanza. Ma potrebbe continuare il fenomeno dilagante della corruzione di cui ogni giorno vi è notizia. Già, l'etica della politica proprio mentre il governo di Berlusconi e Bossi fa pagare tutto il prezzo della crisi di cui porta pressoché per intero la responsabilità ai lavoratori, al ceto medio produttivo. Le misure approvate sono odiose, oltre chiaramente lesive dei diritti dei lavoratori, della dignità stessa del lavoro. La cancellazione delle festività si accoppia con il ricatto di non pagare la tredicesima in quelle aziende pubbliche che non hanno il bilancio in pareggio, con il pagamento della liquidazione due anni dopo la chiusura del rapporto di lavoro, la manomissione dello Statuto dei lavoratori facendo diventare il licenziamento un diritto nella mani del padrone, lo smantellamento della contrattazione nazionale per cui sempre il citato Sacconi Maurizio grida vittoria. Sanno bene questi ministri che, per esempio, la sospensione del pagamento della tredicesima è un atto illegale.
Tutto il prezzo della crisi pagato dai lavoratori
Allora perché? Perché è 'l'odio di classe che li fa muovere. Pronunciamola, una volta tanto questa parola: Non solo ma si spingono fino a fare una graduatoria dei 'nemici' da punire. I primi dovrebbero essere i lavoratori pubblici che, dicono i berlusconiani, non votano per il cavaliere. Gli insegnanti poi non se ne parli sono tutti pericolosi comunisti. Vengono messe in discussione le ragioni di fondo della democrazia- riprende Vincenzo Vita- da questo decreto vergogna, al di là dei singoli articoli. Non è solo iniquo, depressivo, poco credibile, ingiusto. E' un attacco molto grave alla Costituzione che viene manomessa e con essa viene manomessa l'intera società". Si arriva così al punto, al che fare. La protesta, l'indignazione contro il decreto viene da ogni ambiente. Se ne fanno portavoce perfino i giornali berlusconiani che sentono puzza di bruciato. Il Pd con Bersani ha presentato sette proposte alternative a quelle contenuti nel decreto. Giudizi duri vengono dall'Udc, da Sel, dall'Api, dai finiani. Di Pietro vede luci ed ombre pur attaccando a fondo il governo. Sarebbe interessante conoscere quali sono le luci ma per carità di patria sorvoliamo.
Con la battaglia parlamentare una grande mobilitazione di popolo
Si annuncia una forte battaglia parlamentare di opposizione. Deluse e anche qualcosa di più le forze sociali che avevano presentato proposte caratterizzate da " rigore, equità, riduzione dei costi della casta". Non sono state prese neppure in considerazione. La Cgil, la Fiom annunciano battaglia. La Cisl sembra assopita, la Uil, addirittura ha applaudito alcune proposte. La domanda è: può bastare una battaglia parlamentare a colpi di emendamento a fronte di una manovra come questa, dove non c'è un minimo accenno a reali misure di crescita? Giriamo la domanda al senatore Vita. " La battaglia parlamentare è doverosa, indispensabile, non dobbiamo dare tregua. Da sola non basta, tale è la dimensione della posta in gioco dal punto di vista politico, sociale, culturale. E' la rottura con la storia democratica della nostra società, del nostro popolo. Va respinta con tutte le forze che abbiamo. Serve una mobilitazione generale, straordinaria, di grande respiro. Tutti in campo insomma" La spallata? " Serve un movimento forte, unitario, ampio che abbia continuità, non si spenga con una fiammata -conclude-, un movimento che guarda al governo del Paese. L'alternativa, insomma, di cui tanto abbiamo parlato: Per riprendere uno slogan fortunato, se non ora quando?
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Ultimo aggiornamento (Mercoledì 17 Agosto 2011 12:16)







