Cronaca dell'incontro con Tremonti
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di Alessandro Cardulli, da paneacqua.eu 11 ago 2011 - Tremonti: "Licenza di licenziare". Piazza Affari rimbalza al più 4,1 per cento, è il giorno dell'attesa relazione del ministro dell'Economia alle commissioni Bilancio e Affari costituzionali. Emergono la stessa confusione e le idee poco chiare di Berlusconi con le parti sociali. Ribadito l'obiettivo principe del pareggio di bilancio in Costituzione, proposta di accorpare le festività nelle domeniche e disponibilità a tassare le rendite. Ipotizza una vera e propria licenza di licenziare parlando di "licenziamento del personale compensato con meccanismi di assicurazione più felici". Bersani: "Sconcertato"
La crisi si affronta con il parchimetro alla mano. Poco più di un'ora il confronto, si fa per dire, fra governo e parti sociali. Due orette la riunione delle Commissioni Affari istituzionali e Bilancio in seduta congiunta per discutere, come da ordine del giorno solo la modifica di un articolo della Carta per introdurre l'obbligo del pareggio di bilancio. Ma che la situazione sia al limite della sopportabilità, il paese sull'orlo del baratro, lo dimostra il ritorno a Roma del Capo dello Stato. Giorgio Napolitano, che interrompe le vacanza a Stromboli per incontrare Berlusconi il quale, a sua volta, dovrebbe vedersi con Mario Draghi. Un chiaro segno che il governo non sa ancora che fare, è in bambola. Intanto, per fortuna, la Borsa ha registrato una giornata positiva (Piazza Affari guadagna il 4,10 per cento) dopo la tempesta di ieri. Si capisce così la totale reticenza di Tremonti ad entrare nel merito dei problemi legati all'anticipo della manovra. Alle Commissioni ha detto che avrebbe allargato il discorso alle misure che il governo intende adottare come richiesto dalla Bce con lettera firmata da Trichet, il presidente in carica e Draghi, quello in pectore. Bossi, In chiave polemica, non volendo prendersela con Tremonti, attacca il governatore di Bankitalia, affermando che la lettera è stata scritta a Roma, quasi un complotto ordito contro il governo, un "tentativo di far saltare il governo", afferma il senatur . E' il segno del degrado, dello spappolamento di un esecutivo che ha niente da dire, se mai la avesse avuto
Il ministro non entra nel merito dei costi della manovra
Tremonti , come aveva fatto anche Berlusconi nell'incontro con le parti sociali, non dice niente sulla manovra. Ancora siamo alla fase dello studio. Ripete, ormai come un disco rotto, la necessità di cambiare la Costituzione introducendo il pareggio di bilancio. Preso di mira è l'articolo 81 perché-dice- c'è un vincolo europeo. In realtà sono Germania e Francia, con le loro politiche conservatrici che con la scusa del rigore e del pareggio dei bilanci danno colpi mortali allo stato sociale. Tremonti balbetta, le sue giustificazioni prendono spunto da una proposta in tal senso dell'ex parlamentare del Pd, Nicola Rossi, ex appunto. Avendo il terzo o quarto debito pubblico nel mondo il vincolo obbligatorio del pareggio del bilancio " è necessario". Perché? Non lo spiega mentre fiori di economisti affermano proprio il contrario. In presenza di un debito pubblico così forte l'elasticità dei bilanci fa parte della possibilità dei governi di portare avanti politiche economiche degne di questo nome. Proprio quello che non vogliono le forze conservatrici che in Europa sono al governo in tanti paesi. La seconda questione messa in campo da Tremonti riguarda il mercato del lavoro, le relazioni sindacali.
Basta con le festività. Ci sono le domeniche
Senza mai accennare allo Statuto dei lavoratori e alla Costituzione perché un altolà è venuto dalle forze sociali, "è problema è nostro esclusivo", hanno affermato nell'incontro con il governo, ha fatto proposte da brivido dicendo che sono finalizzate alla crescita. Serve -ha detto- "la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali, dei servizi professionali e la privatizzazione su larga scala dei servizi locali" confondendo, lo ha ripreso Bersani liberalizzazioni con privatizzazioni che sono ben altra cosa. Si è detto disponibile ad un intervento sulle rendite. Più tasse sui titoli: "Fermi i titoli di Stato, prevediamo una riduzione della tassazione della raccolta postale che è al 27%, mentre tutti i titoli finanziari verrebbero tassati dal 12,5% al 20%". Tra le ipotesi allo studio figurano interventi sulle pensioni di anzianità e su quelle delle donne nel settore. Ma Bossi ha messo un paletto disponibile poi al compromesso, come suo solito. Ma la vera ricetta per la crescita sta nell'accorpare sulle domeniche le festività", così, a detta del ministro diventato anche un esperto di politica industriale, si aumenta la produttività. E così, appunto, ci espone al ridicolo di tutto il mondo economico che già mal sopporta il suo vantarsi di grande economista. Poi l'attacco alla contrattazione nazionale e all'articolo 18. Per il mercato del lavoro l'ipotesi da mettere in campo è "una spinta alla contrattazione a livello aziendale, con il superamento del sistema centrale rigido".
Bersani: "sconcertato". Di Pietro: "castelli di sabbia"
Non basta: ipotizza una vera e propria licenza di licenziare e parla di "licenziamento del personale compensato con meccanismi di assicurazione più felici": Dice anche quanto lui sia stato bravo perché la Bce ci chiede anche la riduzione degli stipendi nel pubblico impiego ("ma non lo faremo" concede Tremonti nella replica. Per quanto riguarda il taglio dei costi della politica due parole: "Dobbiamo intervenire perché ci sono eccessi"). Niente più. Nel merito della manovra. Tremonti se la cava dicendo che prima ci sono incontri riunioni, studi dei tecnici. Il Parlamento può attendere. Il consiglio dei ministri farà un decreto. Punto e basta. Si aprono gli interventi. Malumore nello stesso Pdl e nella Lega, le parole migliori per definire l'intervento di Tremonti: "E' stato deludente". Ora si attende il decreto dicono quattro parlamentari berlusconiani, Giorgio Stracquadanio, Guido Crosetto, Lucio Malan e Isabella Bertolini con una avvertenza, " il nostro voto non è scontato". Dai leghisti un aggettivo non troppo o piacevole "è stato verboso". Alla riunione delle Commissioni hanno assistito i leader dei partiti di opposizione. Dice Bersani esprime "sconcerto" per quanto detto o meglio non detto Tremonti. "La situazione politica italiana è il cuore del problema". "Al governo non deve tremare il polso: per noi chi ha di più deve dare di più". Antonio Di Pietro chiede al governo cosa voglia fare "di concreto". "Noi siamo disponibili ad aiutare il governo senza preconcetti, ma castelli di sabbia non ne vogliamo più vedere" dice il leader dell'Italia dei Valori.
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