Le novità della Spanish revolution
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«Spagna, se gli indignados 'premiano' il nemico» Proponiamo una interssante intervista allo storico Massimo Salvadori con elementi di una prima analisi sul movimento degli "Indignados". In fondo all'articolo c'è il loro manifesto politico.
Intervista di Marina Mastroluca da unita.it 23 mag 2011 - C'è un paradosso in un Paese con le piazze piene di giovani «indignados» e le urne un po' più vuote. leggi tutto
«È legato al fatto che questi giovani che chiedono più opportunità, più provvidenze sociali, più futuro rischiano di potenziare l'ondata della destra che ha nei suoi programmi esattamente l'opposto». La Spagna al voto, vista dallo storico Massimo Salvadori, professore emerito dell'Università di Torino, non è solo un Paese ma un sintomo: della necessità della sinistra di costruire una sua progettualità davvero alternativa.
Partiamo dagli 'indignados', che rifiutano etichette politiche e sono fortemente critici nei confronti della 'casta'. Vanno letti come il segno di una crisi della sinistra spagnola o più in generale della politica?
«Possono essere letti come un sintomo della gravissima crisi economica che ha colpito la Spagna. E visto che al potere ci sono i socialisti, è inevitabile che il malcontento investa chi sta al governo e Zapatero in primo luogo. Ma c'è un elemento di paradossalità nel fatto che questa protesta rischia di favorire la destra, che progetta lo smantellamento del welfare. Siamo al gatto che si morde la coda. E una situazione classica che si è ripetuta in tanti Paesi».
Quali?
«L'Italia, per esempio, dove strati popolari e operai si sono affidati a Berlusconi in un momento di difficoltà economica. Ma sono finiti dalla padella alla brace. In Spagna non è certo il partito popolare a poter dare una risposta a chi oggi protesta in piazza».
La piazza predica l'astensione e critica il bipartitismo, tanto il Psoe che i popolari. Ma è Zapatero ad essere in picchiata nei sondaggi. Che cosa paga?
«Zapatero ha dato la sensazione di voler coprire l'entità della crisi in un primo momento e dopo di non essere in grado, per mancanza di risorse, di dare una risposta».
Dopo una prima fase di riformismo laico, pressoché a costo zero, il governo socialista ha frenato. È solo la crisi ad aver determinato l'impasse?
«Zapatero ha già detto che non intende ricandidarsi nel 2012. Lo ha fatto perché avverte l'usura di una guida che non è riuscita del tutto a mantenere le promesse fatte. La sua è una dichiarazione, se non di fallimento, quanto meno di estrema difficoltà, che non giova al Psoe. Non c'è dubbio che la Spagna abbia subito una crisi gravissima, ma il governo spagnolo sul piano economico ha lasciato la briglia sciolta alla speculazione finanziaria, soprattutto nel settore edilizio che aveva un ruolo trainante. Non ha avuto una propria progettualità. I risultati sono stati estremamente negativi. La disoccupazione oggi è al 21% (al 45% quella giovanile, ndr): sono dati di un disastro sociale».
Errori di Zapatero o c'è una debolezza intrinseca della sinistra che non ha saputo trovare una mediazione tra valori sociali e mercato?
«Qui il discorso andrebbe proiettato su una scala più ampia della sola Spagna. Di fronte all'ondata neoliberista e al crescente potere delle oligarchie economiche e finanziarie che oggi hanno provocato la depressione economica, la sinistra europea non ha saputo trovare alternative. A partire da Blair, ha finito per cavalcare l'ideologia del libero mercato. Che però nascondeva il dato di fondo, e cioè che il mercato, controllato dalle oligarchie, è tutt'altro che libero. Ora si comincia a riflettere. Lo fa la socialdemocrazia tedesca che guarda più a sinistra. In una certa misura anche il partito laburista britannico e i socialisti francesi. È solo un inizio, ma ancora manca oggi una vera cultura dell'alternativa politica, sociale e soprattutto economica».
Torniamo alla Spagna. Zapatero rischia di perdere con questo voto roccaforti storiche, come Barcellona e Siviglia. La sua uscita di scena potrebbe subire un'accelerazione?
«Se la sconfitta sarà talmente profonda da screditare il governo è possibile che si aprano scenari imprevisti».
Non è già sufficientemente drammatico per il Psoe essere contestato in piazza da laureati che si rifiutano di «essere schiavi per 700 euro al mese»? La sinistra ha forse bisogno di più sinistra?
«Potrei dire di sì, ma senza illudersi che basti uno slogan. Quello che serve è un progetto alternativo».
Il "Manifesto politico" degli indignati
ECCO PER PUNTI LE RICHIESTE DEGLI "INDIGNADOS" SPAGNOLI
Eliminazione dei privilegi della classe politica:
Stretto controllo sull'assenteismo. Istituzioni di sanzioni specifiche per chi non onori le proprie funzioni pubbliche.
Eliminazione dei privilegi nel pagamento delle tasse, nel conteggio dei contributi lavorativi e nel calcolo degli anni per ottenere la pensione. Equiparazione dello stipendio degli eletti al salario medio spagnolo con la sola aggiunta dei rimborsi indispensabili all'esercizio delle funzioni pubbliche.
Eliminazione dell'immunità associata all'incarico. I delitti di corruzione non prescrivono.
Pubblicazione obbligatoria del patrimonio di chiunque ricopra incarichi pubblici.
Riduzione degli incarichi "a chiamata diretta".
Contro la disoccupazione:
Ridistribuzione del lavoro stimolando la riduzione della giornata lavorativa e la contrattazione fino ad abbattere la disoccupazione strutturale (sarebbe a dire raggiungere un tasso di disoccupazione inferiore al 5%).
In pensione ai 65 anni e nessun aumento dell'età pensionabile fino all'eliminazione della disoccupazione giovanile.
Vantaggi per le imprese con meno del 10% di contratti a tempo.
Sicurezza nel lavoro: divieto del licenziamento collettivi o per cause oggettive nelle grandi imprese che non siano in deficit, controlli fiscali alle grandi imprese per evitare il lavoro a tempo determinato quando invece potrebbero assumere a tempo indeterminato.
Reintroduzione dell'aiuto di 426 euro a persona/mese per i disoccupati storici.
Diritto alla casa:
Esproprio statale delle case costruite in forma massiva e che non siano state vendute: diventeranno case popolari.
Aiuti per l'affitto ai giovani e a chiunque si incontri in condizioni di bassa disponibilità economica.
Si permetta, in caso di impossibilità nel pagare l'ipoteca, la sola riconsegna della casa.
Servizi pubblici di qualità:
Eliminazione delle spese inutili delle amministrazioni pubbliche e creazione di un organo indipendente di controllo dei bilanci e delle spese.
Assunzione di tutto il personale sanitario in attesa di assunzione.
Assunzione del personale in attesa nel settore dell'educazione per garantire una giusta proporzione alunni/insegnanti, un adeguato numero di professori di supplenza e i professori di appoggio (ndr ai diversamente abili).
Riduzione delle tasse universitarie ed equiparazione dei prezzi dei master a quelli della normale carriera universitaria.
Finanziamento pubblico alla ricerca per garantirne l'indipendenza.
Trasporto pubblico poco costoso, di qualità ed eco-sostenibile: reintroduzione dei treni che ora vengono eliminati per far spazio all'alta velocità ed quindi dei relativi prezzi originari. Riduzione dei prezzi degli abbonamenti al trasporto pubblico, riduzione del traffico su gomma all'interno dei centri urbani, costruzione di piste ciclabili.
Servizi sociali locali: applicazione definitiva della Ley de Dependencia (assistenza alle persone dipendenti, per malattia o vecchiaia), istituzioni delle reti di assistenza locali e municipali e dei servizi locali di mediazione e tutela.
Controllo delle banche:
Divieto di qualsiasi tipo di salvataggio o iniezione di capitale pubblico. Le banche in difficoltà dovranno fallire o essere nazionalizzate per tramutarsi in banche pubbliche sotto controllo sociale.
Aumento della tassazione alle banche in forma proporzionale alla spesa sociale provocata a conseguenza della cattiva gestione finanziaria.
Restituzione alle finanze pubbliche dei prestiti statali concessi nel tempo.
Le banche spagnole non possono investire nei paradisi fiscali.
Sanzioni nei casi di cattiva prassi bancaria e di speculazione.
Fisco:
Aumento delle detrazioni d'imposta sui grandi capitali e le entità bancarie.
Eliminazione del Sicav (società d'investimento a capitale variabile).
Reintroduzione della tassa sul patrimonio.
Controllo reale ed effettivo sulle frodi fiscali e sulla fuga di patrimoni verso i paradisi fiscali.
Proporre la "Tobin Tax" a livello internazionale.
Libertà civili e democrazia partecipativa:
No al controllo di Internet.
Abolizione della legge Sinde (che disciplina diversi
aspetti del diritto d'autore in Rete e del peer to peer)
Protezione della libertà d'informazione e del giornalismo d'investigazione.
Istituzione di referendum obbligatori e vincolanti per questioni
di grande importanza e che modificano le condizioni generali di vita dei cittadini.
Istituzione di referendum obbligatori prima dell'introduzione
e l'applicazione delle norme europee.
Modifica della legge elettorale per garantire un sistema veramente rappresentativo e proporzionale e che non discrimini nessun partito politico né volontà popolare, una nuova legge elettorale che veda rappresentati anche i voti in bianco o quelli nulli.
Indipendenza del Potere Giudiziario: riforma del Ministero della Giustizia per garantirne l'indipendenza, il Potere Esecutivo non potrà nominare membri del Tribunale Costituzionale o del Consiglio Generale del Potere Giuridico (il CSM italiano).
Presenza di meccanismi effettivi che garantiscano democrazia interna ai partiti politici.
Riduzione delle spese militari
(Tratto dal Blog www.luciocolavero.com)
20 maggio 2011
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Ultimo aggiornamento (Lunedì 23 Maggio 2011 13:00)







