Primo Maggio per una primavera di democrazia
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di Pino Salerno, 29 aprile 2011 da paneacqua.eu - Primavera di democrazia. Un titolo che riprende provocatoriamente quello del primo maggio del 1946, quando ci si avvicinava al referendum per la Repubblica e l'Italia era avvolta dalle macerie della guerra. Un titolo ripreso dalla Cgil bolognese che sceglie la separazione da Cisl e Uil. Intervista a Danilo Gruppi, segretario della Camera del Lavoro di Bologna
Domenica primo maggio, festa dei lavoratori. A Marsala, in Sicilia, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil faranno i loro comizi, con lo slogan "Il lavoro per unire il Paese". La scelta di Marsala recupera, in qualche modo, una sorta di congiunzione con le celebrazioni del 150mo anniversario dell'Unità d'Italia. In tutta Italia, si annunciano manifestazioni unitarie di Cgil, Cisl e Uil. A Bologna, invece, avrà luogo in piazza Maggiore, un Primo maggio del tutto unico, originale e particolare. La Cgil, per la prima volta nella storia della festa dei lavoratori, farà da sola.
Il segretario della Camera del Lavoro bolognese, Danilo Gruppi la motiva così a Paneacqua: "Abbiamo riscontrato una notevole difficoltà a tenere assieme un primo maggio unitario ma dal profilo bassissimo, in cui non c'era alcuna iniziativa politica e sindacale di valore autentico. La proposta che ci era stata annunciata al tavolo unitario con Cisl e Uil riciclava sostanzialmente la manifestazione dello scorso anno, quando ci si limitò alla diretta su megaschermo dei comizi dei segretari generali da Rosarno, in Calabria. Insomma, una sorta di celebrazione routinaria, conclusa dalla consuetudine del concerto".
La Cgil bolognese ha dunque obiettato a Cisl e Uil che forse sarebbe stato più utile immaginare qualcosa di diverso e di più forte per la festa del primo maggio 2011. E ha avvertito che questo bisogno fosse in realtà un'urgenza collettiva, non solo manifestata dagli iscritti, ma anche da buona parte della città. Insomma, come aggiunge il segretario Gruppi, "la Cgil bolognese ha interpretato come una contraddizione politico-sindacale insanabile l'impossibilità di conciliare un primo maggio unitario con lo sciopero generale del 6 maggio indetto dalla sola Cgil. Abbiamo visto crescere una evidente tensione in città".
È così che è nata la decisione di fare da soli, con un crescente e largo consenso all'interno dei gruppi dirigenti della Camera del Lavoro di Bologna. Quando la decisione è stata resa pubblica dal segretario Gruppi, si è scatenata la bagarre. E il caso è diventato oggetto di dibattito nazionale.
Perfino il segretario della Cisl, Bonanni, ha stigmatizzato la decisione della Camera del Lavoro di Bologna come un errore che avrebbe ufficializzato la frattura nel mondo del lavoro. Naturalmente, i vertici nazionali della Cgil hanno invece sostenuto la posizione del sindacato bolognese. Susanna Camusso, in un incontro all'Arena del Sole con i delegati sindacali emiliani, ha sostanzialmente difeso le ragioni della Camera del Lavoro di Bologna, pur riaffermando il valore dell'unità sindacale, confermato dalle manifestazioni unitarie diffuse per tutto il Paese. Evidentemente, tuttavia, la sfida lanciata dalla Cgil bolognese aveva bisogno di una caratterizzazione molto più forte per questo Primo maggio del 2011. E cosa hanno inventato, i bolognesi?
Intanto, un titolo, "Primo maggio, primavera di democrazia", che riprende provocatoriamente quello del primo maggio del 1946, quando ci si avvicinava al referendum per la Repubblica e l'Italia era avvolta dalle macerie della guerra. E poi due lezioni, alle 10 nel Teatro Tenda allestito ad hoc in piazza Maggiore, sul tema: "Lavoro e Costituzione, una centralità da riconquistare", con Rossana Rossanda e il politologo Carlo Galli, direttore dell'Istituto Gramsci emiliano-romagnolo. Per non farsi mancare nulla, hanno registrato un videomessaggio di Andrea Camilleri, che accompagnerà le due lezioni. E infine, in serata, lo spettacolo, in anteprima assoluta, di Ivano Marescotti, "Italiani", una sorta di drammatizzazione dell'Unità d'Italia. Come si vede, un programma inconsueto e impegnativo, ricco di sollecitazioni e di riflessioni.
"Siamo dinanzi ad uno scenario tremendo", ci dice il segretario Gruppi. "C'è un'emergenza democratica, che merita un approccio assai più radicale, nella riflessione e nell'azione, che ci conduce a scelte che oltrepassino la banale routine di un comizio o di una manifestazione con canti e balli. Abbiamo bisogno di una giornata che coniughi la festa con la lotta, la mobilitazione e il ragionamento. La situazione italiana è davvero inedita, per i continui attacchi alla Costituzione, e per i continui tradimenti della Costituzione. Essi si riverberano pesantemente sul lavoro, sui diritti del lavoro e sulle tutele sindacali. S'imprimono sul senso stesso dell'essere sindacato. Quando abbiamo parlato con Cisl e Uil, ci siamo accorti che questa analisi non era condivisa. E abbiamo deciso di conseguenza".
Il segretario Gruppi lancia un vero e proprio allarme. "Nelle società moderne, il punto non è l'eliminazione del conflitto, ma la sua civilizzazione, che presuppone regole condivise. Senza regole condivise, saltano i diritti e le tutele, e si afferma l'arbitrio dei potenti. E non si risolvono nemmeno i problemi nel merito". Un esempio: prima della crisi economica, Bologna e l'Emilia erano ricche e ospitali, con un tasso di disoccupazione pressoché fisiologico, un benessere diffuso, e una straordinaria rete di welfare.
Oggi, nella sola Bologna sono 68mila le persone iscritte ai centri per l'impiego, con un aumento del 50% negli ultimi tre anni, per lo più operai licenziati da aziende in crisi. I tagli di Tremonti hanno fatto il resto. La qualità dell'intervento sociale si è parecchio abbassata. Il mercato del lavoro è stato devastato, letteralmente. La mancanza di risorse procura enormi difficoltà ad una straordinaria e prestigiosa Università, quale è l'Alma Mater di Bologna, che ospita circa 70mila studenti. Insomma, anche ragionando nel merito, emerge l'immagine di una città in crisi, che affronta con molte sofferenze una prova elettorale assai impegnativa. E dove, secondo il segretario della Camera del Lavoro, Gruppi, di questi temi si parla poco in campagna elettorale, come se si fosse verificata una sorta di cortocircuito politico, per il quale, le forze politiche appaiono sempre più autoreferenziali.
Al punto da perdere contatto con i vissuti autentici delle persone, che ovviamente voltano le spalle alle forze politiche, rifugiandosi spesso nell'indifferenza dell'antipolitica. In una città da sempre votata alla partecipazione, non è un buon segnale. Anche se una nota di ottimismo c'è nelle parole di Gruppi, a proposito dello sciopero del 6 maggio. "Per la preparazione dello sciopero, abbiamo organizzato circa 1300 assemblee. E abbiamo toccato con mano un clima di enorme simpatia verso gli argomenti, politici e sindacali, che abbiamo proposto per motivare lo sciopero. Non era semplice, né scontato. Ma contiamo su una buona mobilitazione e partecipazione, sia alle iniziative del Primo maggio, che allo sciopero di venerdì 6".
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