E se le forze di opposizione trovassero un accordo?
| Vita Politica - Cronache e Commenti |
di Alfonso Gianni, da paneacqua.eu 1 ap 2011 - L'intervento Per parafrasare il Marx del Manifesto, le forze in lotta tra loro si avviano a una comune rovina. Per evitarlo non bastano gli ammonimenti di Napolitano. Serve un'iniziativa politica costruttiva, che coniughi la protesta alla proposta. L'opposizione non può essere lasciata solo a chi attualmente siede in Parlamento-
Sono volati gli stracci, si sarebbe detto un tempo. Solo che questo è accaduto in Parlamento, a Montecitorio. Chi scrive ha qualche esperienza parlamentare alle spalle. Ricordo di scontri vigorosi, con i commessi in mezzo che ci separavano dai folti e sovraccitati banchi democristiani. Ma spesso eravamo stati noi a cominciare. Non eravamo sepolcri imbiancati. Ricordo anche qualche altra cosa che preferirei dimenticare, come lo sputo di Giancarlo Pajetta a Marco Pannella che, dopo avere eletto Toni Negri alla Camera, con il suo non voto lo consegnava alla carcerazione (che poi il Professore evitò in altro modo).
Mai Montecitorio è stato luogo di anime belle. Non sempre era consigliabile portarci le scolaresche in visita. Ma ora dovrebbe essere loro inibito, quale luogo diseducativo e fotografia del degrado civile di una nazione. L'argomento è il processo breve. E' stato rinviato alla prossima settimana. Ma prima ci sarà il Ruby gate. Ne vedremo delle belle. Ma gli argomenti appaiono più occasione che causa di una rissa continua. Mai si era visto un ministro della Repubblica vaffanculare il Presidente della Camera e applaudire platealmente e ironicamente all'opposizione. Che la questione vada ben al di là della richiesta sacrosanta di dimissioni di Ignazio La Russa per indegnità di ruolo è evidente. Infatti il Presidente della Repubblica si è deciso a un atto certamente inusuale come la convocazione dei capogruppo sul Colle per precisare che la rissa tra e nelle istituzioni ha ormai superato il livello di guardia, tanto da potere ripensare allo scioglimento delle Camere.
Una rissa che è in primo luogo interna a una maggioranza che cresce numericamente solo grazie alla corruzione di deputati altrui largamente praticata dal suo capo, ma che non trova pace. Ma è anche interna a una opposizione che non si decide cosa fare. I diverbi pubblici tra Massimo d'Alema e Rosy Bindi non possono essere attribuiti a comprensibile nervosismo. Sono piuttosto sintomo evidente di una assenza o quantomeno di una totale confusione strategica e tattica su come condurre l'opposizione. Come altro chiamare un comportamento schizofrenico che da un lato, spesso in capo alle stesse persone - come autocriticamente ha avuto il merito di dire la stessa Bindi presidente del Pd - , offre con la propria astensione alla Lega la possibilità di cantare vittoria sul federalismo fiscale regionale e alla maggioranza di ricompattarsi di conseguenza e dall'altro predica un'improbabile riedizione dell'Aventino o addirittura le dimissioni in massa dalle camere dei parlamentari dell'opposizione?
Sembra proprio che la storia non insegni mai nulla. Come altro definire, se non come in preda alla confusione e all'impotenza, un'opposizione parlamentare, che da un lato chiama il popolo al presidio permanente davanti al Parlamento e dall'altro guarda con sospetto quando non con ostilità le manifestazioni di strada sulla pace o sulle grandi questioni sociali e si divide addirittura sulla opportunità di partecipare come singoli esponenti di partito agli scioperi e ai cortei indetti dai sindacati? Come definire maggioranza e opposizione che si dividono e si combattono aspramente sulle esuberanze sessuali del premier ma plaudono assieme sul giro di vite antioperaio di Sergio Marchionne, se non come chi ha capovolto il celebre brocardo in "vizi pubblici e private virtù"?
Così, per parafrasare il Marx del Manifesto, le forze in lotta tra loro si avviano a una comune rovina. Per evitarlo non bastano gli ammonimenti di Napolitano. Serve un'iniziativa politica costruttiva, che coniughi la protesta alla proposta. L'opposizione non può essere lasciata solo a chi attualmente siede in Parlamento. Altre forze importanti non sono rappresentate. Fra queste SEL, accreditata di un buon seguito elettorale nei sondaggi. Da qui potrebbe e dovrebbe partire la proposta di riunire tutte le forze di opposizione, con la partecipazione dei movimenti sociali, in una grande convention per discutere ora - senza attendere il tempo delle primarie e dell'imminenza elettorale - su quali contenuti e con quali modalità vada condotta l'opposizione a un berlusconismo morente e perciò tanto più pericoloso per la democrazia e la società. E che cosa fare dopo, se un dopo ci sarà. Invece di limitarsi a sventolare il tricolore nel 150°, questa sarebbe una bella prova di responsabilità nazionale, di amore per la democrazia e di dedizione nei confronti del popolo italiano (che non si nutre di solo gossip).
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