Le consultazioni di Napolitano
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C.R. da paneacqua.eu, 31 mar 2011 - La giornata politica La tregua sul processo breve dopo gli scontri in Aula che rischiavano di proseguire per tutta la settimana era probabilmente l'unica scelta che restava alla maggioranza. Troppi "infortuni", troppa inciviltà compresi gli inauditi insulti alla deputata tetraplegica del Pd Ileana Argentin, tropo sprezzo delle regole parlamentari. E il Colle apre un giro di "ricognizione" tra tutti i partiti politici presenti in Parlamento. leggi tutto
La ricognizione di Napolitano. Il Capo dello Stato è preoccupato per ciò che sta accadendo. Del resto, già a New York aveva sottolineato che in Italia la politica è rissosa e incolta. Oggi Napolitano ha incontrato prima i capigruppo del Pdl, poi quelli del Pd e dell'Udc. Il messaggio, viene riferito, è sempre lo stesso: basta tensioni, il clima di rissa deve finire.
La ricognizione del Quirinale, con ogni probabilità, continuerà anche nei prossimi giorni. Giorgio Napolitano ha intenzione, riferiscono fonti parlamentari, di studiare l'attuale fase politica, capire il motivo di una rissosità che ha portato ad uno spettacolo indegno alla Camera. Poi, al termine delle "consultazioni", trarrà le conclusioni.
Nel primo pomeriggio alla Camera dei deputati era partito il tam tam: nella maggioranza era tornato a crescere il timore che il Colle potesse riportare sul tavolo l'ipotesi di una chiusura anticipata delle Camere. Tangibile il nervosismo nella maggioranza ed evidente l'irritazione di Silvio Berlusconi e Umberto Bossi per la piega presa dagli eventi: tutto ciò ha costretto la maggioranza a prendere tempo.
Resta il brutto spettacolo offerto nel suo complesso dalla Camera persino, come ha notato Claudio Scajola, alla presenza di alcune scolaresche in visita a Montecitorio; e l'impressione di una gestione approssimativa dei lavori parlamentari da parte del centrodestra che ha consentito a Pierferdinando Casini di ironizzare sui limiti dei "dilettanti allo sbaraglio".
All'inizio dei lavori d'Aula è subito tensione. Si da' lettura del processo verbale della seduta di ieri, ma manca la parte in cui si parla dell'attacco del ministro della Difesa Ignazio La Russa al presidente di Montecitorio Gianfranco Fini.
Le opposizioni lo notano e chiedono l'inserimento dei fatti così come si sono svolti. La maggioranza invece non eccepisce. Anzi. Ma per Roberto Giachetti (Pd), Franco Evangelisti (Idv) e Gianluca Galletti il testo così com'è non può essere approvato. Fini allora decide di metterlo in votazione. Ma gli esponenti del governo sono al Consiglio dei ministri.
L'opposizione se ne accorge e fa entrare di corsa tutti i parlamentari.
Quando Fini apre la votazione i ritardatari corrono verso l'Aula. Anche i ministri che arrivano alla spicciolata. Renato Brunetta attraversa il Transatlantico in 6 secondi netti. La votazione resta aperta quasi 4 minuti. Ma quando l'inquilino di Montecitorio la chiude, tra le proteste del centrodestra, quattro esponenti del governo non sono riusciti a votare. E per il processo verbale è troppo tardi: raggiunta la parità tra i poli è da considerarsi bocciato.
Quasi tutti i deputati del centrodestra escono e rincorrono i cronisti per rilasciare dichiarazioni di fuoco contro la seconda carica dello Stato. Massimo Corsaro, ex An, dice che ora "finisce la storiella di Fini super partes", anche se poi ammette che si dovrebbe evitare la concomitanza di riunioni di governo con i voti alla Camera.
In Aula, invece, il Guardasigilli Alfano reagisce scagliando la tessera da parlamentare al centro dell'emiciclo che colpisce alla spalla un deputato Pd. Il leader Idv Antonio Di Pietro l'afferra e mostra in sala stampa il "corpo del reato". Un giornale lanciato dai banchi del Pdl colpisce il presidente della Camera.
La seduta è sospesa e il verbale riscritto. Alla ripresa viene approvato, ma i dipietristi stigmatizzano Alfano. Nessuno propone nulla contro di lui. Mentre la Giunta per il Regolamento si riunisce per decidere su La Russa. Il centrosinistra propone di non farlo votare per un po', ma gli consente di essere presente in Aula, così come prevede la Costituzione. La decisione della Giunta si rinvia a martedì: altro giorno che si annuncia campale visto che si dovrà votare sul conflitto di attribuzioni per il caso Ruby. Ma l'ultima parola sulla 'punizione' per La Russa toccherà all'Ufficio di presidenza.
Intanto si apre un altro capitolo, stavolta tutto burocratico. Simone Baldelli (Pdl) chiede di rinviare la 'prescrizione breve' alla prossima settimana. In molti devono partire e non si garantisce il numero in Aula. Nella sua richiesta 'formale' però parla di 'rinvio del punto' e non della 'seduta'. E il voto 'inchioda' il Pdl all'errore.
Conseguenza? La prescrizione breve passa all'ultimo punto dell'ordine dei lavori, cioè alla prossima settimana, dopo il conflitto, il testo sui piccoli comuni, quello sulla contabilità pubblica e la Comunitaria. Corsaro prova a 'sparigliare' chiedendo il ritorno di quello sui piccoli comuni e della Comunitaria in commissione, ma alla fine di un lungo dibattito, una riunione dei capigruppo convocata in tutta fretta dal vicepresidente Rosy Bindi, scioglie il dilemma: di prescrizione breve se ne parlerà dopo gli altri provvedimenti (già in calendario da tempo) probabilmente la prossima settimana. "Chi è causa del suo mal..." commenta il presidente dei deputati Pd Dario Franceschini. "Così - dice - pagano le conseguenze della forzatura iniziale fatta con l'inversione dell'ordine del giorno dei lavori". Eppure il Pdl aveva fretta su prescrizione breve e conflitto tanto che, assicurano, la commissione Bilancio tarderebbe a dare il parere sulla Comunitaria proprio per evitare che l'esame di questo testo rallentasse l'iter dei primi due.
Il Pdl si sdoppia. Berlusconi e Bossi hanno richiamato la maggioranza all'ordine, bocciando severamente le intemperanze di Ignazio La Russa ("doveva stare zitto - ha sentenziato il Senatur - così ha fatto il gioco dell'opposizione") che hanno passato in secondo piano le proteste di piazza (secondo il Pdl scientificamente organizzate per tenere sotto pressione i deputati). Il Pdl è sempre più diviso tra ex di Forza Italia ed ex di An; gli atteggiamenti assunti da La Russa hanno irritato un'ampia fascia di ex azzurri che non intendono 'morire fascisti' e rinfocolato la discussione sul doppio ruolo del ministro della Difesa che è anche coordinatore del partito. Scajola ha legna da ardere per il suo ritorno in prima linea. E si capisce che la questione è strettamente intrecciata con il rimpasto 'a puntate' che il Cavaliere distilla con consumato surplace.
Il clima politico è a pezzi. Gli attacchi a Gianfranco Fini sono l'indizio più evidente del deterioramento del clima politico: accuse senza precedenti che hanno sfiorato lo scontro fisico e che tradiscono una tensione ai limiti della rottura. E il premier non può voltare le spalle alle preoccupazioni del Colle, tanto più in un momento internazionale come questo, con la guerra alle porte e la "patata bollente" dell'immigrazione che sta lì a sottolineare ulteriormente la debolezza dell'esecutivo. Bossi ha dato il via libera, sebbene a denti stretti, al piano del governo per lo svuotamento di Lampedusa che prevede l'invio dei profughi anche nelle regioni del Nord.
Però gli sbarchi non si fermano: e perciò il premier volerà lunedì a Tunisi per cercare di trovare un accordo con il governo locale e ottenere il rispetto dei patti sottoscritti.
Questa è la vera scommessa dell'Italia, ed è una scommessa ad alto rischio anche perché a Lampedusa cominciano ad esplodere le prime rivolte e i tunisini giunti in Italia si oppongono al rimpatrio. Come fa presente l'Italia dei Valori, del resto, è la legge votata dal centrodestra a non renderlo possibile se non dopo un processo, il che appare impensabile nell'attuale emergenza umanitaria.
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Ultimo aggiornamento (Venerdì 01 Aprile 2011 10:16)






