Il 28 gennaio tutti a Cassino
| Vita Politica - Cronache e Commenti |
Il 28 gennaio si terrà a Cassino lo sciopero generale indetto dalla Fiom-Cgil, relativamente alla vertenza Fiat; ad esso parteciperanno i lavoratori e i cittadini dell'intera regione Lazio, come mai avvenuto in passato. Ad oggi, lo stabilimento di Piedimonte San Germano non è stato ancora direttamente coinvolto negli accordi-capestro e relativi referendum, ma non c'è dubbio che lo sarà al più presto.
Consideriamo, perciò, importante aderire allo sciopero e partecipare alla manifestazione e, prima ancora, partecipare ad una riflessione, possibilmente ben fondata e approfondita, allo scopo di avere tutti le idee ben chiare e di evitare di scaricare sui soli lavoratori la responsabilità della scelta che verrà. Noi personalmente siamo convinti che quella gente sia perfettamente capace di assumersela, quella responsabilità; e che non pensi neanche, di delegarla a qualcun altro. Tuttavia, ragionando di Fiat non stiamo ragionando soltanto di loro, ma dell'intero territorio in quasi ogni suo aspetto; dunque, non lasciarli soli vuol dire in realtà non abdicare a nostre specifiche responsabilità e prerogative di liberi cittadini di questa terra, non latitare quando ci sarebbe bisogno del nostro apporto, non rischiare la turpe accusa d'ignavia e indifferenza.
In questo senso, andrebbe rilevato che l'esito del referendum a Mirafiori, col 54% di Sì e il 46% di No, oltre a dimostrare l'indisponibilità di una rilevante parte dei lavoratori a subire ricatti e a rinunciare alla propria libertà individuale, evidenzia anche un altro aspetto di notevole importanza: la città di Torino e il territorio piemontese complessivamente, con la loro lunga storia industriale, costituiscono uno "stockholder" di cui la Fiat non può ignorare il peso. Sia i sì che i no hanno avuto nel territorio forti corrispondenze a livello di opinione pubblica, politica, istituzioni, le quali non hanno lasciato soli i lavoratori nella loro difficilissima riflessione e decisione. Potremmo dire che il risultato referendario non è soltanto la sommatoria del sentire individuale dei lavoratori Fiat, ma il prodotto di un sentire diffuso, con radici culturali e politiche ben confitte in quella terra; quei sì tanto sofferti e quei no tanto determinati ci dicono di una sofferenza e di una determinazione presenti nelle coscienze di molte persone, di una cultura forte, di un forte senso della comunità. I frutti che ne maturano sono il lenimento della solitudine dei lavoratori nei momenti di grave difficoltà, una sensibilità diffusa alle loro ragioni da parte delle popolazioni locali, una consapevole partecipazione al momento delle scelte.
Lo sciopero del 28, indetto dalla Fiom ma di valore assolutamente generale, è una buona occasione per il nostro territorio di presentare alla Fiat lo "stockholder Ciociaro", e più in generale quello laziale, con le sue buone ragioni, aspettative, disponibilità e chiari punti fermi. È pronta la politica? Sono pronti gli amministratori? sono pronti i sindacati e i lavoratori? E i cittadini? Quando il problema si porrà, sarebbe opportuno non farci trovare supini e rassegnati, col cappello in mano e armati soltanto di argomenti spuntati, quando il problema si porrà.
Per esempio, consideriamo disarmante, oltre che indecente, accusare il lavoratore Fiat di essere un privilegiato, perché non vi è alcun privilegio nell'alzarsi alle quattro del mattino, vivere otto ore come una macchina fra le macchine, per ricevere uno stipendio da fame; così come ci pare disarmante e indecente intimorirlo indicandogli la condizione del precario, perché non è certo lui ad essere responsabile di quella precarietà, né, tantomeno, essa cesserà se il lavoratore Fiat starà peggio. Mettere l'uno contro l'altro vuol dire condannare scientemente alla sconfitta entrambi. Dietro l'apparente "realismo" si cela, in realtà, la volontà di favorire certi specifici interessi, contro quelli generali dei lavoratori e dei cittadini. Non è vero che sia fatale perdere diritti, per far funzionare le fabbriche e l'economia; anzi, l'attuale situazione del mondo dimostra che a seguire al ribasso le condizioni di lavoro dei paesi cosiddetti emergenti si perde competitività, poiché non c'è mai fine al peggio; l'unica nostra possibilità di salvezza sarebbe, dunque, una competitività "alta", sulla qualità e sull'innovazione dell'organizzazione e del prodotto; non quella fondata sulla spremitura dei lavoratori. Quali e quanti nuovi modelli di auto ha elaborato Fiat? Quante auto intende produrre e vendere? In quali condizioni intende produrle? Cosa ne verrà ai lavoratori? Cosa al territorio? Queste sono le domande che ci interessano e non hanno ancora risposta. Il "lavoro purché sia" è un'offerta pelosa che ci condanna a vivere per lavorare anziché lavorare per vivere, che non dà prospettive dignitose al nostro futuro e rischia anche di consegnarci mani e piedi alla criminalità organizzata, perché anche di essa si potrebbe dire che "dà lavoro", se non si specifica di che lavoro si tratta. Certamente è un'impostazione che non fa di noi uno "stockholder" qualificato, determinato e degno di rispetto. Partecipare e non latitare, esigere chiarezza e impegni, rispetto per i lavoratori e il territorio, questo è invece il nostro imperativo.
Lo sciopero che si svolgerà a Cassino ci offre la possibilità di ribadirlo a noi stessi e agli altri, ci consente di dire che non siamo disposti a subire passivamente decisioni altrui, che siamo in grado di valutare con competenza e liberamente quanto ci viene proposto, che sappiamo eventualmente elaborare nostre proposte alternative, che non tocca questa terra l'onta dell'ignavia e dell'indifferenza.
Per questo, ne siamo certi, quel giorno c'incontreremo lì.
Ivano Alteri
(Redattore di Edicolaciociara.it)
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Ultimo aggiornamento (Mercoledì 26 Gennaio 2011 10:09)







