La riforma Gelmini. Contenuti e modi di fare informazione
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Pubblichiamo due articoli, uno ripreso da corriere.it e l'altro da repubblica.it, entrambi redatti per rendere conto della legge voluta dal Ministro Maria Stella Gelmini per "riformare" l'Università Italiana e che ha generato un mare di proteste in tutto il Paese. Perchè gli studenti ed i ricercatori hanno protestato? Perchè sono capricciosi? Perchè non vogliono studiare come dice Berlusconi? Perchè si fanno strumentalizzare dai baroni come dice Maria Stella? Una buona informazione deve dare conto anche delle ragioni di chi protesta. Ecco perchè forniamo ai lettori due esempi che aiutano a sapere ed anche aiutano a saper distinguere la qualità dell'informazione.
di Carmelo Saviano da repubblica.it 30 nov 2010 - Università, faccia a faccia sulla riforma. Le tesi Gelmini, le risposte dell'opposizione
di Carmine Saviano da repubblica.it 1 dic 2010 - Ribattono punto su punto. Se il ministro Gelmini continua a spiegare la bontà della riforma che porta il suo nome, le opposizioni sono pronte a dimostrare, dati alla mano, che si tratta di "fandonie". Abbiamo messo a confronto le due posizioni, scegliendo cinque temi, i più discussi: l'organicità della riforma, la meritocrazia, il potere dei baronati accademici, il reclutamento dei ricercatori e la riorganizzazione degli atenei. Un faccia a faccia virtuale per comprendere i lati oscuri della riforma. Alle affermazioni della Gelmini abbiamo fatto rispondere Walter Tocci, deputato del Pd.
Una riforma organica. Su questo punto, le affermazioni del ministero sembrerebbero non concedere replica. "Questa legge è il primo provvedimento organico che riforma l'intero sistema universitario". Vero o falso?
Ecco la risposta delle opposizioni: "Non è vero, c'è già stata già la riforma Moratti che prometteva di essere organica". E ancora: "Ci hanno provato, ma proprio in quegli anni sono iniziati i guasti. La riforma Gelmini, che promette le stesse cose farà la stessa fine. Ma qualcosa di organico c'è: queste legge finanzia le avventure economiche di Tremonti e Berlusconi, che invece di investire in conoscenza fanno tutt'altro".
Meritocrazia e trasparenza. E' uno degli slogan centrali con cui la riforma viene presentata dal Governo: "Il reclutamento del personale e la governance dell'università vengono riformati secondo criteri meritocratici e di trasparenza".
La replica delle opposizioni parte dal fatto che la Gelmini non è riuscita a far funzionare neanche gli organi esistenti che si occupano di trasparenza, come l'agenzia di valutazione degli atenei. E senza dati è impossibile valutare gli effetti della riforma su questi temi. Poi l'affondo: "Al ministero si fanno delle cose da fine regime: si equipara il Cepu alle università pubbliche non statali. Alla Bocconi, insomma".
Il baronato e Parentopoli. La lotta al baronato è uno dei principi guida. Tutte le parti della riforma sono ispirate alla "lotta agli sprechi, ai rettori a vita e a parentopoli".
Dalle opposizioni i commenti sono caustici: "Quella sulla fine di parentopoli è un'altra delle bugie che ha raccontato il ministro. Per farla finita con i concorsi locali, si fa il concorso nazionale. Ma nel testo scritto è prevista un'abilitazione numerica, ovvero senza valutazione dei candidati. Si imbarca tutto. E alla fine si dovrà tornerà a livello locale. Con l'esito di aver solo raddoppiato le procedure".
I ricercatori. Quello dell'accesso dei giovani ricercatori, è uno dei temi più sentiti dall'opinione pubblica. La legge Gelmini promette di introdurre interventi volti a favorire la formazione e l'accesso dei giovani studiosi alla carriera accademica".
Critiche anche su questo punto. Si va da "i laboratori stranieri sono pieni di giovani italiani che hanno abbandonato il paese e non si ha notizia di file alle frontiere per tornare", fino a "tutti sanno che la Legge Gelmini aggraverà la situazione". E ancora: "con il nuovo meccanismo, un giovane passerà quindici anni in questa condizione. L'ultimo Nobel per la fisica ha 36 anni. Da noi a quell'età non si sarà ancora diventati professori".
La riorganizzazione degli atenei. Per semplificare e rendere efficiente l'università, si promettono "riduzioni molto forti delle facoltà, al massimo 12 per ateneo". E, per garantire la produttività, "la presenza di membri esterni nei Cda delle università".
La replica, in questo caso, è affidata ai numeri. La posizione dei partiti che osteggiano la riforma Gelmini è chiara: la legge consiste in 500 norme, ci vorranno 100 regolamenti attuativi per renderla efficacie, 35 dei quali dovranno essere emenati solo dal governo. Tra i commenti "Se la riforma passa, il governo si dovrà riunire una volta a settimana solo per emanarli", "è solo un'alluvione normativa", "l'università diventerà come le Asl".
Una legge contro i deboli. Per Walter Tocci, deputato del Pd, "la cosa pazzesca è che si parla solo di norme e non si parla delle cose importanti: la ricerca la didattica, gli studenti. Ovvero le cose che fanno l'università". L'analisi è dura: "Non ci sono più soldi per la ricerca, non c'è un piano nazionale di investimenti. Per la didattica: veniamo da una riforma che dovrebbe essere sottoposta a manutenzione. E poi gli studenti che non ottengono le borse di studio cui hanno diritto". Un futuro sempre più grigio: "Quest'anno sono diminuite le immatricolazioni. E sono I figli delle classi meno agiate che non ce la fanno più. La riforma Gelmini è una legge che aggrava le ingiustizie sociali".
Schede con testi di Lorenzo Salvia da corriere.it 1 dic 2010 - Cosa cambia nell'Università
Carriere e fondi
Ma alla fine i baroni sono contenti oppure no? Al di là degli slogan incrociati di questi giorni, la riforma ridisegna davvero le università italiane. Aumentano i poteri del rettore che però non può restare in carica più di sei anni e può essere sfiduciato. Nella stanza dei bottoni, il consiglio d'amministrazione, entrano anche componenti esterni. Cambia il modo in cui saranno decise le assunzioni: dopo l'abbandono del concorsone nazionale, deciso nel 1998, vengono archiviati pure quelli locali banditi dalle singole università.
Adesso si passa ad una via di mezzo con un listone nazionale dal quale i singoli atenei potranno decidere chi pescare. Probabilmente non basterà a spazzare via gli eterni dubbi di accordi e favori. Per i ricercatori cambia tutto, con un sistema che partendo da contratti a termine li dovrebbe portare a diventare professori associati nel giro di otto anni. Ma il problema è sempre lo stesso, i soldi. Il funzionamento di molti meccanismi dipende dai soldi che saranno disponibili nel corso degli anni. Per il 2011 i fondi previsti dalla legge di stabilità riducono ma non eliminano i tagli. E alle università non sono ancora arrivati i soldi per il 2010.
Ricercatori
Contratti a tempo fino a otto anni per chi aspira a una cattedra
Com'è
I ricercatori sono professori sottopagati con un contratto a tempo indeterminato. Per legge non dovrebbero insegnare ma lo fanno con uno stipendio che può essere anche un quarto rispetto a quello di un ordinario. Spesso restano in queste condizioni a vita.
Come sarà
Il ricercatore entra con un contratto a tempo determinato che, tra rinnovo e proroga, può durare fino ad otto anni. Al termine di questo periodo o riesce a diventare professore associato oppure lascia la carriera universitaria, accontentandosi di qualche titolo in più per i concorsi pubblici. Se negli anni le università avranno i soldi per assumere, il sistema potrebbe eliminare lo sfruttamento dei ricercatori. Altrimenti non farà altro che aumentare il precariato: ogni otto anni le università prenderanno nuovi ricercatori per poi rottamarli a fine corsa.
Concorsi
Addio ai bandi, i nuovi docenti vengono scelti da un'unica listatedra
Com'è
Sono direttamente le università a bandire i concorsi per i professori ordinari e associati. La commissione è composta da un professore interno e da quattro esterni scelti per sorteggio. L'università può decidere se chiamare il vincitore oppure no.
Come sarà
Il concorso vero e proprio non c'è più. Al suo posto arriva l'abilitazione scientifica nazionale, una lista che indica i nomi dei professori idonei. La lista è valida per quattro anni e viene stilata da una commissione di quattro professori sorteggiati che valutano i titoli e le pubblicazioni dei candidati. Pescando da quell'elenco, le singole università decidono quali docenti assumere. Il concorso non è più locale ma il rischio del localismo c'è ancora.
Legami familiari
Com'è
Non ci sono limiti per assumere professori che sono parenti di chi già lavora nella stessa università o nella stessa facoltà.
Come sarà
Dalla lista nazionale le università non possono chiamare professori che sono parenti di chi già lavora nello stesso ateneo. L'incompatibilità arriva fino al quarto grado, cioè fino ai cugini. Riguarda tutti i professori per le assunzioni nello stesso dipartimento, nell'ambito dell'intera università il limite riguarda solo i parenti del rettore, del direttore generale e dei componenti del cda. Anche questa nuova formulazione, limata rispetto alla proposta originaria dell'Idv, potrebbe essere incostituzionale. E naturalmente non elimina la possibilità di accordi incrociati per sistemare i protetti in un'altra sede, per altro la pratica più diffusa.
Vertici
Un solo mandato per i rettori, nei cda entrano tre «esterni»
Com'è
Per legge non ci sono limiti al numero di mandato dei rettori. Il consiglio d'amministrazione è composto solo da interni, dallo stesso rettore fino ai rappresentanti degli studenti.
Come sarà
Il rettore può restare in carica al massimo per sei anni con un solo mandato. Nel consiglio d'amministrazione entrano anche componenti esterni all'università, almeno tre su un totale di undici. Gli esterni devono essere persone di «comprovata competenza in campo gestionale». Chi critica la riforma dice che in questo modo si apre alla privatizzazione delle università, chi la difende ribatte che così gli atenei si aprono all'esterno, in modo da costruire un rapporto più stretto con il mondo del lavoro. Il consiglio d'amministrazione decide quali corsi aprire e quali chiudere. Così diventa più importante del Senato accademico, composto solo da docenti.
Merito
Com'è
Le borse di studio sono concesse ai bisognosi, cioè a chi fa parte di una famiglia a basso reddito.
Come sarà
Alle borse di studio per i bisognosi viene affiancato il cosiddetto fondo per il merito, cioè borse assegnate per concorso a prescindere dal reddito. Chi vuole accedere a questo tipo di sussidio ed è al primo anno di università deve superare un test nazionale. La riforma non prevede però uno stanziamento ad hoc per questo meccanismo che quindi dovrà essere finanziato con un altro provvedimento. Diminuiscono le borse di studio per il dottorato di ricerca, primo gradino della carriera universitaria subito dopo la laurea. Non c'è più l'obbligo di assegnarle almeno alla metà dei dottorandi.
Retribuzione
Gli stipendi potranno crescere solo grazie a scatti di merito
Com'è
Lo stipendio cresce con il meccanismo degli scatti di anzianità che però sono stati cancellati fino al 2013, come per buona parte dei dipendenti pubblici.
Come sarà
Lo stipendio può crescere ma con gli scatti di merito. A decidere chi premiare saranno nuclei di valutazione composti da professori interni ed esterni, che giudicheranno il lavoro di ricerca dei docenti. I contratti a titolo gratuito non potranno superare il 5% dei professori di ruolo. Si tratta di una pratica diffusa per coprire buchi di organico, richiamando in servizio i docenti in pensione oppure facendo salire in cattedra i ricercatori. Restano separate le tre fasce di docenza: ricercatori, associati e ordinari, con tre diversi livelli di stipendio.
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Ultimo aggiornamento (Sabato 04 Dicembre 2010 10:03)






