Governo, Bersani 'attendista', Veltroni preme
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I.R. da pa
neacqua.eu 9 nov 2010 - L'interrogativo è che cosa possa offrire l'asse del Nord al tandem Fini-Casini: se l'obiettivo strategico dei futuristi è quello di ridimensionare la golden share leghista nella maggioranza, o di sbarazzarsi del premier, i margini sono inesistenti. Ma se l'offerta dovesse riguardare una nuova legge elettorale che restituisse uguali chance a tutti i partiti nelle future elezioni, il discorso potrebbe cambiare.
Il timore che sembra attraversare molti dei democratici a cominciare da Bersani è che alla fine la mediazione di Bossi possa portare a un Berlusconi-bis o a un governo di centrodestra con un altro premier
Il mandato esplorativo che Umberto Bossi sembra essersi attribuito per scongiurare l'implosione del centrodestra è tutto in salita: e infatti è lo stesso leader leghista a non farsi illusioni e a parlare di un modesto "spiraglio".
Il voto dei futuristi che ha mandato sotto il governo su un tema sensibile come quello dei rifugiati politici dimostra quanto sia arduo il compito del Senatur: forse non si è trattato di una vera e propria "prova di sganciamento", come dicono alcuni leghisti, ma certo spiega che i finiani non hanno nessuna intenzione di accettare un negoziato al ribasso. Bossi avrà il suo da fare nell'incontro in calendario con Fini giovedì prossimo.
Inoltre, è difficile dire oggi in che cosa consisterebbe "lo spiraglio". Ma il fatto che il capo della Lega tenti la mediazione è comunque il segnale di una divaricazione tra le posizioni del Carroccio e quelle del premier che non si fida di Futuro e libertà e lo fa sapere. Ma per il Carroccio, a prescindere dal malumore che serpeggia nella base, è palpabile il rischio che una crisi di governo faccia naufragare il federalismo a un passo del traguardo. Mario Baldassarri di Fli si è riservato di decidere sul provvedimento che riguarda costi e standard, e un suo voto contrario farebbe mancare la maggioranza. Tutto tornerebbe in alto mare.
Ne deriva che anche per Bossi, a questo punto, un Berlusconi-bis potrebbe essere un'idea da non scartare: la resistenza da vincere è quella del Cavaliere e del suo entourage che ritengono la via della crisi pilotata priva di reali garanzie. Pierferdinando Casini, candidato da Fini al rientro in maggioranza, non ne ha volute fornire e Bruno Tabacci ha spiegato che un governo di responsabilità nazionale guidato da Berlusconi sarebbe solo un governo di continuità nazionale.
E poi, la strategia di rinchiudersi in trincea ha i suoi limiti e uscirne non è facile: la missione di Berlusconi e Bossi in Veneto per assicurare l'aiuto del governo dopo l'alluvione è stata accolta da vivaci contestazioni e nel complesso l'idea di tornare a battere il territorio non sembra vincente.
L'interrogativo è dunque che cosa possa offrire l'asse del Nord al tandem Fini-Casini: se davvero l'obiettivo strategico dei futuristi è quello di ridimensionare la golden share leghista nella maggioranza, o di sbarazzarsi del premier, i margini sono inesistenti. Ma se l'offerta dovesse riguardare una nuova legge elettorale che restituisse uguali chance a tutti i partiti nelle future elezioni, il discorso potrebbe cambiare. In fondo è stato proprio un ministro leghista, Roberto Calderoli, a parlare per primo di una "porcata" quando fu approvata in modo un po' episodico l'attuale legge. Ed è questo il tema che più sta a cuore a Fini e ai centristi prima di un ritorno alle urne.
Berlusconi potrebbe accettare un ridimensionamento della sua immagine, quasi un replay della crisi che portò nel 2005 al varo del suo terzo governo? Anche in questo caso, molto dipenderà dagli accordi con Bossi. Il Pdl, come ha fatto sapere Roberto Formigoni, farebbe le barricate contro un governo tecnico e pensa che Napolitano non darà mai un incarico a chi ha perso le elezioni nel 2008. Ma potrebbe accettare una soluzione blindata di continuità.
Del resto il capo dello Stato ha richiamato tutti alla responsabilità e anche l'opposizione, dal Pd all'Idv, ammette che una crisi non possa aprirsi prima del varo della legge di stabilità europea, la vecchia Finanziaria, pena il rischio di un collasso economico.
Quanto al centrosinistra, la mozione di sfiducia al Governo resta nel congelatore, il Pd ne discuterà questa sera al coordinamento, che riunisce il segretario del partito Pier Luigi Bersani e tutti i principali dirigenti democratici, ma l'orientamento del leader sembra di cautela. Anche perché, in queste ore, il timore che sembra attraversare molti dei democratici a cominciare da Bersani è che alla fine la mediazione di Umberto Bossi possa alla fine portare a un Berlusconi-bis o comunque a un governo di centrodestra con un altro premier.
Di sicuro, Bersani ha oggi mandato un chiaro messaggio a Fini: "Non accetteremo una soluzione qualsiasi, non può essere solo un rimescolamento del centrodestra che sarebbe un campo di agramante. Il Berlusconi-bis sarebbe un delirio serve discontinuità, un governo autorevole".
Per quanto riguarda la mozione di sfiducia, pure caldeggiata da Arturo Parisi, da Rosy Bindi e dai veltroniani, Bersani ripete di voler attendere: si tratta di capire se Fini sceglie di trattare una tregua o decide di rompere. Se Fli opta per il rientro nei ranghi, il Pd può anche procedere per conto proprio, ma in caso contrario è bene non "sprecare una cartuccia". Una delle ipotesi che verrà esaminata stasera è quella di presentare la mozione tra qualche giorno, sapendo che verrà comunque calendarizzata dopo la Finanziaria.
Altro tema che probabilmente verrà sollevato questa sera sarà quello della Sicilia, dove il Pd sostiene il governatore Raffaele Lombardo. I veltroniani chiedono di mettere fine a questa esperienza, definendola "insostenibile". Inoltre, Movimento democratico, che oggi ha annunciato un 'Lingotto 2' per gennaio, chiede una "gestione unitaria" del partito, per affrontare la crisi. Richiesta alla quale Bersani intende rispondere proprio con la convocazione del coordinamento come avviene stasera.
Walter Veltroni torna a sottolineare l'anomalia di una crisi del centrodestra che non avvantaggia in nessun modo l'opposizione: "è la prova di uno stallo che per essere superato richiederebbe bel altre innovazioni, anche di classe dirigente", dice. Richiamando il leit motiv dei "rottamatori". E, non a caso, infatti, l'invito dei Modem viene recapitato a Civati e Renzi.
Nichi Vendola intuisce il pericolo e invita Bersani a trasformare la manifestazione indetta dal Pd per l'11 dicembre in una manifestazione di tutta l'opposizione e gettare le fondamenta di un'alternativa credibile. Un carro al quale tenta di aggrapparsi anche Oliviero Diliberto (il quale, però, non intende assumersi responsabilità nell'eventuale governo dell'alternativa).
Per il governatore della Puglia la stagione berlusconiana è finita, ma Carlo Azeglio Ciampi non è d'accordo: secondo l'ex capo dello Stato, la forma mentis dell'elettorato di centrodestra non è cambiata e il berlusconismo lo interpreta ancora perfettamente. Un'osservazione di cui dovrebbero tener conto anche Fini e Casini.
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Ultimo aggiornamento (Mercoledì 10 Novembre 2010 18:46)






