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Il governo trema sulla giustizia

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Vita Politica - Cronache e Commenti

aulacamera_120di Andrea Scarchilli da paneacqua.eu 27 set 2010 - In vista del discorso cruciale di mercoledì si alza la tensione tra Berlusconi e i finiani, che chiedono, assieme ai lombardiani, un vertice preventivo per condividere i contenuti del discorso. In parallelo riprendono quota provvedimenti scomodi come la riforma del Csm, il ddl intercettazioni e il processo breve. Il premier attacca ancora Fini. Sembrava dovesse essere una semplice formalità, un passaggio indispensabile dopo la scissione parlamentare del Popolo della libertà per mostrare che, nonostante tutto, una maggioranza dalla sua Silvio Berlusconi ancora ce l'ha. leggi tutto

Ma a leggere le dichiarazioni di oggi, a sommarle con gli ultimi passaggi dell'affaire di Montecarlo - compreso il videomessaggio di sabato del presidente della Camera Gianfranco Fini - la sensazione è che gli eventi si stiano avviando su una china pericolosa per il governo.

Il salto di qualità, a ben vedere, c'è stato non tanto sabato - quando Fini è arrivato a offrire al premier un ramoscello d'ulivo - quanto ieri. Alla Festa della Libertà hanno parlato Niccolò Ghedini e il ministro della Giustizia Angelino Alfano, le massime autorità del Pdl in materia di giustizia, rilanciando a tamburo battente la riforma della giustizia e, in particolare, del Consiglio superiore della magistratura. E uno.

Oggi il presidente della Commissione giustizia del Senato Filippo Berselli, un altro piediellino, ha rilanciato due provvedimenti che sembravano morti in ossequio alla posizioni dei finiani: il ddl intercettazioni e il processo breve. Ha detto Costa: "Perché bisogna lasciarli nel cassetto? Il processo breve è già stato approvato al Senato. E il ddl Intercettazioni era già stato approvato alla Camera anche con il voto dei finiani. Considerando come stanno le cose non c'è più tempo per le trattative. Bisogna agire. Le riforme vanno approvate prima che si arrivi alle urne". Berlusconi, del resto, quei provvedimenti non sembra proprio essere intenzionato a "disattivarli". Già nei giorni scorsi aveva rilanciato il ddl intercettazioni. E due.

Punzecchiature, provocazioni ai finiani con i quali le posizioni sulla giustizia sono molto distanti. Si sa, infatti, che dei cinque punti che mercoledì il premier esporrà alla Camera, è quello sulla giustizia che può provocare attriti e mettere in crisi il governo. L'ipotesi è verosimile, ora a maggior ragione dopo la definitiva esplosione del bubbone di Montecarlo, con Fini che accusa apertamente il premier di esser dietro ai dossier che lo accusano di aver fatto uso impropriamente di un immobile di proprietà della vecchia Alleanza nazionale.

Sarà per questo che ora i finiani vogliono un vertice prima del discorso di sabato, un modo per vedere le carte le prima. E non trovarsi nella scomodissima posizione, un cul de sac, di essere pronunciarsi a favore di un elenco di norme indigeste, dalle intercettazioni alla riforma del Csm fino al processo breve. O, in alternativa, addossarsi la responsabilità di mettere in minoranza il governo. Loro sono a favore solo del lodo Alfano costituzionale - nonostante la trattativa da pari a pari sia saltata - a patto che si configuri come uno "scudo" per la carica, non per "l'uomo Berlusconi".

Il vertice preventivo lo chiede ora il capogruppo alla Camera di Futuro e libertà, Italo Bocchino: "Berlusconi deve decidere se andare avanti con l'autosufficienza o domani, invece, c'è un vertice di maggioranza che decide cosa c'è nei cinque punti. La risoluzione è frutto di un vertice della maggioranza parlamentare o è frutto dell'asse Berlusconi - Bossi?". Bocchino ha aggiunto: "Se mercoledì non c'è un documento condiviso è un problema". Carmelo Briguglio ha spiegato che senza vertice "valuteremo in modo autonomo le dichiarazioni programmatiche del presidente del Consiglio", e fatto notare: "Se si comincia a dire che il presidente del Consiglio vuole fare a meno di una parte della maggioranza che finora l'ha sostenuto ed è scaturita dal voto delle elezioni politiche del 2008, e si vanno a pescare parlamentari dell'opposizione, si rompe la regola del bipolarismo. Se si vuole dare un contributo alla ricucitura, bisogna prendere atto che c'e' un altro soggetto in campo, un nuovo interlocutore, la terza gamba". Alla richiesta dei finiani si è associato il Movimento per l'autonomia di Raffaele Lombardo, ma il Pdl Osvaldo Napoli ha risposto: "Vertice superfluo". Bocchino ha confermato sul dossieraggio, chiarendo: "Attribuiamo a Berlusconi la strategia di distruzione di Fini, ma non tutto quello che scrivono Feltri e Sallusti".

Ma, è il punto, Berlusconi non chiederà la fiducia proprio per questo, per evitare di certificare l'adesione dei finiani alla maggioranza. E trattare sempre, come gli chiedono già da adesso Briguglio e Bocchino. Ma senza i finiani la maggioranza, a meno che non si dimostri il contrario, non esiste. E in questa contraddizione gigantesca sta, a ben vedere, tutta l'ineluttabilità della prossima crisi di governo.

Il segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani ha commentato: "Dalle parole dell'avvocato Ghedini e del ministro Alfano si capisce benissimo quale, tra i cinque punti di programma di cui parlerà il presidente del Consiglio, sia quello fondamentale e che più interessa Berlusconi e il Pdl. Inutile che usino tanti giri di parole, che si citino le grandi riforme, che si mettano insieme tutti gli altri punti: da mesi il Paese è bloccato attorno al problema personale del capo del governo". Bersani ha concluso: "E' ora che le Camere dicano se i cittadini sono ancora o no tutti uguali davanti alla legge, come prevede la Costituzione. E' su questo punto che il Parlamento si deve esprimere con chiarezza". E spiega, meno spavaldo (ad arte?) del solito: "Sono alle prese con un documento che dovra' ottenere il voto della maggioranza del parlamento per poter andare avanti".

Lo scontro Berlusconi - Fini, tuttavia, è tutt'altro che disinnescato. Il premier, intervenendo telefonicamente alla cerimonia per il conferimento del premio 'Madonna del Sorriso' presso la 'Comunità Incontro' di Don Gelmini elogia Carlo Giovanardi "che non ha mai tradito" e ne approfitta per attaccari altri. Il premier non nomina mai né Fini né i suoi uomini, ma spiega: "Carlo non ha mai tradito, non ha mai cambiato bandiera, non ha mai messo ostacoli pretestuosi. A differenza di altri sa che stare insieme è un valore molto alto e che si devono mettere da parte le ambizioni".{jcomments on}

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Ultimo aggiornamento (Martedì 28 Settembre 2010 12:25)

 
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