Fiducia al decreto anticrisi. Modifiche di Fini e novità che azzerano il lavoro parlamentare
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di Tommaso Vaccaro da Dazebao.org - Il maxiemendamento al pacchetto “anticrisi” è pronto, pur con le leggere limature volute dal presidente della Camera. Il dibattito, ormai esclusivamente formale, dell’Aula di Montecitorio volge al termine. La questione di fiducia posta dall’Esecutivo per blindare il provvedimento, pur se annunciata in forma quanto meno bizzarra, chiude il circolo della democrazia “ex parlamentare” del Paese.
Un potere legislativo “cotto e mangiato”, insomma, tutto al servizio del governo “del fare”.
La corsa verso l’approvazione definitiva del testo messo a punto in mattinata dall’Esecutivo subisce però un lieve rallentamento a causa delle perplessità espresse dal numero uno di Palazzo Montecitorio, Gianfranco Fini. Questi aveva richiesto ai ministri di tener conto del lavoro svolto dai deputati nelle commissioni parlamentari Bilancio e Finanze.
Una richiesta quasi retorica che, tuttavia, in una situazione di grave degrado istituzionale assume un suo significato ben preciso.
Le limature di Fini al maxiemendamento
“La presidenza della Camera valuterà con doveroso e attento esame l'intero maxi-emendamento, e in particolare la concordanza o la discordanza con il testo approvato in commissione” aveva annunciato Fini in mattinata.
Ed una seppur limitata modifica al testo predisposto dal governo è, infatti, arrivata.
Il presidente ha dichiarato che “pur rendendosi conto delle ragioni del governo” non ammissibili alcune norme su cui sarà posta la questione di fiducia non contenute nel testo approvate dalle commissioni di Montecitorio. In particolare, ha detto Fini, dal testo del maxi-emendamento vanno “espunte” le parti che riguardano reti ed energia elettrica e studi di settore che, tuttavia “potranno essere esaminate in altri provvedimenti”.
Sempre Fini ha però voluto sottolineare che “il binomio maxiemendamento-fiducia accentua le difficoltà dei rapporti tra governo e Parlamento” non permettendo “il pieno dispiegarsi delle prerogative parlamentari”. “Per il futuro - ha concluso il presidente della Camera - non potremo sottrarci a una riflessione sulla prassi di conversione dei decreti legge e sulla successiva posizione della questione di fiducia”.
Nel merito delle parti eliminate del maxiemendamento, lo stesso ministro Tremonti, si è detto poi in linea con la posizione di Fini. “Il testo è quello base della commissione - ha detto il ministro dell'Economia -. Ci sono delle varianti di carattere lessicale e formale. Prendiamo atto di quanto detto nella forma e nella sostanza sull'energia e gli studi di settore e condividiamo perfettamente le ragioni della Presidenza della Camera”.
Ma andando ad esaminare la formulazione finale predisposta dal governo, le modifiche non sembrano soltanto di “carattere lessicale e formale”.
Le novità rispetto al maxiemendamento della Commissione
Si parte dalla cancellazione delle novità sul massimo scoperto e sulle modifiche unilaterali dei contratti bancari per l'adeguamento dei tassi. Un ritorno al testo originario, particolarmente gradito all’Associazione bancaria italiana (Abi).
Modifiche anche alla tassa sull'oro e cancellata la sanatoria sulle newslot. Restano, invece, sia le misure sullo scudo fiscale e quelle relative alla riforma pensionistica.
Una mattinata convulsa
La discussione generale sul decreto era ripresa in mattinata dopo che mercoledì gli interventi erano andati avanti fino a tarda notte. Nella giornata di oggi, a seduta ripresa, risultavano una trentina di deputati iscritti a parlare, tutti dei gruppi di opposizione, a ciascuno dei quali sarebbero stati concessi trenta minuti di tempo. In finale però è stata concessa soltanto mezz'ora di tempo per ogni gruppo che avesse voluto intervenire. Poi l'Aula è passata all’esame dell’articolato del provvedimento. Complessivamente sono stati presentati 590 emendamenti, di cui circa 524 dall’opposizione.
Poi l’annuncio della fiducia, dato però dal presidente della Camera Fini, senza un pronunciamento su questo del governo, e la richiesta rivolta al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, di presenziare alla seduta.
Nel primo pomeriggio di giovedì, l’annuncio ufficiale anche dell’Esecutivo: il provvedimento sarà sottoposto a voto di fiducia, probabilmente già nella giornata di venerdì.
“E’ davvero molto grave - ha detto il capogruppo Pd alla Camera Antonello Soro - che ci sia questa settima fiducia in 12 mesi. Denota la confusione che c'è nel governo. In più Tremonti ha ricominciato a fare il creativo tra condoni e carte truccate”.
Antonio Borghesi dell'Idv, si concentra invece sul merito del provvedimento il quale, afferma, “agevola solo i corruttori e gli evasori fiscali”. {jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Sabato 25 Luglio 2009 12:34)






