Il capocomico è fasullo
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di Gianfranco Capitta da ilmanifesto.it - Alle spallucce di Tremonti-sdegnoso (per non parlare dell'attonimento perpetuo del ministro-poeta Bondi), quella di ieri in piazza a Montecitorio è stata a suo modo una prima spallata. Da ripetere più forte dei palloncini neri certo, ma una spallata da parte dell'intero spettacolo italiano alla "cultura della stangata" di un governo che promette tanto, e poi cancella qualsiasi impegno con la stessa nonchalance delle freddure del premier.
Il taglio a lungo promesso, minacciato, poi dissimulato e infine inferto a tradimento (se è vero che anche ministro e parlamentari della maggioranza ne erano all'oscuro) dei fondi per lo spettacolo, è una misura la cui violenza ha implicazioni che vanno molto al di là dei loro fisici effetti. Rende subito chiaro, quel taglio di un mucchietto di milioni (una inezia rispetto ad altri budget tanto enormi quanto incontrollabili), la gerarchia dei valori cui questo governo si attiene. Con una aggravante implicita.
La gerarchia è quella che vede cultura e spettacolo in funzione irrilevante, sia per valore assoluto, sia riguardo al suo valore commerciale ed economico. L'aggravante è che l'impero mediatico del premier, quello che gli consente e procura tanta popolarità di sondaggi e di voti usa meccanismi e fondamenti che dallo spettacolo vengono. Seppure distorti e addomesticati ad un uso deviato, sono quegli strumenti linguistici, privati del loro valore d'uso originario, a produrre tanta accattivante "cultura" che può veicolare sentimenti e "valori". Berlusconi non ha mai nascosto la sua attitudine a capocomico.
Come una sgangherata compagnia di giro, questa compagine di rusteghi alleati di governo, esperte di bella presenza, ragionieri frustrati e procacciatori di immagine, usa meccanismi antichi svuotati di ogni funzione, che non sia l'affermazione e la volontà del capo(comico) e gli procuri con gli applausi della platea anche tanti voti nelle urne.
Con tutto il rispetto per la gloriosa tradizione "all'antica italiana", ora che questa compagnia fuoritempo di varietà di quart'ordine ha conquistato il potere, è un buon segno che quelli che lo spettacolo lo fanno per davvero, dagli artisti agli imprenditori, abbiano uno scatto d'orgoglio, oltre che di sopravvivenza. E quella spallata, se proprio non ce la fanno a darla, almeno la interpretino al meglio. Qualche anno fa, come molti ricordano, una questione non di sopravvivenza, ma semplicemente previdenziale (legata al sussidio di disoccupazione e alle modalità per ottenerlo) fece tremare il governo francese, e lo sciopero di artisti e tecnici fece addirittura chiudere il festival di Avignone, che per la cultura d'oltralpe ha un valore civile, prima ancora che spettacolare, altissimo.
In Italia si continua a scodinzolare (ripresi dalla tv) attorno alle facezie galanti di Gianni Letta e agli stupori infiniti di Bondi. Così che è troppo facile che lo spettacolo (che non sia quello della pura persuasione da tv o Bagaglino) venga preso per qualcosa di superfluo. O di inutile, come qualsiasi cosa che abbia a che fare con la cultura. {jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Giovedì 23 Luglio 2009 19:32)







