Governo, calma apparente. Berlusconi canta, ma siamo alla fine. Pdl, un inutile vertice
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di Alessandro Ambrosin da Dazebao 5 ago 2010 - Il Pdl alla ricerca di strategie, ma i numeri parlano chiaro. Casini difende Fini : 'Squadrismo intimidatorio'. Ultimatum a Minzolini da Futuro e Libertà. Bossi: "Governo di transizione? Sarebbe il caos nel paese".
E' terminato il vertice del Pdl a Palazzo Grazioli, dove lo stato maggiore del partito ha discusso per tre ore consecutive sulle prossime strategie politiche dopo il colpo incassato ieri dalla mozione di sfiducia che - nonostante il provvedimento promosso da Idv e Pd contro il sottosegretario Caliendo sia stato rigettato - li ha allontanati dai necessari 316 voti per continuare a governare mantenendo una salda maggioranza in Parlamento.
Il primo a rilasciare qualche dichiarazione è il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri, il quale a margine dell'incontro ha ammesso che "l'unica alternativa a questa maggioranza e a questo Governo sono le elezioni". Un minuto più tardi, però, fa sapere che: "la nostra posizione è di grande serenità, avendo i numeri nel Paese e un mandato dagli elettori. Proseguiremo nell'attuazione di un programma che abbiamo sin qui realizzato, lasciando agli altri la possibilità di privilegiare la coerenza verso gli elettori o scelte diverse". Una frase che lascia intendere, qualora si dovesse tornare alle urne, che la colpa non sarà loro, ma di qualche altro. L'allusione ai finiani viene da sè.
Dopo l'incalzante, quasi ossessivo lancio di comunicati stampa da parte del governo, adesso tutto tace. Un fatto insolito visto che al vertice hanno partecipato, oltre a Gasbarri e Berlusconi, Ignazio La Russa, Sandro Bondi e Denis Verdini, Fabrizio Chicchitto e i ministri Alfano, Tremonti, Matteoli e Frattini e infine il portavoce Paolo Bonaiuti. La scelta del silenzio non aiuta e la dice lunga su come questo governo non abbia nessuna intenzione ad ammettere il doloroso epilogo di questa legislatura arrivata al capolinea. Probabilmente in questo momento è più facile fuggire che rivolgersi agli italiani per annunciare la fine di questa maggioranza del centro destra, che si traduce politicamente come una sconfitta dalla quale sarà difficile risollevarsi.
Governo Berlusconi verso il tramonto
ROMA - "Preparatevi alle elezioni" aveva detto ieri sera Silvio Berlusoni dopo l'esito contrario con 299 voti alla Camera della mozione di sfiducia presentata da Idv e Pd nei confronti del sottosegretario Giacomo Caliendo, indagato nell'inchiesta della P3. E poi tanto per non essere frainteso e visto che la maggioranza dei deputati ora non c'è più, ha ribadito "approfittiamo di agosto per riposarci, ricaricare le pile e poi prepararci alle urne". E poi riferendosi all'astensione dei finiani nessun perdono: "Questi signori hanno fatto un nuovo gruppo e hanno scritto una pagina nera per la loro astensione inaccettabile. Ci si può astenere su un provvedimento ma non sui valori e sui principi come la solidarietà per chi sta dalla tua parte e come l'innocenza di chi non ha mai subito condanne. E poi "Noi non abbiamo cacciato nessuno, ma qualcuno si è fatto cacciare, siamo stati costretti a fare quello che abbiamo fatto, è stata una decisione dovuta ed improcrastinabile". Insomma una situazione preoccupante, che come da copione del premier finisce sempre a "tarallucci e vino".
Infatti, passata la tumultuosa discussione in Aula che ha preceduto il voto di ieri, tutti i berluscones a cena a Villa Miani con il grande capo. Proprio come se la situazione fosse assolutamente normale. Presenti i deputati del Popolo della Libertà e una nutrita rappresentanza del governo, tra questi i ministri Gianfranco Rotondi, Maurizio Sacconi, Ignazio La Russa, Raffaele Fitto, Mara Carfagna, Renato Brunetta, Giulio Tremonti, Angelino Alfano, Mariastella Gelmini, Stefania Prestigiacomo, Michela Brambilla, i sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti e Gianni Letta, il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri e il vice capogruppo a Palazzo Madama, Gaetano Quagliariello. Insomma ci sono praticamente tutti. E così mentre il governo si sbriciola come "pan grattato" vengono serviti piatti prelibati a base di paccheri al pomodoro e basilico, salmone, carne arrosto e poi gelato, frutta mista e infine una torta profiterol, probabilmente per chi deve assumere qualche energia in più del previsto. Si sa il dopo cena offre sempre qualche sorpresa. E manco farlo apposta il premier al termine della serata si lascia andare alla sua solita esibizione canora, tanto per rimanere al centro dell'attenzione, quasi volesse rimarcare per l'ennesima volta che il leader indiscusso del Pdl è solo lui e sdrammatizzare la tempesta che ha coivolto il suo partito.
Mancava solo la spalla di Apicella e poi il gruppo dei berluscones sarebbe stato al gran completo.
Massimo D'Alema
L'opposizione: 'Siamo agli sgoccioli'
Nel frattempo dalle file dell'opposizone arrivano le prime reazioni a freddo, dopo l'intensa giornata di ieri che Rai Tre ha mandato in diretta registrando circa 900mila telespettatori. Massimo D'Alema va dritto alla questione affermando che ormai siamo al capolinea, o meglio alla fine fine di un ciclo politico durato 16 anni che combacia in questo istante con il fallimento di Berlusconi. "La maggioranza non c'è più - ha sottolineato durante un'intervista -. Nel dibattito di ieri è emersa una destra diversa, con il valore della legalità e il senso dello Stato, valori che Berlusconi ha abbandonato. Berlusconi se ne deve andare, e prima se ne va meglio è." In sintesi secondo D'Alema "questo governo non è utile al paese e non è in grado di affrontare con serietà i problemi che ha davanti a sè". Ma D'Alema si spinge oltre e parlando di un eventuale ritorno alle urne, boccia anche l'eventuale candidatura alle primarie del centro sinistra di Nichi Vendola, non ritenendolo un leader valido. Lettura realistica, invece, quella del capogruppo Idv Massimo Donadi che dice" i numeri sono netti: la maggioranza non c'è piu. Ora è necessario mettere immediatamente in campo l'alternativa di governo e si può fare in un solo modo: rilanciando l'alleanza di centrosinistra, con un programma serio che parta da economia, lavoro e legalità. Idv e Pd devono essere il centro di gravità permanente di questo progetto".
Il Pdl alla ricerca di strategie, ma i numeri parlano chiaro
Intanto lo stato maggiore del Pdl con Berlsuconi i tre coordinatori del partito, Ignazio La Russa, Sandro Bondi e Denis Verdini, i due capigruppo di Camera e Senato, Fabrizio Chicchitto e Maurizio Gasparri, e i ministri Alfano, Tremonti, Matteoli e Frattini e infine il portavoce Paolo Bonaiuti si sono rinchiusi a palazzo Grazioli per mettere a punto le nuove strategie del partito, o meglio di quel che resta, visto che i njumeri per governare si sono volatilizzati. Lo fa capire in un'intervista anche il ministro della Semplificazione, il leghista Roberto Calderoli, il quale afferma: "L'unica alternativa all'attuale governo Berlusconi sono le urne. Non ci sono possibilità che si ridiscuta il programma, che si pensi a maggioranze diverse da quella scelta dagli elettori, a ingressi dell'Udc o di qualcun'altro. Siamo pronti, se necessario, a ripresentarci con Silvio Berlusconi davanti agli italiani". Anche il leader del Carroccio Umberto Bossi avanza la medesima possibilità e da per scontato la vittoria del suo partito con Berlusconi:"Se si vota noi e il Pdl insieme spazziamo via tutti", ha precisato. Per quanto riguarda un probabile governo di transizione guidato dal ministro Tremonti, Bossi risponde: "Tremonti in un Esecutivo di transizione? Mica è scemo ad accettare. Lui vuole bene a Berlusconi", e poi se così fosse "sarebbe il caos nel paese". Insomma per il leader delle Camicie verdi questa alternativa non è proprio possibile e lascia intendere intendere che la Lega non appoggerebbe l'ipotesti di un Esecutivo di transizione nel caso il governo Berlusconi non avesse più i voti per andare avanti. Ma non solo. Bossi dice che la coalizione con Berlsuconi è tutta da vedere. "Noi andiamo al voto sui programmi" ha sottolineato Bossi. E poi sull'attuale posizione di Gianfranco Fini ha detto. "E' al mare, lasciamolo al mare...", tanto per fa intendere che si può fare a meno del presidente della Camera se si andasse al voto anticipato. Reduci dal voto di astensione i finiani continuano così ad essere oggetto di attacchi dai loro ex alleati.
Casini: 'Squadrismo intimidatorio contro Fini'
Pier Ferdinando Casini scende in difesa del presidente alla Camera Gianfranco Fini, attaccato in seguito alla vicenda dell'appartamento di Montecarlo ereditato da An: "Non mi piace lo squadrismo intimidatorio che sta emergendo attorno al presidente della Camera - ha detto il leader dell'Udc - . Un conto è la questione morale e la necessità di approfondire ma che tutto questo venga agitato come parte della contesa politica tra Berlusconi e Fini è una cosa degradante". E su un possibile ingresso dell'Udc nella maggioranza, Casini replica alle advance del governo a non chiudersi nel bunker e lancia un messaggio diretto al premier: "Berlusconi è chiamato a dire con serenità agli italiani getto la spugna, me ne voglio andare a casa, cerco un pretesto e mi dimetto. Se è così lo faccia ma con chiarezza, altrimenti governi. Non vedo un'altra strada."
"Se sono sinceri, cioè leali al mandato elettorale come dicono, il problema non esiste. Se sono dei bugiardi andremo alle urne" afferma il coordinatore nazionale del Pdl, Ignazio la Russa, che non lesina critiche: "Ipotizzando che tuti i finiani siano dei bugiardi -sottolinea- il governo è sotto. Ma il vuoto politico lasciato dai bugiardi può essere riempito". E sulla stessa linea di pensiero c'è anche il coordinatore del Pdl, Sandro Bondi, il quale senza peli sulla lingua fa osservare che l'unica responsabilità sull'attuale situazione è imputabile a coloro che hanno diviso la maggioranza e determinato le condizioni per cui è possibile che si vada al voto anticipato". Insomma ancora contro i finiani.
Ultimatum a Minzolini da Futuro e Libertà
Intanto Futuro e libertà bacchetta il direttore del Tg1 Augusto Minzolini, il quale nel suo Tg ha definito il neo gruppo parlamentare fondato da Fini come un partito d'opposizione e non più di governo. Un dettaglio rilevante che ha fatto innervosire Benedetto Della Vedova, il vice capogruppo vicario del gruppo di Futuro e libertà a Montecitorio. "Io mi auguro - ha detto
Augusto Minzolini
Della Vedova - che aver messo le voci di Fli tra i gruppi dell'opposizione nei pastoni politici del Tg1, cioè la principale fonte di informazione del paese che andrebbe trattata con un senso di equilibrio e di correttezza da parte di tutti, sia stata una maliziosa svista. È chiaro che se dovesse continuare questo trattamento sarebbe inqualificabile e inaccettabile, perchè strumentale e infondato." Legittima osservazione che arriva con un po' di ritardo, visto che proprio il Tg1 negli utlimi mesi non ha mai brillato per quanto concerne il rispetto del pluralismo dell'informazione. "Se dovesse continuare questo trattamento - ha ribadito Della Vedova - sarebbe inqualificabile e inaccettabile perchè strumentale. Infondato e se dovesse continuare la commissione di Vigilanza e il cda Rai dovranno esserne investiti."
Dalla maggioranza si alzano anche le voci della solita propaganda, di coloro che credono ancora di navigare sulla flotta compatta di un centro destro che sta invece affondando con tutto il carico, scialuppe di salvataggio comprese. Come quella del neo governatore del Veneto Luca Zaia, il quale dice: "Il voto di ieri sera testimonia che la maggioranza c'è ed è garantita dall'alleanza fra Bossi e Berlusconi e nei prossimi mesi sapremo realizzare le riforme di cui il Paese ha bisogno, a partire dal federalismo, del quale il terzo decreto applicativo è passato in Consiglio dei Ministri." Insomma una reazione alquanto discutibile considerando che i numeri parlano da soli.{jcomments on}
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