Pdl. Senza Fini salta il banco e Cesare resta nudo
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di Alessandro Cardulli da Dazebao.org 29 lug 2010 - Ieri, fine di una stagione politica. Bocchino, Granata e Briguglio ai probiviri. Una trentina di "finiani" pronti a costituire un nuovo gruppo alla Camera e 12 al Senato. La corte di Berlusconi respinge l'appello alla tregua del presidente della Camera e punta all'espulsione. Salta il banco e il croupier resta nudo. Il cofondatore del Pdl, Fini, verrà cacciato. Alla Camera Berlusconi era al banco del governo durante il dibattito sulla manovra. Non una stretta di mano, non uno sguardo fra i due. Ora c'è solo l'imbarazzo della scelta. leggi tutto
Al termine della riunione dell'ufficio di Presidenza, durato solamente un'ora, è stato approvato un documento in cui si annuncia che Italo Bocchino, Fabio Granata e Carmelo Briguglio dovranno comparire davanti ai probiviri. Censura nei confronti di Fini le cui posizioni sono ritenute" incompatibili con i principi ispiratori del Pdl". Si pone perciò "il problema della Presidenza della Camera" venendo meno " anche la fiducia del Pdl nei confronti del ruolo di garanzia di Presidente della Camera indicato dal Pdl che ha vinto le elezioni. I finiani avrebbero preso 24 ore di tempo per le decisioni del caso. E' il fallimento totale di Berlusconi,comunque vada a finire la partita che si sta giocando, dentro quello che era il Pdl. Era, perché quel partito la cui nascita era stata annunciata da Cesare , in piedi sul predellino della sua auto, non c'è più, con Fini o senza Fini. In un paese normale il capo di quel partito, che è anche presidente del Consiglio, non ci penserebbe un attimo a dimettersi. Ma Cesare, il croupier responsabile del banco saltato, non prende neppure in considerazione l'ipotesi. In combutta con Bossi, che non vede più in là del proprio naso, resta abbarbicato ad un potere che sempre più svela il suo vero volto. Non è un caso che ogni giorno esponenti di primo piano del Pdl, ministri, sottosegretari, parlamentari, siano chiamati a far "visita" alle Procure di tutta Italia, dovendo rispondere a gravi infamanti accuse, dalla corruzione alla violazione della legge contro le società segrete. Frequentano gli stessi luoghi degli amici di quella cricca di affaristi,corruttori, corrotti che infettano il nostro paese, arrivando con i loro tentacoli velenosi fino ai magistrati largamente disponibili ad amorosi sensi con personaggi come Carbone.
Fini e Berlusconi sono alle ultime mosse di una partita a scacchi. La torre è già caduta. Lo scacco matto è prossimo. Resta solo da vedere chi si assume la responsabilità del fallimento del Pdl, con i riflessi che avrà sullo stesso governo. Il presidente della Camera ha lanciato un appello a Berlusconi: "resettiamo" tutto, cioè mettiamo un punto e ripartiamo da capo. Certo non siamo amici, ma dobbiamo mantenere gli impegni presi con gli elettori. Mossa abile. Se salta il banco la colpa ricade su Berlusconi che rifiuta l'armistizio. Cesare Silvio aveva due strade, ugualmente perdenti. La prima , accettare la tregua significava riconoscere il ruolo di Fini, accettare, perlomeno come confronto, le sue posizioni. In particolare quelle prese di posizione relative alle dimissioni di indagati, alla legalità, alla legge bavaglio. Non era possibile. Perciò ha scelto la via del minor danno. Niente tregua, la proposta di Fini fuori tempo massimo. Quattro ore di riunione di un vertice notturno del Pdl, presente anche Giuliano Ferrara, per buttar giù un documento di censura , il preannuncio dell'espulsione, anche se non si capisce bene come ciò possa avvenire, secondo quali regole. Ma questo a Berlusconi, che odia le regole, non interessa. Sarà l'Ufficio di presidenza, cioè la corte di Berlusconi, a dare l'ok definitivo.
Fini ed i finiani Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata vengono considerati fuori dal Pdl. Dicono che questi non sono più "politicamente vicini al partito". Ciò potrebbe significare la "sospensione" da tre a sei mesi per i dissidenti. Venti deputati vicini al presidente della Camera sono pronti a presentare la richiesta di costituzione di un nuovo gruppo parlamentare. Nell'arco della giornata se ne sarebbero aggiunti un altra decina. La richiesta sarebbe presentata subito dopo il provvedimento di espulsione o di sospensione dal Pdl da parte dell'Ufficio di presidenza.
I firmatari del documento sarebbero: Bocchino, Briguglio, Granata, Raisi, Barbareschi, Proietti, Divella, Buonfiglio, Barbaro, Siliquini, Perina, Angela Napoli, Bellotti, Di Biagio, Lo Presti, Scalia, Conte, Della Vedova, Urso e Tremaglia. A Montecitorio si danno per certe altre firma fra cui quelle di: Esti, Bongiorno, Paglia, Lamorte, Rubens, Menia, Angeli, Ronchi, Moffa, Cosenza, Patarino. Anche al Senato 12 parlamentari sarebbero pronti a costituire un gruppo autonomo.
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Ultimo aggiornamento (Venerdì 30 Luglio 2010 13:01)







