Intercettazioni. Il maxiemendamento del governo scatena la rabbia di Silvio. Ma il ddl resta 'velenoso'
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di Tommaso Vaccaro da Dazebaop.org 20 lug 2010 - Il maxiemendamento presentato dal governo al ddl intercettazioni inaugura l'inizio di una nuova fase nei rapporti di forza all'interno dell'Esecutivo e della maggioranza di centrodestra. Una fase segnata dal caos, dal progressivo smantellamento della figura di Silvio Berlusconi e della sua leadership carismatica.
Le novità introdotte dal testo a firma Giacomo Caliendo (in primis la cosiddetta "udienza filtro"), pur non modificando la sostanziale 'velenosità' della legge, rappresentano indubbiamente un importante retromarcia dei berluscones. Un passo indietro sofferto, ma inevitabile, che fa tuonare l'ormai appannato Cavaliere: "Con le modifiche di oggi la legge sulle intercettazioni lascerà pressappoco la situazione come è adesso, e cioè non lascerà gli italiani parlare liberamente al telefono e l'Italia non sarà un Paese davvero civile". Una netta presa di distanze dai "suoi" che il premier pronuncia in pubblico, durante la presentazione del Milan, e che poco dopo sarà contraddetta nientemeno che dal fedele Niccolò Ghedini. Il maxiemendamento rappresenta "una eccellente sintesi di un lungo e complesso lavoro del governo, del Senato e della Camera che garantirà una buona legge a tutela dei cittadini" afferma infatti l'avvocato/deputato, in rotta con il suo assistito.
A dare un po' di soddisfazione al furente capo, ci pensa solo il guardasigilli Angelino Alfano. Il ministro della Giustizia si assume le proprie responsabilità per un testo di mediazione: "Dopo due anni di lavoro e discussioni parlamentari, posso affermare che il testo odierno sulle intercettazioni è l'unico punto di arrivo attualmente possibile, stante l'attuale situazione parlamentare ed istituzionale, al fine di conciliare diritto alla privacy, diritto di cronaca ed efficienza delle indagini". Ma non nasconde il disappunto: "Va riconosciuto che il contenuto del ddl intercettazioni, così come delineato dagli emendamenti fino ad oggi presentati in Commissione Giustizia, è senz'altro meno ambizioso rispetto a quanto previsto nel nostro programma di governo".
Le novità del maximendamento e "l'udienza filtro"
Le intercettazioni saranno coperte da segreto fino alla conclusione della cosiddetta 'udienza-filtro'. E' quanto prevede l'emendamento presentato dal governo al ddl intercettazioni. E' durante questa udienza, infatti, che il magistrato dovrà escludere quelle estranee alle indagini. In questo modo, le intercettazioni considerate da giudice e pm rilevanti, potranno essere pubblicabili "anche per riassunto". Nell'emendamento presentato si afferma, inoltre, il principio secondo il quale, nel corso delle indagini, l'obbligo del segreto per le intercettazioni 'cade' ogni qual volta ne sia stata valutata la rilevanza. In questo senso viene inserita la previsione secondo la quale la documentazione e gli atti relativi alle intercettazioni sono coperti da segreto fino al momento della cosiddetta 'udienza-filtro'. In questo momento del processo, infatti, si selezionano le intercettazioni depositate dal Pm e si escludono quelle relative a fatti, circostanze o persone estranee alle indagini.
Le intercettazioni, comunque, secondo quanto si legge nel testo messo a punto dal governo, sono sempre coperte dal segreto fino a quando le parti non ne vengano a conoscenza. Nella proposta di modifica a firma Caliendo (Pdl), si disciplinano anche i casi in cui il giudice e il Pm, prima che ci sia 'l'udienza-filtro', utilizzino le intercettazioni per emettere, ad esempio, dei provvedimenti cautelari oppure per atti che riguardano la ricerca della prova (ad esempio, un'ordinanza di custodia cautelare oppure un decreto di perquisizione). In questi casi, saranno il Pm e il giudice a dover selezionare quali conversazioni dovranno essere trascritte, in quanto rilevanti, per adottare la misura cautelare o l'atto d'indagine. Il meccanismo previsto implica la necessità di restituire al Pm la facoltà di operare uno stralcio per tutelare la segretezza delle indagini. Nell'emendamento sono poi indicate tutte le modalità tecniche per selezionare le intercettazioni rilevanti e si stabilisce il divieto di trascrivere parti di conversazioni che riguardano fatti, circostanze o persone estranee alle indagini. Giudice e Pm potranno poi disporre, con decreto motivato, l'obbligo del segreto, quando il contenuto delle conversazioni trascritte potrà ledere la riservatezza delle persone coinvolte. Si stabilisce, infine, che, dopo la conclusione delle indagini preliminari, nell'udienza preliminare e nel dibattimento, il giudice potrà sempre disporre su richiesta delle parti o anche d'ufficio l'esame dei verbali e l'ascolto delle registrazioni custodite nell'archivio riservato e potrà acquisire con ordinanza le intercettazioni in precedenza ritenute prive di rilevanza.
Ferranti (Pd): "C'è un passo in avanti, ma caduta del bavaglio è solo apparente"
Per Donatella Ferranti, capogruppo democratica nella commissione Giustizia della Camera, "un piccolo passa avanti" c'è, anche se "non basta per poter dire che il ddl è migliorato".
Secondo l'esponente del Pd, infatti, "il diritto di cronaca sarà variabile di caso in caso e molte indagini saranno comunque a rischio". "Con le nuove norme – sottolinea la Ferranti – la caduta del bavaglio alla stampa nel corso delle indagini è infatti solo apparente, visto che l'assenza di un termine preciso entro il quale il giudice deve fissare la cosiddetta 'udienza-filtro' per selezionare le intercettazioni rilevanti rende, di fatto, variabile e incerto nel tempo l'effettività del diritto di cronaca". "Ancora più grave – rimarca l'esponente Pd - è il fatto che l'emendamento, non solo, non elimina gli ostacoli alle indagini, ma addirittura ne peggiora gli effetti. Penso al caso dei cosiddetti atti d'indagine 'a sorpresa' (perquisizioni, sequestri o ispezioni), per i quali le nuove norme introducono una discovery anticipata e quindi l'obbligo per il pubblico ministero di trascrivere e depositare le conversazioni rilevanti che li hanno originati".
Donadi (Idv): "Rimane un testo pessimo da non approvare"
"Se prima era un veleno mortale, ora il ddl intercettazioni è una bevanda avvelenata. Rimane un testo pessimo che non deve essere approvato. Le critiche di Berlusconi dimostrano solo che al capo del governo sta a cuore censurare la stampa e coprire le malefatte di amici e amici degli amici, cricche, comitati d'affari e criminalità, non tutelare la privacy". E' quanto afferma il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi.
Slittano i lavori in commissione giustizia
Intanto la Commissione giustizia della Camera, che si sarebbe dovuta riunire stamattina alle 10 per cominciare l'esame degli emendamenti al ddl intercettazioni, si riunirà solo al termine dei lavori dell'aula di Montecitorio. E' molto probabile, spiega uno dei tecnici della consulta del PdL, che l'esame dell'intero provvedimento slitterà direttamente a settembre.{jcomments on}
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