G8: Piano comune per la ripresa dell'economia
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E la Cina si chiama fuori dall'accordo sul clima. Crisi economica e sviluppo ecocompatibile al centro della seconda giornata del G8, oggi allargato anche ai "paesi emergenti". da unita.it
Gli otto grandi insieme ai paesi G5 (Brasile, Cina, India, Messico e Sud Africa) più l'Egitto confermano la loro volontà di cooperare affinchè «l'economia globale riprenda la crescita lungo un cammino equilibrato, equo e sostenibile a beneficio di tutti, soprattutto dei più vulnerabili». È quanto si legge nella bozza della dichiarazione congiunta G8 più G5 attualmente in discussione al vertice dell'Aquila.
Mentre per quanto riguarda le strategie per combattere i cambiamenti climatici alle 18 e 30 saranno Silvio Berlusconi, Barack Obama, Gordon Brown e il premier australiano Kevin Rudd ad illustrare l'impegno comune in materia di tecnologie pulite.
Nella bozza della dichiarazione congiunta G14 secondo cui la crescita deve essere «sostenibile, bilanciata, innovativa, inclusiva e a medio termine», i paesi del G8 e del G5 oltre all'Egitto e la Svezia come presidente di turno dell'Ue si impegnano a un lavoro comune «per assicurare una ripresa verde globale». Secondo il documento, ancora suscettibile di cambiamenti, vengono incoraggiati «lo sviluppo, la diffusione e il trasferimento da noi concordato di tecnologie pulite, a basso carbonio, riducendo le emissioni e aumentano l'efficienza energetica».
La materia ambientale è il vero oggetto delle controversie maturate tra i grandi e i cosiddetti paesi emergenti. E infatti la Cina attraverso il direttore del servizo stampa del ministero degli esteri cinese Ma Daoxu ha fatto sapere infatti di non ritenere vincolanti le misure approvate ieri dal G8. Il governo di Pechino invita inoltre a considerare le diverse condizioni dei paesi emergenti rispetto a quelli occidentali nel definire le strategie idonee ad affrontare il climate change. Più modesto delle più rosee aspettative è dunque l'obiettivo a cui approda la riunione del Mef (ovvero gli Otto più Australia, Brasile, Cina, Corea del sud, India, Indonesia, Messico e Sudafrica) nel summit di questo pomeriggio. I partecipanti al vertice si impegnano cioè a sperimentare forme di partnership globale per spingere verso tecnologie pulite. I paesi del G14 più l'Wgitto «aumenteranno e coordinereanno investimenti pubblici nella ricerca e nello sviluppo delle tecnologie amiche del clima. l'obiettivo è di raddoppiare questo tipo di investimento entro il 2015.
Sul clima gli 8 leader si sono impegnati a raggiungere un accordo ambizioso e globale alla conferenza sul clima di Copenaghen, in dicembre, che dovrà definire un nuovo schema per la riduzione dei gas ad effetto serra alla scadenza del protocollo di Kyoto. Nel testo dell'accordo si riconosce la necessità di contenere entro di due gradi centigradi l'aumento della temperatura terrestre. Ma la misura è stata considerata "insufficiente" dal segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon. Mentre la Cina si è chiamata fuori, rivendicando la necessità di considerare la diversa condizione dei «paesi emergenti».
«I leader del G8 hanno fissato come obiettivo a lungo termine il taglio di almeno il 50 per cento delle emissioni di gas serra entro il 2050», ha continuato l'ex ministro degli Esteri sudcoreano, «ma è molto più importante che si trovi un accordo su quelli che sono gli obiettivi a medio termine». Gli Otto dovrebbero «assumersi la propria responsabilità nei confronti del futuro dell'umanità. Devono assumersi obiettivi coraggiosi e ambiziosi: solo allora potremmo suggellare l'accordo. Questo è il mio messaggio, di questo parlerò ai leader mondiali». Ban ha anche annunciato la convocazione di un «summit il 22 settembre a Palazzo di Vetro cui saranno invitati a partecipare »oltre 100« leader.
Nel documento i Paesi del Mef "riconoscono l'opinione scientifica secondo la quale l'incremento della temperatura media globale al di sopra dei livelli pre-industriali non dovrebbe eccedere i due gradi centigradi".
E' la prima volta che i Paesi industrializzati e quelli emergenti fanno proprie le opinioni scientifiche del gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico dell'Onu (Iccp). Ma la Cina, appunto, si sfila. E viene mancata l'intesa sull'altro ambizoso obiettivo del summit, l'indicazione di un taglio del 50% delle emissioni di C02 entro il 2050 auspicata da Usa e Ue. L'impegno è a trovare un accordo di massima in vista della conferenza Onu di dicembre a Copenaghen "per una riduzione sostanziale delle emissioni entro il 2050". {jcomments on}
09 luglio 2009
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Ultimo aggiornamento (Giovedì 09 Luglio 2009 18:57)






