Manovra, Bersani: paghino premier e ricchi
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Redazione, fonte notizie aprileonline.info, 19 giu 2010 - Il Pd parte per la "campagna d'estate" con una manifestazione, a Roma, contro la manovra e con l'obiettivo di rilanciare con più forza l'opposizione e stare "mani, testa, cuore e piedi", come sintetizza il segretario democrat, nei problemi della gente comune.
Fischi al premier Silvio Berlusconi e vuvuzelas, il suono simbolo dei mondiali, per segnalare i passaggi clou del segretario Pier Luigi Bersani. Il Pd parte per la "campagna d'estate" con una manifestazione, a Roma, contro la manovra e con l'obiettivo di rilanciare con più forza l'opposizione. "Noi abbiamo un'altra idea dell'Italia, se c'è qualcosa da mandare giù, la si mandi giù tutti ed invece Berlusconi paga zero", affonda il leader Pd che non risparmia la Lega "mollacciona con il miliardario" e tra i petrolieri ed i lavoratori, che sfilano sul palco, fa capire con chiarezza da che parte sta.
Il Pd vuole stare "mani, testa, cuore e piedi", come sintetizza Bersani, nei problemi della gente comune. E sul palco, allestito nel palazzetto dello sport, Mila Spicola, insegnante nel quartiere Brancaccio di Palermo, strappa grandi applausi come il "grido di giustizia in difesa dei deboli", invocato in un videomessaggio dall'ex Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro. Lavoratori, come un operaio dell'Ex Eutelia e un poliziotto, denunciano i danni della manovra e della crisi e si alternano agli amministratori: Sergio Chiamparino snocciola le cifre di un provvedimento che "incide nella carne viva dei cittadini", Vasco Errani denuncia un 'liberismo straccione ma pericoloso' della maggioranza e assicura che le Regioni non alzeranno bandiera bianca.
I Democratici non scendono in piazza perché, assicura il segretario, "il Pd non è un arruffapopolo ma un partito provvisoriamente all'opposizione" che, per tornare al governo, "deve essere piu' forte delle sue debolezze".
La manovra è il fulcro dell'attacco di Bersani che non rinuncia però a dare l'altolà: "O Berlusconi rispetta la Costituzione o, se non gli piace, vada a casa". Ma è il provvedimento economico il paradigma dell'incapacità di Berlusconi di guidare il paese: "Il governo è una macchina tarata per il consenso e non per il governo. Il premier ha risolto i problemi suoi, non quelli degli italiani". E se il Cavaliere è incapace, per il leader Pd anche gli alleati fanno solo la voce grossa: "La Lega è dura con gli inni e le squadre di calcio ma poi con il miliardario è un po' mollacciona", attacca Bersani, che, insieme a Chiamparino e Errani, ha buon gioco a criticare il federalismo "a chiacchiere". Un federalismo "con tanti ministri", dice il sindaco di Torino, ma che poi nella manovra si traduce in tagli agli enti locali."Il governo - è la metafora del capo dei democratici - dà la pistola a Comuni e Regioni perché sparino loro e sparino non alle quaglie ma al popolo".
Per il Pd è il giorno della protesta. Le proposte sono arrivate sotto forma di emendamenti al Senato "perché questa manovra ha 150 pagine, 2380 commi ma non uno straccio di idea, una direzione di marcia". Ed invece la rotta per il Pd deve essere quella che riporta alla crescita. Con investimenti e prima di tutto riequilibrando una "manovra iniqua". I democratici chiedono di toccare le rendite finanziarie ed i poteri forti, di colpire gli evasori ma anche di rivedere opere come il Ponte sullo Stretto e abolendo le province delle città metropolitane ''Ma quante volte dobbiamo dirci liberali prima di toccare un petroliere? Ma quanti turni devono fare gli operai perché si possa toccare un petroliere?", è la domanda con cui Bersani solleva applausi e vuvuzelas e nella quale incarna il suo "partito popolare".
Al Palalottomatica c'è tutto lo stato maggiore del partito, a parte qualche eccezione. Non c'erano Massimo D'Alema, ancora in viaggio in Cina, e non c'era Beppe Fioroni che fin da subito aveva preso le distanze dall'idea di una manifestazione contro la manovra.
In prima fila, la presidente dell'assemblea del partito Rosy Bindi, il vicesegretario Enrico Letta, i capigruppo di Camera e Senato Dario Franceschini e Anna Finocchiaro. E poi ancora gli ex ministri Piero Fassino e Paolo Gentiloni. Il coordinatore della segreteria Maurizio Migliavacca. E ancora Filippo Penati, David Sassoli, Nicola Latorre. Sergio Chiamparino, Vasco Errani e Stefania Pezzopane, chiamati sul palco a parlare.{jcomments on}
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