G8 a L'Aquila. Accordo sull'economia. Nessuno sul clima
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Lotta dura all'evasione fiscale mondiale. Sull'ambiente, Cina e India si oppongono perché chiedono prima ai Paesi sviluppati di mettere in pratica entro il 2020 il taglio già deciso sulle emissioni. di Fulvio Lo Cicero da Dazebao.org
L’AQUILA – Appena fatta la prima foto tutti insieme, alle 15.45, dopo la prima colazione di lavoro, con un Berlusconi molto soddisfatto. Proprio questa è l’immagine principale di un vertice che oramai appare sempre di più nella sua dimensione mediatica e scenografica. Le vere decisioni economiche e politiche si prendono altrove, nei vertici bilaterali – come quello fra Usa e Russia per il controllo degli armamenti atomici dell’altro giorno – e relegano l’incontro di L’Aquila, come gli altri che lo seguiranno, nel repertorio di un XXI secolo nel quale ai balli ufficiali di Corte del “concerto europeo” (dopo il fondamentale Congresso di Vienna del 1815) si è sostituito il sorriso dei leader immortalato dalle digitali dei fotografi ufficiali.
I Grandi, durante il pranzo ufficiale, hanno parlato di economia, sulla base della bozza del documento finale che sarà approvato nella capitale abruzzese. Un documento tutto incentrato sulla preoccupazione – rilanciata dal Papa Benedetto XVI – per la “dimensione sociale del lavoro” e ponendo “le persone al primo posto”.
I Grandi ammettono che la fase più acuta della crisi è superata ma la ripresa sarà lenta e graduale. Per questo motivo i Paesi del G8 si sono impegnati a fare “tutti i passi necessari per sostenere la domanda e ripristinare la crescita”. La “situazione rimane comunque incerta e rimangono rischi significativi per la stabilità economica e finanziaria” ma è necessario, afferma la bozza di documento economico, stabilizzare la situazione economica e finanziaria, tramite appropriati interventi di sostegno pubblico che ha comportato un aumento dei deficit di bilancio. Per questo motivo i Grandi si impegnano “ad assicurare la sostenibilità fiscale a medio termine”.
Come già sottolineato all’ultimo vertice del G20 di Londra, una grande priorità deve essere data alla lotta all’evasione fiscale e, in particolar modo ai paradisi fiscali. “Non possiamo continuare a tollerare - dicono i Grandi della terra nella "bozza di documento – grandi quantità di capitali nascosti per evadere il fisco”. All’interno di questo quadro si discuterà anche degli interventi legislativi – come quello prospettato dal ministro italiano Tremonti – in favore dello “scudo fiscale”.
È da poco iniziata la sessione di lavoro dedicata ai “Temi globali”. A tal proposito, il ministro degli esteri Franco Frattini ha precisato la nuova filosofia di lavoro che il vertice de L’Aquila vuole lanciare. Frattini annuncia la formazione di un G flessibile, che si allarga o si restringe a seconda degli argomenti affrontati. L’Egitto è stato invitato per la prima volta e la riunione per affrontare i problemi dello sviluppo economico vedrà costituito un G14 (gli otto più l’Egitto e il G5, privo però del leader cinese Hu Jintao tornato in patria a causa delle sommosse e della conseguente repressione messa in campo dal governo di Pechino).
La bozza di documento sui temi economici è stata approvata, secondo quanto riferiscono fonti del vertice, senza alcuna modifica.
Nessun accordo sulle emissioni e sul clima
Non ci sarà al vertice dell'Aquila lo sperato storico accordo di riduzione delle emissioni di gas serra del 50% entro il 2050. Il comunicato che chiuderà domani i lavori del Major Economies Forum fornirà invece un'indicazione più blanda, che sottolinea l'importanza di non consentire un surriscaldamento del pianeta superiore ai due gradi centigradi. Secondo fonti del vertice, India e Cina si sarebbero infatti opposte a identificare obiettivi concreti di riduzione delle emissioni. Nei giorni scorsi, gli sherpa del vertice avevano indicato un target di riduzione del 50% per tutti i paesi del mondo e dell'80% per i paesi industrializzati. Ma Cina e India ritengono che i paesi occidentali debbano prima tagliare drasticamente le loro emissioni entro il 2020 se poi vogliono imporre target ambiziosi al resto del mondo.
Le reazioni
Secondo il Wwf, i leader del G8 «hanno concordato di mantenere l'aumento delle temperature globali al di sotto dei due gradi, dimostrando di essersi finalmente risvegliati dopo una lunga fase di negazione. Ma hanno completamente omesso di dire come intendono raggiungere l'obiettivo». «Senza una strategia chiara per la riduzione delle emissioni - si legge in un comunicato del Wwf - questo impegno si aggiungerà alla lunga lista delle promesse non mantenute». L'associazione apprezza l'iniziativa dei leader, ma la mancanza di un accordo sugli obiettivi di riduzione delle emissioni di medio periodo, di chiari impegni finanziari e di una scadenza per il picco e declino delle emissioni «potrebbe trasformare l'obiettivo dei due gradi in una dichiarazione vuota». Il Wwf ritiene che il gruppo dei Paesi industrializzati dovrebbe tagliare le emissioni del 40% entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990, e gli Stati Uniti d'America dovrebbero assumere «un impegno equivalente da un punto di vita concreto, legale e di sforzo compiuto». L'associazione chiede, inoltre, «che i Paesi sviluppati si impegnino con circa 160 miliardi di dollari all'anno per la riduzione delle emissioni e l'adattamento ai cambiamenti climatici da parte dei Paesi in via di sviluppo».
In un interessante convegno della fondazione Nenni, di Socialismo Duemila e della Fondazione Erbert di qualche giorno fa, Fausto Bertinotti ha riconosciuto il fallimento della prospettiva delle due sinistre per cui per più di un decennio si era battuto e si è dichiarato disponibile a impegnarsi per la costruzione di una sinistra sola. Nello stesso convegno Massimo D’Alema ha riconosciuto che le socialdemocrazie al governo in quasi tutti i paesi europei nella seconda metà egli anni Novanta hanno perso una grande occasione, per aver gestito la cosa pubblica in un’ottica sostanzialmente subalterna alle politiche neoliberiste imperanti.
L’una e l’altra cosa sono esattamente quanto noi abbiamo sostenuto negli atti costitutivi della nostra associazione alla fine degli anni novanta. Attribuiamo solo a noi stessi la responsabilità del fatto che per più di dieci anni quelle nostre idee non hanno prevalso a sinistra. Ma questo riconoscimento tardivo, e naturalmente del tutto inconsapevole, delle nostri ragioni ci incoraggia ad andare avanti nel nostro percorso in piena autonomia da chiunque, al servizio delle idee e dei valori che hanno riempito e dato senso sin qui a questa nostra esperienza. {jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Giovedì 09 Luglio 2009 18:48)






