Cosa succede a Pomigliano d'Arco?
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Si descrivano dunque dettagliatamente le condizioni imposte e si sostenga senza peli sulla lingua che si spingono in basso i salari e le condizioni di lavoro stesse per allinearli ai Paesi emergenti: "tutti dovranno lavorare a rotazione su tre turni giornalieri di otto ore; la settimana lavorativa sarà alternativamente di sei e quattro giorni, mentre l'azienda potrà richiedere 80 ore di straordinario annuale a persona senza bisogno di preventivo accordo sindacale e un minimo di preavviso".
Ancora. "Sarà usato il computer per calcolare, verificare, controllare i tempi e i movimenti che gli operai devono compiere per ogni loro operazione; è prevista la punibilità per chi decida di proclamare scioperi in occasione del turno di lavoro straordinario del sabato notte; non verrà pagata l'indennità di malattia se il tasso di assenteismo nella fabbrica dovesse superare una certa soglia prefissata".
A fronte di tutto questo, su La Stampa, il ministro Tremonti interviene con parole decise "Basta, 'è finita' l'epoca del conflitto tra capitale e lavoro". Il mondo è cambiato: 'La via giusta è quella dell'economia sociale di mercato" ossia quella di Pomigliano d' Arco che diventa l'esempio da seguire per le relazioni tra imprese e lavoratori. Secondo il quotidiano torinese l'accordo già firmato da Cisl e Uil ha trovato dunque il consenso anche del ministro. Trent'anni dopo la Margaret Hilda Roberts Coniugata Thatcher, baronessa Thatcher è il venditore Berlusconi che con la stessa ricetta della signora inglese mortifica così e disarma la classe operaia italiana anche con il consenso di parte dei sindacati!!
Il giuslavorista e senatore Pd Pietro Ichino non è da meno del ministro Tremonti, si occupa del caso Fiat-Pomigliano D'Arco con un intervento sul Corriere della Sera: "L'accordo possibile per lo stabilimento è un messaggio per gli investitori esteri". Scrive Ichino sottolineando quanto questa vicenda ricordi "l'inconcludente trattativa" sul caso Alitalia Klm, con un sindacato profondamente diviso: "in un sistema ispirato al prinicipio del pluralismo sindacale, deve considerarsi normale che nella valutazione di un piano industriale a forte contenuto innovativo le associazioni sindacali si dividano. Il problema è che il nostro sistema non ha saputo dotarsi degli strumenti indispensabili per dirimere la questione. Accade così che, se non si arriva a un accordo che coinvolga tutti quanti, l'innovazione rispetto allo standard definito dal contratto collettivo nazionale è poco praticabile: i lavoratori dissenzienti potranno sempre ottenerne dal giudice la disapplicazione nei propri confronti; e i sindacati dissenzienti -anche quando rappresentino soltanto l'uno per cento dei lavoratori interessati- potranno sempre proclamare uno sciopero contro l'accordo cui potrà aderire quell'uno per cento, ma anche il cinquanta o il cento per cento dei lavoratori, ivi compresi quelli aderenti ai sindacati che l'accordo l'hanno firmato".
Questa proposta di accordo avanzata dalla Fiat riporta la situazione dei lavoratori a prima del 1969, ad un stagione di mancanza dei diritti del lavoro. Se verrà accettato questo accordo saarà un bruttissimo precedente per ogni lavoratore italiano ovunque collocato.
Nel documento della Fiat, fa notare la Cgil, "vengono, alla fine, introdotti temi che coinvolgono diritti individuali che non possono essere contrapposti al lavoro". Bisogna, certo, affrontare l'eventuale assenteismo e tentare di ridurlo ai minimi fisiologici, ma le norme proposte dall'azienda di Marchionne aprono invece profili di illegittimità in materia di malattia e diritto di sciopero.
"La Cgil chiede alla Fiat di riflettere come una proposta di accordo possa violare leggi e Costituzione. La clausola relativa al diritto di sciopero è illegittima perché pretende di trasformare in illecito, passibile di licenziamento, l'esercizio individuale di sciopero, sancito dalla Costituzione. Ogni firma eventualmente apposta a questa clausola non è semplicemente invalida, è inefficace e inesistente. Sull'insieme di queste valutazioni - conclude il sindacato -, tocca alla categoria dei metalmeccanici promuovere la discussione, innanzitutto coinvolgendo gli iscritti, ed individuare le corrette forme per il giudizio da parte dei lavoratori".
Il 22 giugno referendum.{jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Mercoledì 16 Giugno 2010 12:36)







