di Alessandro Cardulli da dazebao.org 10 giu 2010 - Orgoglioso": è questa la parola che usa il capogruppo del PDL al Senato dopo il voto di fiducia con l quale è stata approvata una legge liberticida come quella sulle intercettazioni.
Comprendiamo l'orgoglio provato da Maurizio Gasparri, non poteva essere che così. Nel suo dna c'è l'antico odio dei missini, eredi convinti del fascismo, per la Carta che definisce le "regole" di una società democratica, libera, per la quale si erano battuti le donne e gli uomini della Resistenza, gli antifascisti.
L'arco costituzionale di cui oggi storici da strapazzo al soldo del padrone parlano con ironia in tanti anni, attraversando tante burrasche, pur fra contrasti, lotte, errori, era riuscito a impedire il massacro della Costituzione.
Non solo: le forze di progresso, le sinistre, ovunque collocate, si sono battute proprio per la piena realizzazione della Costituzione richiamandone i cardini, il lavoro, la democrazia, come recita l'Articolo 1.
Comprendiamo l'orgoglio di un personaggio come Gasparri che vede realizzato il sogno dei suoi avi: colpire a morte la Costituzione, "massacrare la libertà", dice Anna Finocchiaro, la capogruppo del Pd. Orgoglioso lui e la cricca per un delittaccio commesso a Palazzo Madama perché questo e non altro è avvenuto nell'aula del Senato.
Un delittaccio premeditato, su mandato di Berlusconi, che ha come vittime sacrificali le indagini che i magistrati conducono per contrastare la criminalità organizzata,la mafia, i giornalisti cui viene vietato di informare, gli editori che diventeranno cani da guardia delle redazioni per evitare multe milionarie. E' il Paese, nella sua struttura istituzionale, politica, sociale, culturale che viene messo in pericolo.
La Costituzione , "inferno" per Berlusconi
Quando il capo del governo davanti ad una platea incapace di un minimo segno di reazione dice che dover rispondere alla Costituzione è un "inferno" significa che il degrado della politica, nel senso berlusconiano del termine, è andato oltre il livello di guardia. Ci domandiamo: è mai possibile che artigiani e albergatori e prima ancora gli imprenditori della Marcegaglia, poi trattata anch'essa a pesci in faccia, accolgano il delirio del premier senza il minimo sussulto? La Costituzione non è più cosa loro? "Resistenza permanente" ha gridato Di Pietro nell'aula del Senato.
Certo, la mobilitazione deve essere forte, unitaria, non una fiammata. Ci si muove, manifestazioni, iniziative dei giornalisti, dei magistrati, mondo della cultura, grandi associazioni di massa, sindacati come la Cgil, nel silenzio di Cisl e Uil che ci auguriamo prima o poi si facciano sentire, si arriverà alla " giornata del silenzio", testate listate a lutto: un percorso di lotte che accompagnerà l'iter del disegno di legge nel suo cammino verso la Camera.
Alla Camera proibito cambiare
Testo blindato, ha ordinato Berlusconi, alla Camera dove la legge deve tornare non si cambia una virgola. Lo ha deciso l'ufficio di presidenza del Pdl che si sostituisce alle Istituzioni, con buona pace di Gianfranco Fini che della Camera è il presidente ed avrebbe l'obbligo istituzionale di tutelare la dignità, il ruolo di chi occupa gli scranni di Montecitorio. Siamo certi che la mobilitazione sarà forte. Ma una cosa deve essere chiara: la legge bavaglio non ingabbia solo magistrati e giornalisti che già è cosa gravissima.
E' una camicia di forza che si vuol farla indossare ad un paese sfiduciato, preoccupato,impaurito. L'opposizione politica e sociale ha questo compito primario: dare fiducia, speranza, ristabilire un contatto, un rapporto, con chi non ha mai cessato di combattere, con grandi masse di lavoratori, di pensionati. Da subito, partendo proprio dalla manifestazione dei dipendenti pubblici e degli insegnanti di sabato prossimo, colpiti anch'essi da provvedimenti iniqui che ne minano i diritti fondamentali, di cui parla la Costituzione.
In poche parole si tratta di un'impresa titanica, difficile, ma essenziale: ricostruire una cultura della democrazia.{jcomments on}