Il DDL Gelmini non si può emendare
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Umberto Guidoni*, da aprileonliane.info, 21 mag 2010 - Punta alla destrutturazione dell'Università pubblica. Dietro parole accattivanti, come "razionalizzazione" e "valorizzazione del merito", si nasconde il lucido disegno di riprodurre nel campo dell'istruzione universitaria lo schema della sanità...
Punta alla destrutturazione dell'Università pubblica. Dietro parole accattivanti, come "razionalizzazione" e "valorizzazione del merito", si nasconde il lucido disegno di riprodurre nel campo dell'istruzione universitaria lo schema della sanità: strutture pubbliche in concorrenza con quelle private finanziate con denaro pubblico, ingerenza della politica nella gestione degli Atenei
Anche stavolta la protesta dell'Università è passata sotto silenzio e l'informazione è stata monopolizzata dalla Gelmini che ha illustrato le "meraviglie" della sua riforma, arrivando a dire che gli studenti sono con lei e contro chi protesta. La ministra dimentica di rappresentare tutto il mondo dell'Università e, soprattutto, che gli studenti di destra hanno vinto elezioni cui ha partecipato meno del 10% degli aventi diritto.
Ma il vero problema è che questo DDL punta alla destrutturazione dell'Università pubblica. Dietro parole accattivanti, come "razionalizzazione" e "valorizzazione del merito", si nasconde il lucido disegno di riprodurre nel campo dell'istruzione universitaria lo schema della sanità: strutture pubbliche in concorrenza con quelle private finanziate con denaro pubblico, ingerenza della politica nella gestione degli Atenei.
Il taglio continuo ai bilanci, l'attacco all'autonomia dell'Università sono i mezzi concreti con cui si vuole attuare questo disegno. Già oggi i fondi FFO sono insufficienti per coprire le spese di funzionamento e, sempre più spesso, si devono usare i finanziamenti alla ricerca per pagare le bollette e gli stipendi. Con i prossimi tagli la situazione non potrà che peggiorare. Basta questo per capire quanto il ministra abbia a cuore "l'eccellenza" della ricerca, altra parola d'ordine mediatica di cui si riempie la bocca. Perché stupirsi, la ricerca è talmente secondaria che il ministro non ne fa menzione fra i compiti previste per l'Università!
Con un Senato eletto ma senza poteri, con un Consiglio di Amministrazione non votato che decide del funzionamento, dei corsi di laurea e perfino dei professori da chiamare, poco resta della democrazia interna. Gli Atenei saranno più simili alle ASL, la politica e le lobby economiche potranno gestire l'Università con le stesse pratiche che hanno caratterizzato la gestione della Sanità, con l'intreccio tra gestione pubblica e privata che ben conosciamo. Altro che "trasparenza e competenza".
Infine c'è l'aspetto che riguarda i lavoratori della conoscenza e gli studenti. Questa "controriforma" elimina definitivamente il ruolo dei ricercatori, che fanno i docenti a tempo pieno ma che non diventeranno mai professori, e non affronta il tema della precarietà e la stabilizzazione di quel grande serbatoio di intelligenze che lavora senza garanzie, coprendo il 40% delle attività di ricerca. Per gli studenti, si parla genericamente di premiare il merito, ma si delega il Governo in tema del diritto allo studio, con un fondo di merito "a costo zero": una trovata da far invidia a Tremonti.
Su questo DDL, l'azione della sinistra deve essere radicale e a tutto campo. Occorre ribadire l'assoluta priorità del finanziamento pubblico che deve recuperare immediatamente i tagli e, in prospettiva, cominciare ad aumentare gli investimenti per raggiungere i valori europei.
Proprio in un periodo di crisi economica c'è bisogno di priorità e si può decidere, per esempio, che è più utile per il Paese, dirottare su Università e Ricerca i 17 miliardi di euro stanziati per comprare 130 caccia F-35.
Puntare davvero sulla qualità significa la valorizzazione delle professionalità di docenti e dei ricercatori, la stabilizzazione dei precari e l'apertura di un serio reclutamento di giovani ricercatori, puntando all'Europa, alla Carta dei Ricercatori e a procedure trasparenti.
Solo così si può dare attuazione all'articolo 9 della nostra Costituzione: "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica..." .
Lottare contro questo decreto non è, dunque, una rivendicazione di categoria, una battaglia corporativa ma è, piuttosto, una battaglia di democrazia per garantire un fondamentale diritto sancito dalla Costituzione Italiana.{jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Sabato 22 Maggio 2010 12:09)






