Il 14 luglio silenzio stampa dei giornalisti italiani
| Vita Politica - Cronache e Commenti |
di Alessandro Bongarzone da Dazebao.org - I giornalisti italiani resteranno in silenzio, il prossimo 14 luglio, per protestare contro il disegno di legge "Alfano" sulle intercettazioni, "che introduce - si legge nel comunicato della Federazione della Stampa - inaccettabili divieti al diritto di informazione sulle indagini e sulle inchieste giudiziarie".
Il sindacato unitario dei giornalisti lo ha deciso ieri, 30 giugno, nella sessione del suo "Consiglio Nazionale" riunito a Roma, approvando - con con un solo voto contrario e due astenuti - il documento finale con cui ha deciso lo sciopero che prevede, per il giorno 13, il fermo dei colleghi delle Agenzie di Stampa e di tutte le testate della carta stampata e, per il 14, il blocco di tutti quelli delle emittenti pubbliche e private così da realizzare un intero giorno di vero e proprio "Black out" informativo.
Lo sciopero - si legge nella risoluzione proposta dal segretario generale, Franco Siddi, con cui si è proclamato lo sciopero - "vuole marcare una volta di più l'indignazione più ferma di fronte alle previsioni del ddl Alfano: un bavaglio ai giornalisti e la sanzione (un danno economico) per gli editori al fine di impedire di dar conto delle notizie sulle indagini giudiziarie negli organi d'informazione". "Non si sciopererà - conclude, quindi, il documento della FNSI - per un aumento di stipendio ma per un aumento della libertà nel nostro Paese".
Insomma, l'iniziativa di lotta dei giornalisti italiani, attuata con una giornata di silenzio per non rischiare di essere zittiti per sempre, intende rimarcare una volta di più i rischi per il diritto all'informazione rappresentato dal ddl Alfano nel momento in cui, approvato dalla Camera dei Deputati con un voto di fiducia, si appresta a passare all'esame del Senato.
Infatti, come hanno già fatto nelle numerose iniziative messe in atto nei giorni scorsi - la manifestazione dell'Ambra Jovinelli a Roma, realizzata insieme all'Associazione Nazionale Magistrati, piuttosto che la petizione proposta dai colleghi di Repubblica.it - i giornalisti intendono evidenziare come il governo, dietro la pretesa di tutelare la privacy dei cittadini contro gli abusi di una parte della magistratura, nasconda, invece, la volontà di restringere - insieme alla libertà costituzionale di essere informati - anche il campo d'azione della magistratura nell'indagine e nell'accertarmento delle responsabilità dei "soliti noti" ovvero, "amici degli amici".
La scelta del governo, quindi, lungi dall'avere tra gli obiettivi la limitazione degli "abusi" e delle "fughe di notizie" ma, con l'inibizione della pubblicazione sui media dei resoconti delle intercettazioni anche quando queste non sono più coperte da segreto intende, altresì, intimidire i giornalisti nell'esercizio della loro funzione di costruzione di una sensibilità critica nell'opinione pubblica.
Sul fronte politico, intanto, c'è da segnalare come, dopo la bagarre polemica scoppiata a Montecitorio il giorno dell'approvazione del ddl, lo scorso 13 giugno, le opposizioni unite abbiano deciso di scrivere una lettera al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, contestando sia il ricorso al voto di fiducia, sia i contenuti del provvedimento.
Alla missiva, sottoscritta dai capigruppo di IdV, PD e UdC, il Presidente ha risposto assicurando che si riserva di esaminare il testo per poi prendere una decisione. {jcomments on}
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