Che belli quelle studentesse e quegli studenti!
| Vita Politica - Iniziative |
Sono belli quei ragazzi. Belli di una bellezza giovanile, non perché il tempo non ha ancora scavato e mortificato le loro guance fresche, non perché vestono alla moda e si danno arie da uomini vissuti, e neanche perché li guardo con nostalgia. Sono belli di una bellezza sana, che parla della loro consapevolezza, della loro lotta, della fiducia nelle loro forze e nel loro futuro.
Sfidano il governo, le istituzioni che non li rappresentano e non li considerano cittadini, che tagliano i loro diritti, le loro capacità, la loro dignità. Sfidano la polizia, si trincerano come possono dietro scudi che parlano di libri, o libri che fanno da scudo alla violenza del capitale e dello Stato avversario, nemico oggi, perché in mano a lestofanti. E cantano gli inni della speranza, della libertà, della disobbedienza civile a scelte di potere lontane dalle necessità della società, dei cosiddetti cittadini. Sono bellissimi, quando si oppongono e rivendicano la loro dignità.
E' mostruoso vedere i poliziotti che li bastonano invece di difenderli come cittadini nell'esercizio della loro libertà, ma è comprensibile: perché mai un sistema che si fonda sull'acquiescienza, sul diritto elargito per favore e discrezionalmente, sulla sudditanza consensuale, perché un sistema così fatto ed i suoi sgherri sapientemente addestrati, selezionati fra i più ignoranti e compatibili per costituire quei corpi speciali a tutela del re e del regno, dovrebbero tollerare chi pretende di studiare?* E' chiarissima la minaccia che costoro rappresentano, lo si sa da sempre. E allora come non vedere la bellezza di questi ragazzi, di queste giovani donne che incuranti dello sfacelo che abbiamo loro consegnato testardamente lavorano per un futuro migliore? Una volta c'era la scusa che i grandi partiti di massa dlela sinistra (il PCI) li strumentalizzavano, li indottrinavano, li indirizzavano alla "violenza". Oggi dovrebbe essere chiaro a tutti che sono invece loro, i giovani, che spingono la società, che la orientano e non cedono né al conformismo né alla rassegnazione. Quello che manca, se mai, è proprio la capacità o la volontà (o tutt'e due) di dirigenti da operetta di unificare questa forza straordinaria e portarla al suo giusto ruolo nella società: quello della direzione del cambiamento e del rinnovamento. Cosa andranno a dire, i grilli parlanti e i predicatori a questi giovani? Che la finanza ha vinto e bisogna sacrificarle il lavoro, la scuola, i diritti? Che cercheranno di mantenere un minimo di welfare ma prima si rifinanziano le banche? Che la concorrenza spietata fra operai polacchi e napoletani, fra immigrati e "italiani", fra calabresi di Lombardia e calabresi di Calabria è il segno necessario di questo tempo, ineluttabile e ingovernabile, con cui fare i conti da "furbi"? Loro vogliono altro, dicono che una società libera e civile non si fonda sulla speculazione economica ma sulla cultura, sulla sensibilità umana, su una scienza al servizio del benessere di tutti, non del portafogli di pochissimi. Queste idee le ritrovo, queste lotte mi appartengono, oggi che fra quei giovani non ci sono più io, ma c'è mio figlio. Non ho paura per lui e pe rloro; avrei terrore se non avessero capito e stessero buoni buoni ad aspettare l'elemosina del potere. Grazie ragazzi, e buon lavoro. {jcomments on}
* Duro giudizio dell'autore. Noi pensiamo che anche i corpi di polizia sona formati da figli del popolo. Pagati male anzi malissimo e senza mezzi adeguati ai loro difficili compiti. Utilizzati peggio, quando sono chioamati a stroncare le proteste. Non è certo quello il loro compito ,a cui sono, invece, costretti da un potere arrogante. Fratelli contro fratelli. Non dimentichiamo che questi poliziotti sono gli stessi che acchiappano latitanti e deliquenti per cui tutti plaudiamo. Via questo governo che mortifica le proteste e la professionalità dei corpi di polizia. im
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Ultimo aggiornamento (Giovedì 25 Novembre 2010 10:40)






