Aghanistan: Storia di una forza di pace che finisce per fare la guerra
| Vita Politica - Esteri |
di Fulvio Lo Cicero da Dazebao.org 17 set '09 - La presenza militare italiana. Partita nel 2001, la missione italiana ha visto aumentare la partecipazione di soldati e il numero delle vittime, che sono ormai 2000. Svolto un grande compito di promozione della democrazia ma la minaccia talebana è sempre più forte.
La ferocia dei terroristi talebani è costata la vita a sei militari italiani, in “missione di pace”. È questa la parola chiave per comprendere la presenza di uomini dell’esercito italiano in uno dei Paesi più turbolenti e a rischio del mondo intero. “Peace keeping” nella dizione internazionale, l’intervento dei soldati italiani racchiude in sé il significato della volontà dell’Occidente di normalizzare, secondo gli indirizzi delle Nazioni Unite, l’Afghanistan e di consolidare un Governo in grado di gestire un territorio difficile, con divisioni e contrapposizioni quasi ancestrali. Vediamo come questo intervento italiano si è sviluppato nel tempo.
La vittoria sui talebani
Tutto inizia con la Conferenza di Bonn del 5 dicembre 2001. Americani e Inglesi, dopo i bombardamenti del 7 ottobre 2001 sull’Afghanistan e l’avanzata dell’Alleanza del Nord (le milizie del “leone” Massud che si opponeva agli studenti islamici) verso Kabul, hanno minato alla base il potere talebano, i cui principali esponenti si ritirano nelle regioni scoscese al confine con il Pakistan. La Conferenza serve per stabilire i principi di una pacifica coesistenza fra le varie etnie del Paese e prospettare un futuro di pace per gli afghani. Partecipano all’incontro sorto sotto gli auspici dell’Onu l’Alleanza del Nord o Fronte Unito, i monarchici che fanno riferimento all’ex re Zahir Shah, il gruppo di Peshawar formato da esuli pashtun in Pakistan e il Gruppo di Cipro, formato da profughi di etnia hazara con base in Iran.
Un posto di blocco vicino a Herat
L’intervento militare anglo-americano in Afghanistan era nato come immediata risposta all’attacco alle Twin Towers dell’11 settembre 2001. Già il giorno successivo, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu approvava la risoluzione n. 1368 con la quale legittimava il diritto alla legittima difesa da parte degli Usa. Il 12 settembre il Consiglio Atlantico emanava una determinazione secondo la quale, qualora si fosse accertata l’origine degli attacchi ad uno dei membri dell’Alleanza Nato, il paragrafo 5 imponeva di considerare tale attacco come un atto di guerra contro tutti i membri dell’organismo internazionale di difesa. Ai primi di ottobre, gli Stati Uniti mostravano le prove del coinvolgimento di “Al Qaeda” nell’attacco dell’11 settembre, e ciò impose il ricorso alla determinazione del paragrafo 5 della Carta dell’Alleanza ed anche dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, che fa riferimento esplicito ad un attacco armato da parte di forze straniere ad uno degli Stati membri.
Da questi precedenti, nasce la partecipazione militare italiana all’intervento internazionale in Afghanistan, che porterà alla missione “Enduring Freedom” e alla già ricordata cacciata dei talebani da Kabul.
La creazione della “International Security Assistance Force” (ISAF)
Nel dicembre del 2001, la risoluzione n. 1386 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite istituisce la “International Security Assistance Force” (ISAF), che ha il compito di garantire la sicurezza a Kabul e dintorni e di proteggere l’autorità provvisoria guidata da Hamid Karzai, futuro Presidente democraticamente eletto. Una successiva risoluzione (n. 1510 del 13 ottobre 2003) legittima l’intervento dell’ISAF anche al di fuori della Capitale, cioè nelle altre regioni del Paese, mentre il comando della forza internazionale viene assunto dalla Nato stessa (aprile 2003).
La partecipazione diretta dei soldati italiani
Fra il marzo e settembre del 2003, è stata operativa in Afghanistan la task force “Nibbio”, costituita da circa 1000 unità dell’esercito, con il compito di impedire le infiltrazioni dei talebani in una zona al confine con il Pakistan.
Per quanto riguarda l’ISAF, dopo il giugno 2004, quando il vertice della Nato aveva deciso di rafforzare i contingenti militari in vista delle elezioni presidenziali, l’Italia invia 500 soldati. Nel marzo del 2005, il nostro Paese assume il compito di coordinare la FSB (“Forward Support Base”) di Herat i PRT (“Provincial Reconstruction Team”) nell’Ovest del Paese. Nella seconda metà del 2005 l’impegno italiano si rafforza: i soldati italiani passano da 600 a 2000, anche in vista dell’assunzione
Un soldato dell'esercito afghano durante la preghiera
del comando dell’ISAF, cosa che avviene il 4 agosto del 2005 per un periodo di sei mesi.
Con un’altra risoluzione delle Nazioni Unite dell’ottobre del 2006, la forza ISAF è autorizzata a presidiare anche la parte orientale del Paese. In questo modo, l’intero Afghanistan è controllato dalla forza internazionale di intervento. Attualmente sono impegnati nel Paese circa 3100 soldati italiani. Quelli americani sono 35 mila, mentre gli inglesi sono 8000.
Le vittime del conflitto
A tutt’oggi l’ISAF non è riuscita a pacificare l’Afghanistan, anche se ha raggiunto risultati notevoli nel promuovere le istituzioni democratiche e la stessa partecipazione delle donne al voto, contribuendo in questo modo ad emarginare la cultura sociale talebana, peraltro invisa a gran parte della popolazione.
Ma la missione, inevitabilmente, da compiti di “peace keeping” si è tramutata in una sorta di “forza di occupazione”, o almeno così la interpretano gli afghani, soprattutto dopo i numerosi bombardamenti di basi talebane, che hanno prodotto centinaia di vittime fra i civili. Conseguentemente, sono aumentati gli attacchi terroristici. Con quelli di oggi, i soldati italiani che hanno perso la vita nel Paese sono 20, di cui 13 a seguito di attentati o conflitti a fuoco. Dal 2001, sono oltre 1000 i soldati morti in combattimento o per azioni terroristiche, mentre risultano aumentati anche i decessi fra i civili per eventi bellici: soltanto da gennaio ad agosto di quest’anno, risultano 1455, con un aumento del 39% rispetto a tutti i morti del 2008. {jcomments on}
| < Prec. |
|---|
Ultimo aggiornamento (Lunedì 21 Settembre 2009 10:34)






