Le elezioni del due giugno
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Il 2 giugno 2009 lo ricordiamo con un capitolo di “Ceccano ricorda”. Libro di Angelino Loffredi riguardante le elezioni per il referendum istituzionale a Ceccano del 2 giugno del 1946 ed edito dal questo comune nel 1990.
In un periodo in cui si affermano revisionismi e rinnegamenti è opportuno ricordare.
Avevamo già anticipato che il dopo liberazione a Ceccano e in tutto il resto d'Italia era stato vissuto come un bagno collettivo di politica, perché poche erano le persone che ne erano restate fuori o che non avevano partecipato alle grandi discussioni.
Nasce anche un'organizzazione che vede questo ritorno alla democrazia con molto scetticismo, poiché proclama di essere contro i partiti. È il movimento dell'«Uomo Qualunque» che pur affermando di contrastare le logiche dei partiti, si muove ed opera come tutti gli altri. Raccoglie, ma solo in parte, i nostalgici del vecchio regime.
Durante il mese di maggio Vittorio Emanuele III che già dalla Liberazione di Roma aveva delegato le sue funzioni al figlio, abdica in favore dell'erede Umberto. L'ex re , non va dimenticato, era stato il protagonista della vergognosa fuga di Pescara, in seguito alla quale aveva lasciato, dopo l'armistizio dell'8 settembre, l'esercito allo sbando ed in balia delle rappresaglie tedesche e l'Italia senza guida. Con l'abdicazione a favore di Umberto, la dinastia sabauda cerca di darsi una nuova immagine e di togliersi di dosso tutte le precedenti responsabilità; in tal modo crede di ridurre gli argomenti dei sostenitori della scelta repubblicana.
A favore della Repubblica si schierano i partiti della sinistra e, almeno ufficialmente, la DC. A Ceccano il clero è però schierato dalla parte della monarchia. Negli ultimi giorni della campagna elettorale, merita di essere ricordato, appare un manifesto monarchico che furbescamente cerca di toccare le corde più profonde del sentimento familiare e patriottico: riporta una delle fotografie della famiglia di Umberto di Savoia, dall'aspetto sereno e rassicurante sotto la quale fa bella mostra di sé la scritta: «povera famiglia senza una patria».
Nel momento in cui vanno a votare i cittadini hanno a disposizione due schede: una per la scelta istituzionale, l'altra per eleggere i membri dell'Assemblea Costituente, la camera cioè che dovrà preparare la Costituzione.
Con le elezioni del due giugno a Ceccano per la prima volta sono iscritte alle liste elettorali anche le donne. In altre realtà italiane le donne avevano già votato per la prima volta in occasione delle elezioni amministrative di marzo. I seggi elettoralismo tutti disposti nel centro del paese, quindi si può immaginare il fermento e la concitazione di quei momenti. La partecipazione dei ceccanesi al voto è massiccia. Sin dalle prime luci dell'alba essi si sistemano ordinatamente davanti ai seggi elettorali, orgogliosi di esprimere la propria scelta. Alla fine risulteranno aver votato 7.904 cittadini pari all'89,6%; tutto avviene con ordine, non ci sono incidenti, segno questo che esistono già consapevolezza di scelta e coscienza politica.
Per quanto riguarda il Referendum istituzionale i ceccanesi assegnarono 5.390 voti alla repubblica e 1595 alla monarchia.
Sui risultati di questa consultazione vale la pena fare qualche considerazione: con il 73,2% di percentuale Ceccano con Anagni risulterà essere la cittadina più favorevole in Provincia alla scelta repubblicana. La realtà ceccanese è però in netto contrasto con l'andamento elettorale del centro-sud ove la scelta monarchica si afferma in tutte le province, esclusa quella di Trapani.
Un discorso a parte, ugualmente merita il risultato per l'elezione dell'Assemblea Costituente. Il Partito socialista risulta essere la prima forza politica con 2706 voti, seguito dalla DC con 2087, quindi dal PRI con 1016 voti. L'«Uomo Qualunque» ne ottiene 176. Il PCI perviene ad un risultato deludente: 527 voti, il che è lontano da ogni più scettica previsione.
Il fatto più sconcertante è che i Comunisti pur essendo stati gli animatori della campagna elettorale, prendono meno voti del numero dei propri tesserati.
Anche questo è un dato anomalo, perché i risultati del PCI a Ceccano sono al di sotto di ogni media. In Italia, infatti, il PCI ottiene il 18% dei voti, a Ceccano invece poco più del 7%. C'è ancora di più: il risultato del PCI ottenuto con le libere elezioni del 2 giugno impallidisce rispetto a quello delle elezioni del 1924, quando con i fascisti davanti e dentro i seggi e con un pesante clima di prevaricazioni, i comunisti presero 132 voti'pari al 7,2%. Per chi conosce bene questo partito, ce n'è abbastanza per discutere nella sezione comunista, sulle cause che hanno portato ad un risultato così catastrofico. Per anni ed anni ed ancora oggi i comunisti viventi, continuano a giustificare lo scarso consenso ottenuto con la sottovalutazione del voto comunista per la Costituente, poiché l'impegno fondamentale era rivolto a sostenere la scelta repubblicana.
A tanti anni di distanza è più difficile analizzare quali siano state le cause di un voto così deludente, pur tuttavia mi permetto di mettere fra queste anche le vicende accadute a Ceccano nel mese di febbraio. L'arresto dei partigiani, la violenta discussione dei comunisti con l'avv. Ambrosi per la formazione della lista da presentare per l'elezioni Comunali, l'arrivo del Commissario Prefettizio per motivi di ordine pubblico, e più in generale il fatto che ancora tante armi stessero in circolazione, non avevano permesso ai comunisti di presentarsi agli elettori come forza di governo. A due anni dal passaggio della guerra i cittadini avevano bisogno di sicurezza e certamente mal sopportavano colpi di pistola o raffiche di mitra, espressione di anarchia e di precarietà e non della volontà di costruzione di un nuovo ordine.
Ma a parte le vicende locali c'è da dire che la democrazia fa un altro passo in avanti. È risolta con dodici milioni di voti la questione istituzionale con la scelta repubblicana. Pur sconfitto, attorno all'istituto monarchico si erano raggruppate tutte le forze che temevano uno sviluppo della democrazia; il re, insomma, con gli oltre dieci milioni di voti ottenuti riusciva ancora a garantire vecchi interessi e ad essere in sé per sé un elemento di freno alle richieste che venivano dall'Italia uscita dalla Resistenza.
Il 13 giugno Umberto di Savoia, il re di maggio, lasciava l'Italia per ritirarsi a Cascais, in Portogallo. L'Assemblea Costituente eletta a suffragio universale, prima di scrivere la nuova Costituzione elegge a capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola. Si dovrà preparare una Costituzione non concessa da un sovrano illuminato, ma strappata da grandi masse che si sono battute nel corso di una lunga battaglia antifascista, mettendo a repentaglio la propria libertà e rischiando la propria vita per la creazione di un nuovo ordine democratico. La Costituzione non può essere e non sarà un atto preparato a tavolino da luminari della scienza giuridica e del diritto, sarà invece il portato di una grande lotta di popolo che ha visto protagonisti uomini e donne, fedi ed ideologie diverse. Proprio perché nasce dal corso della storia, ha avuto ed ha una validità che si è protratta nel tempo.
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